Voto unanime, ma 9 membri su 19 prevedono almeno un ritocco quest’anno. Inflazione rivista al rialzo al 3,6%. Intanto il nuovo presidente abbandona la forward guidance e avvia la riforma della banca centrale
L’era di di Kenvin Warsh alla Federal Reserve parte con tassi in variati e la possibilità di un aumento entro la fine dell’anno. In barba ai desiderata di Donald Trump, infatti, la banca centrale americana ha deciso all’unanimità di lasciare il costo del denaro in una forchetta fra il 3,50% e il 3,75%, come atteso dagli analisti, alla luce di un’inflazione ai massimi da tre anni e quasi il doppio dell’obiettivo del 2%. Non solo. Quasi la metà dei membri del Fomc è ora convinto che sia necessario almeno un rialzo di un quarto di punto nel 2026, mentre solo tre mesi fa nessuno era di questa opinione.
L’attivitàeconomica si sta espandendo “a un ritmo sostenuto, nonostante l’elevata incertezza dovuta, in parte, al conflitto in Medio Oriente”, spiega uno statement post meeting molto più stringato rispetto ai precedenti. “La crescita della produttività e gli investimenti di capitale sono robusti. L’aumento dell’occupazione ha tenuto il passo con la forza lavoro e il tasso di disoccupazione è rimasto pressoché invariato. L’inflazione rimane elevata rispetto al target del 2%”, si legge. “Questo comitato garantirà la stabilità dei prezzi: abbiamo la capacità e la determinazione di raggiungere il nostro obiettivo”, ha assicurato con forza Warsh in conferenza stampa per fugare i timori di una Fed assoggettata ai voleri della Casa Bianca. Le stime dell’istituto al momento vedono il carovita in decisa risalita rispetto a quanto pronosticato a marzo: l’indice dei prezzi dovrebbe attestarsi quest’anno al 3,6%, non più al 2,7%, mentre il dato core è visto al 3,3%, dal 2,7%. Peggiora anche la view sul Pil a stelle e strisce, che è atteso in espansione del 2,2% nel 2026 (dal 2,4%) e del 2,3% nel 2027. Migliora, invece, la previsione per il 2028, quando la crescita dovrebbe essere del 2,2% (da 2,1%).
Nove dei 19 membri vedono un rialzo nel 2026
Il dato più significativo per i mercati è arrivato però dal dot-plot, il grafico a punti che registra ogni tre mesi le previsioni dei banchieri centrali sull’andamento dei tassi. Ben 9 membri del Fomc su 19, infatti, sono ora convinti che mantenere il costo del denaro fermo non sia più sufficiente a placare la corsa dei prezzi. E ben sei di questi nove pensano sia necessario più di un ritocco entro dicembre. In otto propendono invece per una linea attendista, mentre un banchiere non ha espresso pareri in merito. Si tratta, in sostanza, della dimostrazione grafica di come il dibattito interno all’istituto centrale sia passato, nel giro di pochi mesi, dal quando e quanto tagliare a come arginare le ripercussioni della guerra di Trump in Medio Oriente. Con il nuovo presidente, voluto dalla Casa Bianca proprio per allentare la politica monetaria, stretto tra l’incudine e il martello.
Se non sui tassi, Warsh ha comunque impresso subito il suo marchio sulla Fed, abbandonando la forward guidance, lo strumento utilizzato per guidare le aspettative dei mercati sulle sue future decisioni di politica monetaria, e creando cinque task force in altrettante aeree per riformare la banca centrale. “Speriamo che tutte concludano il loro lavoro entro la fine dell’anno”, ha detto nella sua prima conferenza stampa. Già il succinto comunicato finale del meeting è stato interpretato come un segnale di un profondo cambiamento nella comunicazione della Fed e sono in molti a ritenere che sia proprio Warsh il membro che non ha rilasciato previsioni nel dot-plot: da sempre, infatti, il neo presidente sostiene che i banchieri centrali parlino troppo, dando indicazioni sulle future mosse e vincolando di fatto l’azione dell’istituto, senza tenere in debita considerazione i dati economici in continua evoluzione.
Svolta hawkish o prudente attesa?
“Il meeting conferma che la recente svolta restrittiva della Fed non era legata soltanto all’aumento dei prezzi dell’energia”, commenta a caldo Kay Haigh, global head e cio di fixed income and liquidity solutions di Goldman Sachs Asset Management. Il suo scenario di base resta che Warsh e colleghi riusciranno appena ad evitare rialzi, tuttavia, avverte, “il margine è stretto e ci sarà un premio elevato sui prossimi dati sull’inflazione”.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Di diverso parere Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui il mantenimento degli attuali livelli dei tassi non va interpretato come un segnale di indecisione, ma piuttosto come il riconoscimento che la politica monetaria si trova già in territorio sufficientemente restrittivo. “In un quadro caratterizzato da una crescita ancora resiliente e da un’inflazione che continua a mostrarsi persistente, una posizione di questo tipo appare del tutto giustificata”, afferma. Per l’esperto, la soglia per un eventuale taglio dei tassi rimane elevata e, in assenza di un rallentamento più marcato dell’attività economica o di un calo dei prezzi più convincente, “è probabile che la Fed mantenga un atteggiamento prudente e attendista ancora per diversi mesi”.
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