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Indice, costi reali, liquidità, alpha dimostrabile. I fund selector raccontano come hanno ridisegnato il processo di selezione e perché la due diligence sull’ETF è diversa da quella sul fondo. Ma non più semplice
Crescono i flussi, si moltiplicano i prodotti, si affina il processo di analisi. Nel primo trimestre 2026 i dati Assogestioni hanno certificato quello che molti selezionatori già osservavano sul campo: gli ETF non sottraggono semplicemente quote ai fondi attivi, li riposizionano. Chi li seleziona deve cambiare anche l’approccio nel proprio lavoro. E non sempre in direzione della semplificazione. Il primo equivoco da smontare, infatti, è che scegliere un ETF sia un’operazione meccanica. Per Stefano Antoniazzi, Multiasset & Alternative portfolio manager di Arca Fondi SGR, la complessità è diversa da quella di un fondo attivo ma non è minore. “In questo caso è fondamentale comprendere la composizione e la logica di costruzione dell’indice di riferimento”, dice. “Non è raro trovare ETF focalizzati sullo stesso settore, tema o area geografica che presentano panieri di titoli diversi, proprio a causa delle discrepanze tra i rispettivi benchmark”. Il rischio è comprare un’etichetta invece che un’esposizione. In Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, il fund analyst Enrico Piga struttura il processo in due fasi distinte: prima la due diligence sull’emittente, poi la selezione del singolo strumento. “La proliferazione delle strategie passive impone un rigore maggiore, tanto nelle metriche da osservare quanto nella scelta dei partner. Per questo nessun ETF entra in portafoglio senza una due diligence preliminare sull’emittente, che ne mette alla prova la solidità operativa, la qualità dell’execution e l’ampiezza della gamma”. Solo superato questo filtro si entra nel merito: metodologia dell’indice, tilt ESG, tracking error, tracking difference, metodo di replica, securities lending. In UniCredit il processo è ulteriormente stratificato. Valentina Madama, Fund Selection & Investment Product specialist, spiega che il primo passaggio è la suddivisione dell’universo per indice replicato, con screening preliminari su emittente e AuM. “Si guarda successivamente ai costi, all’efficienza della replica in termini di performance e tracking error volatility, e a una serie di caratteristiche la cui importanza dipende dalle preferenze dei singoli utilizzatori di ETF all’in terno di UniCredit e delle società del gruppo”. Il risultato è una mappatura sistematica di tutte le soluzioni disponibili per ciascun indice. Non una lista unica, ma un catalogo modulare.
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Il costo? Solo un punto di partenza
Sui costi, la logica del TER minimo può rivelarsi una trappola. Antoniazzi è diretto: “Non è sufficiente confrontare il semplice TER, ma occorre stimare anche i costi di negoziazione sul mercato, sintetizzati dal bid-ask spread”, spiega. “Considerato che i TER medi hanno ormai raggiunto livelli estremamente ridotti, spesso si rivela più efficiente selezionare un ETF con commissioni di gestione leggermente superiori, ma dotato di masse in gestione significative, in grado di garantire una migliore liquidità e una maggiore economicità nelle fasi di trading”. Secondo Alessandro Bucelli, responsabile delle gestioni patrimoniali di L&B Capital SGR, invece “il TER rimane naturalmente il primo elemento di valutazione (è il costo esplicito, quello che pesa direttamente sulla performance netta) ma da solo non basta”. Perciò, spiega, “guardiamo con grande attenzione agli AuM del prodotto, perché la massa gestita è un proxy di solidità e longevità dello strumento: un ETF sottodimensionato espone al rischio di chiusura o fusione, con conseguenze operative e fiscali non trascurabili”. Altrettanto centrale, aggiunge Bucelli, è la liquidità giornaliera degli scambi. “Per noi che gestiamo portafogli e dobbiamo muoverci con efficienza sui mercati, uno strumento illiquido è un problema reale, non teorico”.
Come si costruisce il portafoglio
Sul piano operativo emerge un pattern condiviso da tutti gli analisti: ETF indicizzati come scheletro dell’asset allocation, gestione attiva (tradizionale o in formato ETF) per le nicchie dove l’alpha è dimostrabile. La formula di Bucelli…

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