EY e Oxford Economics prevedono che il pil tricolore si fermerà allo 0,4% nel 2025 e allo 0,7% nel 2026. Quello del blocco si attesterà allo 0,9% in entrambi gli anni. Per la BCE un altro taglio a giugno e poi pausa
Un pesante rallentamento a livello globale, ma per ora non una recessione. Sarà questo l’effetto dei dazi di Donald Trump secondo EY ed Oxford Economics, che stimano per l’Italia una crescita di appena lo 0,4% nel 2025 e dello 0,7% l’anno successivo, grazie soprattutto alla ripresa dei consumi privati. Tuttavia, avvertono gli esperti, vista l’attuale incertezza geopolitica e commerciale, è previsto un potenziale impatto negativo sul pil cumulato al 2026 fino a 1,1 punti percentuali. E non andrà molto meglio all’Eurozona, la cui economia dovrebbe espandersi solamente dello 0,9% in entrambi gli anni.
Guardando alle principali potenze a livello mondiale, il report sottolinea che le politiche trumpiane, soprattutto quelle commerciali, costituiscono un freno alla crescita globale. E anche se la riduzione temporanea dei dazi tra Stati Uniti e Cina implica che le tariffe tra i due Paesi si assesteranno probabilmente ad un livello più basso di quanto ipotizzato in precedenza, la crescita globale rimarrà inferiore rispetto a quanto ci si aspettava prima del “Liberation Day”. Inoltre, viene precisato, data l’incertezza degli accordi di Trump con Pechino e Londra, il rischio di un’eventuale revisione o cancellazione comporta un livello di rischio ancora elevato, che rappresenta un freno per gli investimenti.
Gli Stati Uniti pagheranno il prezzo più alto
Nicola Nobile, chief Italy Economist di Oxford Economics
A questo proposito, Oxford Economics stima per gli Stati Uniti un’espansione attorno all’1,5% nel 2025 e 2026, cioè al di sotto del suo tasso di crescita potenziale. Oltre ai dazi e in conseguenza di essi, l’elevata incertezza, le difficoltà sulle catene di approvvigionamento e le condizioni finanziarie più restrittive, rimangono i fattori principali che limiteranno la crescita a stelle e strisce. Inoltre, è atteso che i rischi di recessione rimangano alti da qui all’inizio del prossimo anno. “L’economia statunitense, con i dazi effettivi in crescita verso il 15%, rimane quella più colpita dalle politiche commerciali”, fa notare Nicola Nobile, associate director di Oxford Economics.
Per quanto riguarda l’economia cinese, dopo un primo trimestre positivo, si prevede che lo slancio rallenterà significativamente nei prossimi trimestri, portando il tasso di crescita annuale per quest’anno poco sopra il 4%. Secondo le stime di Oxford Economics, inoltre, il motore potrebbe passare dalle esportazioni dello scorso anno alla domanda interna di quest’anno, in parte supportata da stimoli interni.
Il motore dell’Italia saranno i consumi privati
Secondo EY, l’economia tricolore nel 2025 sarà trainata da una ripresa dei consumi privati (0,9%, con un contributo alla crescita di 0,5 punti percentuali); un contributo negativo sarà invece determinato dagli investimenti (-0,1 punti percentuali), e dalla domanda estera (-0,8 punti percentuali). Quest’ultimo, viene specificato, è in parte anche il riflesso dell’incertezza commerciale attuale e prospettica. Nel 2026 l’attesa è invece per una crescita del pil leggermente più solida (0,7%), con dinamiche simili a quelle viste nei dodici mesi precedenti.
Mario Rocco, partner e head of Valuation, Modelling & Economics di EY
Il report sottolinea poi come la variazione del contesto geopolitico comporti un cambiamento nelle relazioni economiche internazionali dell’Italia con alcuni dei principali Paesi del mondo come Russia, Cina e USA. Questo si riflette anche nella variazione delle quote di destinazione delle esportazioni di beni in prospettiva di lungo periodo. Gli Stati Uniti rappresentano il secondo mercato di riferimento per i prodotti italiani, con un valore di circa 65 miliardi di euro al 2024, ma il principale partner rimane l’Europa grazie alle esportazioni per 392 miliardi su un totale di 623 miliardi al 2024. L’esposizione al mercato a stelle e strisce è tuttavia eterogenea a seconda del comparto industriale considerato. “Queste previsioni sono soggette ad elevata incertezza, se si considera che gli shock di politica commerciale possono ridurre il livello del pil cumulato al 2026 di circa 1,1 punti percentuali”, precisa Mario Rocco, valuation, modelling and economics leader di EY in Italia.
BCE, altro taglio a giugno e poi pausa
In merito alla politica monetaria della Banca centrale europea, per gli esperti si prospetta un ulteriore taglio nella riunione di giugno mentre successivamente è prevista una pausa. Tuttavia, i rischi sono verso maggiori tagli. Se infatti i dazi dovessero aumentare ulteriormente o se il loro effetto negativo dovesse essere maggiore del previsto per l’Eurozona, le stime di Oxford Economics si orienterebbero verso una politica monetaria più espansiva da parte della BCE.
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