Dalla crisi in Medio Oriente ai rendimenti record dei Treasury, passando per inflazione e AI: alla Spring Conference di Assiom Forex gli esperti avvertono che il vero campanello d’allarme per i mercati arriva oggi dall’obbligazionario
Azionario sui massimi storici, inflazione nuovamente sotto pressione e uno dei principali snodi energetici mondiali ancora bloccato. Il quadro delineato alla Spring Conference 2026 di Assiom Forex, tenutasi martedì 18 a Milano con il contributo di esperti e rappresentanti della comunità finanziaria, restituisce l’immagine di uno scenario globale in cui a tensioni geopolitiche e squilibri macroeconomici si uniscono trasformazioni strutturali che promettono di ridisegnare gli equilibri dei mercati. Ma con i rendimenti dei bond ai livelli più elevati degli ultimi 20 anni, il vero rischio legato alla guerra in Iran e allo stretto di Hormuz potrebbe essere sul mercato obbligazionario.
Il primo nodo affrontato dagli ospiti dell’associazione guidata da Massimo Mocio riguarda l’evoluzione dello scenario geopolitico e la strategia americana in Medio Oriente. Secondo Antonio Cesarano, chief investment advisor di Sella SGR, Donald Trump è infatti ormai ben oltre quelli che potevano essere i piani inziali e gli scenari che ora si gli stagliano davanti non sono così chiari. “Se in principio l’amministrazione statunitense ipotizzava un indebolimento veloce del regime e puntava su una guerra quasi chirurgica”, ha spiegato, “gli sviluppi successivi hanno dimostrato la reale complessità del contesto”. Particolare attenzione è stata dedicata anche all’agenda economico-politica del presidente USA in vista delle elezioni di midterm, partita elettorale sulla quale proprio la crisi mediorientale rischia di giocare un ruolo determinante tramite gli effetti sui costi dei carburanti. Ma se Cesarano ha citato l’accelerazione normativa sulle stablecoin e il possibile varo di nuove misure economico-finanziarie come una carta in mano al tycoon per cercare di riavere il consenso perduto, altri esperti hanno messo in luce la storica difficoltà dei presidenti in carica nell’affrontare questo passaggio. “Negli ultimi cento anni solo in pochissimi casi il partito del presidente uscente è riuscito a confermarsi alle elezioni di metà mandato”, ha ad esempio ricordato da Intesa Sanpaolo l’head of Global Markets Strategy Gian Marco Salcioli.
Hormuz, petrolio e gas: l’energia torna al centro dei mercati
Tra i temi più delicati emersi c’è anche quello legato alla chiusura dello stretto di Hormuz, crocevia strategico da cui transita circa un quarto commercio petrolifero globale. Gabriele Montagnani, Energy Derivatives trader di Edison, ha evidenziato sul tema come il settore delle commodity abbia dinamiche profondamente diverse rispetto alle altre asset class proprio per via della componente fisica delle infrastrutture energetiche. “Gli snodi della filiera logistica che parte dai rigassificatori richiedono tempi lunghi per la riconversione e la prospettiva di una chiusura prolungata potrebbe avere conseguenze molto rilevanti sui prezzi energetici”, ha detto. Da qui la previsione di quotazioni del greggio sui150 dollari al barile, mentre sul gas europeo l’idea è che ci si debba aspettare un ritorno a livello estremamente elevati. E se è vero che l’UE appare oggi meno vulnerabile a livello energetico rispetto a prima della guerra in Ucraina, grazie soprattutto a stoccaggi obbligatori e aumento delle importazioni sia dal Qatar sia dagli USA, l’esperto non ha mancato di sottolineare come si tratta di una resilienza fortemente dipendente dal prezzo: “Il mercato globale del GNL continua a essere una competizione tra Europa e Asia su chi è disposto a pagare di più per assicurarsi i carichi disponibili”.
Sul fronte della politica monetaria, il dibattito si è concentrato soprattutto sulla capacità delle banche centrali di evitare nuovi ritardi nella gestione dell’inflazione. Cesarano, ad esempio, ha ricordato come la BCE continui a muoversi con estrema cautela dopo gli errori commessi nel 2022. La stessa Christine Lagarde, secondo il manager, starebbe evitando volutamente qualsiasi riferimento esplicito alla stagflazione per non alimentare ulteriori tensioni di mercato. Lo scenario più probabile delineato durante l’incontro non è però quello di forti rialzi dei tassi, quanto piuttosto di un utilizzo crescente degli strumenti di liquidità: rifinanziamenti mirati, maggiore coinvolgimento del sistema bancario nell’assorbimento del debito pubblico e possibile utilizzo delle stablecoin come canale indiretto di acquisto di Treasury americani. In altre parole, secondo gli esperti, il prossimo ciclo dei policymaker potrebbe giocarsi molto più sulla gestione della liquidità che sui movimenti tradizionali dei tassi di interesse.
Perché le Borse continuano a salire
L’evento organizzato da Assiom Forex ha cercato di approfondire anche le ragioni dell’apparente scollamento tra Borse e contesto internazionale, con i listi azionari che continuano a mantenersi su livelli elevati nonostante la forte incertezza generata dal quadro geopolitico. Sempre secondo Cesarano, una parte della spiegazione risiede nel ruolo sempre più dominante di tecnologia e semiconduttori negli indici americani. “L’intelligenza artificiale continua a trainare gli investimenti e la spesa in infrastrutture”, ha spiegato, “sostenendo comparti industriali che fino a pochi anni fa avevano un peso molto più marginale”. Un secondo elemento riguarda invece la crescente presenza di sistemi algoritmici e modelli di AI generativa nei processi di trading, sul quale i panelist ha concordato che tendano a ridurre la componente emotiva dei mercati e accelerano i movimenti di recupero dopo le fasi di volatilità.
Se l’azionario continua a mostrare forza, Salcioli si è detto convinto che sia il mercato obbligazionario a riflettere con maggiore evidenza le tensioni macroeconomiche globali. “Il rendimento del Treasury trentennale ha superato il 5% ed è tornando sui livelli più elevati degli ultimi due decenni”, ha osservato, ricordando come anche il Giappone abbia registrato tassi record sui governativi a lunga scadenza. Cesarano ha invece identificato nelle politiche fiscali espansive di Londra e della stessa Tokyo alcune delle principali “micce” in grado di riaccendere rapidamente la pressione sulla parte lunga della curva. A pesare è anche il crescente costo del debito americano: oggi gli Stati Uniti destinano circa un quinto delle proprie entrate fiscali al pagamento degli interessi, livello considerato particolarmente elevato in prospettiva storica.
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
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Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
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Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
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Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
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