Nel primo trimestre è aumentato del 45%. Pesa soprattutto il declassamento di Altice France. L’agenzia stima ora un calo delle emissioni e un incremento dei rischi di rifinanziamento
Sale il rischio di credito in Europa. Nel primo trimestre dell’anno, il debito a rischio è aumentato del 45% toccando gli 80,1 miliardi di euro, dai 55,1 miliardi di inizio anno, soprattutto in scia al declassamento della società francese di telecomunicazioni Altice France. Un incremento registrato a fronte di un calo del numero di società con rating CCC+ o inferiore, che da gennaio a marzo è diminuito di tre unità attestandosi a quota 48, in linea con la media a cinque anni. È quanto rileva S&P Global Ratings in un report dedicato, in cui sottolinea come due terzi (il 67%) delle rimozioni dalla categoria incriminata sono dovuti a defaulte revoche del rating, piuttosto che a miglioramenti della performance operativa. Il Vecchio Continente è infatti l’unica regione in cui il numero di insolvenze da inizio anno è superiore al conteggio del 2023. E i default rimangono ai livelli più alti dal 2008.
Ekaterina Tolstova, S&P Global Ratings credit analyst
Le new entry sono state invece causate principalmente da questioni di rifinanziamento. “Le variazioni nel numero di crediti rischiosi riflettono principalmente la migrazione verso il basso all’interno della categoria ‘CCC+’ e al di sotto, piuttosto che miglioramenti da questa classe”, sottolinea Ekaterina Tolstova, la credit analyst dell’agenzia.
Tlc maglia nera
Nel dettaglio, un peso rilevante sul conteggio del primo trimestre 2024 l’ha avuto Altice France, che da sola ha aggiunto circa 23,8 miliardi di euro al totale del debito dei crediti ad alto rischio. In generale, comunque, tre società di telecomunicazioni hanno contribuito per 25,8 miliardi al numero del primo trimestre, seguite da alcune imprese del settore della chimica, degli imballaggi e dei servizi ambientali per 10,7 miliardi complessivi. Al terzo posto si tsono invece piazzate due aziende oil & gas, a quota 8,3 miliardi. Gli analisti S&P fanno notare come questi tre settori rappresentano il 55% dell’indebitamento totale ad alto rischio in Europa, un fenomeno che interessa maggiormente Regno Unito e Francia, cui è riconducibile il 55% del totale a livello geografico.
Stando al report, il bias negativo ha toccato quota 63% al 31 marzo 2024, dal 58,3% di fine 2023. I dati sono in linea con la media a lungo termine e segnalano una futura pressione sui rating. La maggior parte delle transizioni al ribasso verso la categoria dei crediti rischiosi riguardava società altamente indebitate con free operating cash flow negativi o problemi di liquidità o di rifinanziamento a causa della minore domanda o produzione. Gli analisti avvertono ora che il sentiment negativo dei consumatori e l’inflazione persistente potrebbero pesare sull’operatività in alcuni settori e “comportare ulteriori transizioni al ribasso del rating e conseguenti insolvenze per alcuni crediti rischiosi”. La stima è di un modesto aumento del tasso di default societario europeo nel corso dell’estate, prima di una stabilizzazione entro fine anno.
Emissioni attese in calo, rischi di rifinanziamento in crescita
Intanto, le emissioni di obbligazioni di grado speculativo sono più che raddoppiate, arrivando a quota 45 miliardi euro, grazie alle condizioni favorevoli del mercato del debito, con una combinazione di tassi d’interesse costanti, spread più ristretti ed elevata domanda degli investitori. La previsione per il secondo semestre è però di un rallentamento a causa dell’incertezza sui tagli al costo del denaro e della crisi in Medio Oriente. Infine, S&P ha calcolato che il prossimo anno il rischio di rifinanziamento interesserà il 16% dell’attuale debito con rating CCC+ o inferiore, percentuale vista salire al 23% nel 2026 e al 26% nel 2027. “Ci suggerisce un graduale aumento del rischio di rifinanziamento, in quanto gli emittenti cercano generalmente di rifinanziare il debito almeno 12-24 mesi prima della data di scadenza”, conclude il report.
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