3 min
Nel 2020 contrazione del traffico aereo “mai vista prima nella storia dell’aviazione civile”. Eppure, i tassi di produzione del settore sono scesi meno che nel passato. L’analisi di Capital Group
Il 2020 è stato un anno da dimenticare per il mondo dell’aviazione civile. L’Enac, l’ente nazionale italiano del settore, certifica che nel 2020 il traffico aereo in Italia è crollato con il numero di passeggeri transitati negli aeroporti nazionali che segna un drastico -72, 5%.
Il traffico – evidenzia una nota – è stato fortemente condizionato dalla crisi innescata dal Covid19 che ne ha causato una forte contrazione. “Una diminuzione media del -72,5% con punte di oltre il -90% in alcuni momenti dell’anno – commenta il direttore generale Alessio Quaranta – è un fenomeno mai registrato nell’aviazione civile moderna che, al contrario, ha avuto una crescita più o meno costante nel tempo”.
Ovviamente la tendenza non riguarda solo l’Italia. “Inserire il 2020 nel contesto storico dà un’idea di quanto sia stato forte il calo della domanda del settore aeronautico in termini di volumi: i viaggi aerei nel mondo sono scesi del 65% nel 2020. Prima dello scorso anno, il declino peggiore della storia era stato del 3% e si era verificato solo tre volte”, osserva Todd Saligman, analista degli investimenti azionari di Capital Group.
Da Airbus a Boeing, dove andrà l’industria?

Il settore aeronautico ha registrato una crescita di lungo periodo abbastanza stabile negli ultimi quattro decenni e i ribassi osservati nel 2020 sono stati 20 volte peggiori dell’anno peggiore della storia finora. Tuttavia – sostiene l’analista di Capital Group – nonostante l’entità degli eventi, vi sono diversi motivi per cui alcuni segmenti del settore, come la produzione di aeromobili, potrebbero essere più resilienti rispetto al passato.
“Dato lo straordinario calo del traffico aereo, è ovvio che sia stato un anno così difficile per le azioni di questo settore”, commenta Saligman e aggiunge, “ciò che è interessante riguardo al forte calo del traffico aereo è che la produzione di aeromobili non sia scesa nella stessa misura. Ciò è particolarmente sorprendente data la natura storicamente ciclica del settore”.
“I tassi di produzione a metà degli anni ’90 e all’inizio dei 2000 sono scesi tra il 40% e il 50%, mentre i viaggi sono scesi solo tra il 2% e il 3% in un anno. Tuttavia, l’anno scorso, quando i viaggi sono scesi addirittura del 65%, i tassi di produzione sono scesi in tutto il settore soltanto tra il 30% e il 40% (gran parte di ciò è dovuto a problemi di sicurezza legati al 737 Max anziché al Covid19)”, scrive Saligman in un report.
Secondo l’esperto le aziende che operano nella produzione di aeromobili – dall’europea Airbus all’americana Boeing – potrebbero riprendersi in fretta grazie a una serie di fattori fra cui – cita – una domanda più diversificata legata a crescita e a sostituzioni dei veicoli; portafogli ordini più grandi; pianificazione della produzione; aumento dell’efficienza; minori tempi di produzione.
Per l’analista di Capital Group, di fatto, l’economia della domanda in evoluzione e i cicli di sviluppo hanno avuto un notevole impatto sul settore aeronautico e “per quanto il 2020 sia stato un anno molto difficile per il settore aeronautico, data il forte calo del traffico, la situazione a lungo termine per il settore appare ancora allettante”.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.