Nel primo trimestre le retribuzioni sono aumentate del 4,7%, dal 4,5% precedente. Per gli analisti, il taglio dei tassi di giungo non è in pericolo, ma dopo l’Eurotower procederà con cautela
Come temuto dai mercati, il responso sui salarinon è stato positivo. L’indice che monitora l’andamento delle retribuzioni negoziate nell’Area euro è infatti salito del 4,7% nel primo trimestre, segnando un’accelerazione rispetto al 4,5% degli ultimi tre mesi del 2023. Il dato segna quindi un ritorno ai livelli record della fine dello scorso anno e rafforza le ragioni di chi, all’interno della Banca centrale europea (BCE), raccomanda cautela sul percorso di allentamento monetario. Per gli analisti, quindi, se il taglio dei tassi del mese prossimo resta praticamente assicurato, una pausa in luglio è ora decisamente più probabile.
La stessa BCE, nel report, sottolinea come la crescita delle retribuzioni oggetto di rinnovo sia rimasta elevata nell’Area. E stima che, nel complesso, tale dovrebbe continuare ad essere nel corso dell’anno, in linea con la persistenza prevista dallo staff dell’Eurosistema e riflettendo il processo d’adeguamento pluriennale. Tuttavia, secondo Francoforte, le pressioni salariali sembrano destinate a decelerare nel 2024: le aziende che hanno partecipato al sondaggio si aspettano infatti che la crescita diminuisca dal 5,4% circa del 2023 al 4,3% quest’anno. Allo stesso modo, l’indagine di aprile sull’accesso ai finanziamenti delle imprese ha rilevato che le aziende si aspettano una crescita media delle retribuzioni del 3,8% nei prossimi dodici mesi, rispetto al 4,5% emerso dalla precedente rilevazione autunnale.
Le conseguenze per la politica monetaria
Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea
Christine Lagarde e colleghi hanno definito a più riprese questo dato cruciale per stabilire il percorso di allentamento monetario. Nonostante il responso sia stato deludente, secondo gli analistiil primo taglio previsto per il prossimo sei giugno non è comunque in discussione. Prova ne è che contemporaneamente all’uscita dell’indicatore, il vicepresidente della BCE, Luis De Guindos, ha di nuovo definito probabile una sforbiciata nel prossimo meeting. “Adottiamo un approccio prudente, che fa propendere per un taglio dei tassi di 25 punti base”, ha detto nel corso di un’intervista a un quotidiano austriaco. Ma sul percorso successivo ha ribadito la prudenza: “C’è un enorme livello di incertezza”, ha spiegato, precisando che non è ancora stata presa “alcuna decisione sul numero di tagli dei tassi o la loro portata”.
Oltre a quella di giugno, i mercati si aspettano altre due o tre riduzioni del costo del denaro entro dicembre, ma secondo alcuni tale visione potrebbe peccare di eccessivo ottimismo. L’Eurotower considera coerente con il proprio target di inflazione del 2% un aumento delle retribuzioni non oltre il 3%. E ritiene che un tasso superiore indichi pressioni salariali eccessive tali da far risalire l’inflazione. Ma ha affermato che i lavoratori meritano una certa compensazione per la perdita di reddito e che quindi un periodo breve di crescita più rapida può essere accettabile. Anche in virtù del fatto che i margini di profitto delle imprese, superiori alla media, potrebbero aiutare assorbendo gran parte dell’aumento.
Intanto, buone notizie per Eurolandia arrivano dal fronte della crescita. A maggio, il PMI del settore manifatturiero è salito a 47,4 punti, dai 45,7 precedenti e oltre i 46,1 previsti, segnando il massimo da quindici mesi e avvicinandosi sempre di più alla soglia della ripresa. Nel settore dei servizi, l’indice è invece rimasto stabile a 53,3 punti, il massimo da undici mesi, mancando di pochissimo le attese di 53,5. L’indicatore composito preliminare di Hcob, compilato da S&P Global, si è così attestato a quota 52,3 rispetto ai 51,7 punti di aprile, oltre le aspettative di 52. Il dato ha superato per il terzo mese consecutivo il livello di 50 che separa la crescita dalla contrazione.
“Aumenti più rapidi dell’attività commerciale, dei nuovi ordini e dell’occupazione sono stati tutti registrati a metà del secondo trimestre, mentre la fiducia delle imprese ha raggiunto il livello più alto in 27 mesi. Nel frattempo, sia i tassi d’inflazione che i costi di input e di output si sono attenuati rispetto ad aprile, ma sono rimasti in ogni caso al di sopra delle medie pre-pandemia”, evidenzia la nota di S&P Global. I prezzi complessivi sono infatti cresciuti al ritmo più lento da novembre e l’indice dei prezzi alla produzione è sceso a 52,5 da 53,7, giocando a favore di un atteggiamento dovish della BCE.
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