Nella sua lettera annuale, il manager avverte che il capitalismo si sta sgretolando: la prossima fase della crescita globale dipenderà dall’ampliamento della partecipazione ai mercati
Per Larry Fink, fondatore e ceo di BlackRock, il boom dell’intelligenza artificiale “creerà un valore economico significativo” ed è “centrale nella competizione strategica tra Stati Uniti e Cina”. Ma rischia al tempo stesso di arricchire ulteriormente le aziende e gli investitori già ricchi, ampliando le disuguaglianze. Permettere quindi a un numero sempre maggiore di persone di beneficiare dei guadagni del mercato è la sfida più grande, e anche l’opportunità, che caratterizza la nostra epoca. È questo il messaggio centrale contenuto nell’attesa Lettera annuale agli investitori del manager, secondo cui la prossima fase della crescita globale dipenderà dall’ampliamento della partecipazione ai mercati dei capitali.
Ampliare l’adesione agli investimenti di lungo termine
Larry Fink, ceo di BlackRock
“L’enorme ricchezza creata nelle ultime generazioni è confluita principalmente nelle mani di chi già possedeva attività finanziarie”, spiega Fink, secondo cui l’AI rischia di ripetere lo schema su una “scala ancora più ampia”. L’antidoto a questo rischio però esiste e si chiama “investimento di lungo periodo”, anche per i lavoratori e i piccoli risparmiatori. Un forma di impiego del denaro, assicura il numero uno del colosso USA, che “realizza una sorta di miracolo civico” e fa crescere il Paese e aumentando la prosperità dei suoi cittadini anziché di una minoranza. “Nel mento in cui le persone investono le proprie risorse su orizzonti di decenni non di giorni, chiarisce, “i mercati dei capitali li mettono ‘al lavoro’ per finanziare aziende e infrastrutture ma anche occupazione”. E quando questo ciclo avviene nel proprio Paese, prosegue, il futuro dei singoli individui e quello della nazione “si intrecciano”.
La costanza batte l’incertezza
Per il fondatore del più grande asset manager al mondo, con 14mila miliardi di dollari in gestione, è infatti sbagliato cercare di indovinare i tempi di entrata e uscita da un mercato che è sempre più volatile a causa dell’enorme incertezza di questi anni. A premiare è invece la costanza. “Stiamo vivendo un periodo in cui eventi che avrebbero definito un decennio sono diventati routine”, fa notare, “dalle guerre con ripercussioni globali ad aziende da mille miliardi di dollari fino a un riassetto radicale del commercio internazionale e all’avvento della tecnologia più significativa dai tempi del computer”. Troppo spesso, prosegue, tutto questo viene filtrato attraverso una lente a breve termine. Al contrario, come dimostra la storia, rimanere investiti si è rivelato molto più importante che azzeccare il timing. “Negli ultimi due decenni”, conclude, “ogni dollaro investito nell’S&P 500 è cresciuto di oltre otto volte e si sarebbe guadagnato meno della metà se se si fossero persi solo i dieci giorni migliori”.
Fink evidenzia poi un’altra tendenza cruciale, quella dell’indipendenza strategica. “I Paesi stanno spendendo somme enormi per diventare autosufficienti nell’energia e nella difesa ma anche nella tecnologia”, scrive. Un trend che si sta sviluppando mentre la stragrande maggioranza della ricchezza è confluita nelle mani di chi possiede beni. “Ora l’intelligenza artificiale minaccia di ripetere questo schema su una scala ancora maggiore,” mette in guardia il numero uno di BlackRock. A suo parere, è da qui che deriva gran parte dell’attuale ansia economica: la profonda convinzione che il capitalismo funzioni, ma solo per pochi. Per il ceo, concentrarsi sugli investimenti a breve termine non è la soluzione perché questi piani di autosufficienza degli Stati creano opportunità nel tempo per il risparmio: “Le allocazioni a lungo termine che consentono di sviluppare industrie nazionali, permettono alle persone di accumulare ricchezza duratura e dimostrano come la crescita della loro nazione possa avvantaggiare anche loro”.
Gli altri rischi dell’AI
Fink si sofferma anche sugli altri rischi che derivano dalla rivoluzione AI. Il primo è quello della creazione di soggetti tecnologici e industriali sempre più potenti. “L’economia sta premiando le economie di scala come mai prima d’ora e stiamo assistendo ovunque a risultati sempre più divergenti”, spiega il manager. E, a suo avviso, l’AI potrebbe accelerare ulteriormente questo trend. L’altro pericolo riguarda il lavoro. Qui, però, il manager è più rassicurante: se nel breve gli algoritmi potrebbero avere delle ripercussioni sull’occupazione, ma non in tutti i settori, nel lungo periodo non è necessariamente destinata ad avere conseguenze negative.
Infine, Fink torna sul tema centrale della lettera: l’ampliamento dell’accesso alla partecipazione economica a livello globale, attraverso sistemi pensionistici più solidi, percorsi di investimento avviati fin da giovani e un’infrastruttura dei mercati modernizzata. “Molti non hanno i soldi per investire e vanno aiutati a costruire una una sicurezza finanziaria di base”, afferma. Una priorità già percepita in diversi Paesi dove si è capito che ampliare l’accesso ai mercati, attraverso una tecnologia migliore e una maggiore educazione finanziaria, possa aiutare più persone a beneficiare della crescita economica. “Metà della popolazione mondiale possiede un portafoglio digitale sul proprio telefono”, conclude, “immaginate se questo strumento potesse anche consentirvi di investire in un’ampia gamma di aziende a lungo termine con la stessa facilità di un pagamento”. Prima di aggiungere che la tokenizzazione promette di contribuire ad accelerare questo futuro, “modernizzando le infrastrutture del sistema finanziario e semplificando l’emissione, la negoziazione e l’accesso agli investimenti”.
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