I mercati scommettono su una stretta di 25 punti base. E per gli asset manager, il ‘dot plot’ segnalerà un orientamento verso tassi più alti. Le conseguenze per gli investitori
I dati sull’inflazione di agosto, pubblicati venerdì scorso e risultati superiori alle attese, hanno convinto anche buona parte degli ottimisti: mercoledì la Federal Reserve di Kevin Warsh annuncerà un rialzo dei tassi. Lo dimostra il CME FedWatch, dove la probabilità di un ritocco di un quarto di punto si attesta ora sopra il 90%, contro il 70% circa di giovedì e meno del 50% di un mese fa. Se la stretta appare quasi scontata, l’obiettivo chiave degli investitori è capire, attraverso l’aggiornamento del Summary of Economic Projections e il cosiddetto ‘dot plot’, come i membri del Fomc intendano procedere in futuro. Negli ultimi mesi, infatti, il Comitato è apparso sempre più diviso tra falchi e colombe, mentre i rischi al rialzo per i prezzi continuano ad aumentare. Molti gestori sono convinti che le proiezioni mostreranno un carovita oltre l’obiettivo e un orientamento più restrittivo.
Secondo Felipe Villarroel, portfolio manager di TwentyFour Asset Management, un rialzo dei tassi di 25 punti base è l’esito più probabile vista un’inflazione in ripresa e la resilienza dell’economia a stelle e strisce. “I recenti commenti di Warsh suggeriscono una forte attenzione al ripristino della credibilità della Fed nella lotta al carovita”, spiega, sottolineando come questa riunione fornirà la prima vera indicazione di come ciò si tradurrà in scelte di politica monetaria.
Dello stesso parere Jenny Zeng, cio Fixed Income di AllianzGI, secondo cui il CPI di agosto ha probabilmente eliminato qualsiasi giustificazione per una pausa. “A nostro avviso, la politica monetaria rimane accomodante: i tassi reali non sono particolarmente restrittivi e le condizioni finanziarie generali restano distese”, osserva l’esperta, che evidenzia come all’interno del Comitato stia crescendo il sostegno a un ulteriore inasprimento. La sua previsione è che sia le proiezioni economiche aggiornate sia il ‘dot plot’ continueranno a segnalare una crescita superiore al trend, un carovita ancora oltre il target e un orientamento verso tassi più alti. “Dopo anni in cui l’inflazione ha superato l’obiettivo, la credibilità della Fed è sotto esame: i mercati si aspettano quindi che il Presidente Warsh faccia seguire i fatti alle recenti dichiarazioni”, completa.
Proiezioni e dot plot più pessimisti
Kish Pathak e Erik Weisman, rispettivamente Fixed Income research analyst e chief economist & portfolio manager di MFS IM, puntano l’attenzione sullo shock dei prezzi dell’energia, che si sta rivelando più duraturo del previsto. “Non essendoci una fine del conflitto in Iran all’orizzonte, si rafforzano le ragioni a favore di una politica monetaria più restrittiva”, affermano. Per i due esperti, la Fed teme che un periodo prolungato di inflazione elevata rischi di sganciare le aspettative, mentre un lungo periodo di energia alle stelle aumenta la possibilità di effetti di secondo ordine. “Il pericolo è che la previsione mediana dell’inflazione core PCE contenuta nello Statement of Economic Projections si sposti al rialzo”, avvertono. Aggiungendo che anche il valore mediano a lungo termine indicato dal grafico a punti dei Fed Funds, attualmente al 3,1%, potrebbe registrare un leggero aumento alla luce della recente resilienza dell’economia, anche se il mercato ha già scontato un tasso neutro molto più elevato.
Secondo Roger Rüegg, head of Multi Asset Solutions di Swisscanto/Zkb, per l’istituto centrale USA lo scenario è molto meno netto rispetto a quello della BCE. “Il mercato sta attualmente prezzando un rialzo, mentre il consenso tra gli economisti propende maggiormente per una prosecuzione della pausa”, osserva. Ne deriva, a suo parere, che per dollaro, rendimenti e listini, c’è da attendersi una maggiore volatilità in prossimità della riunione. “Una decisione di mantenere i tassi invariati offrirebbe probabilmente sollievo ai mercati azionari, mentre un rialzo dei tassi sosterrebbe il biglietto verde, spingerebbe i rendimenti al rialzo e peserebbe sull’equity”, riflette.
Le conseguenze per gli investitori
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments
Secondo Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments, per chi investe in azioni, le implicazioni sono contrastanti. “Rendimenti obbligazionari più alti offrono un’alternativa più attraente e possono comprimere le valutazioni, in particolare nei segmenti più sensibili ai tassi”, spiega. Inoltre, a suo parere, la volatilità del mercato dei bond può propagarsi all’equity man mano che gli investitori rivedono tassi di sconto, tenuta degli utili e sostenibilità fiscale. Tuttavia, rimarca, “il quadro economico resta relativamente solido, offrendo alla Fed margine per un ulteriore inasprimento, mentre gli utili aziendali hanno generalmente tenuto”.La conclusione da trarre sul piano degli investimenti per Willis è quindi quella di un adattamento, più che di pessimismo assoluto. “Le banche centrali restano concentrate sul controllo dell’inflazione, anche a costo di mantenere una politica restrittiva più a lungo, e gli investitori dovrebbero prepararsi al persistere di tassi elevati”, conclude.
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