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Un titolo su cinque non soddisfa i requisiti minimi di sostenibilità. Lo sostiene un’analisi realizzata da Insight Investment
Un corporate impact bond ogni cinque non soddisfa i requisiti minimi di sostenibilità. E, poiché si tratta di un mercato che promette di decollare dopo il rallentamento vissuto nel 2022, diventa ancora più stringente la necessità di operare una rigorosa attività di selezione per chi intenda investirvi. È quanto sostiene Insight Investment, che in un recente rapporto stima in 1,6 miliardi di euro il controvalore delle nuove emissioni di categoria previste per l’anno appena iniziato. Uno studio, quello condotto dall’asset manager di Bny Mellon IM, che ha analizzato 804 titoli in 47 mercati (emergenti e sviluppati), di cui 603 green bond, 51 obbligazioni sociali e 150 obbligazioni sostenibili.
Le tre categorie
Il documento divide le obbligazioni esaminate in tre tipologie in base la comportamento dell’emittente, alla destinazione dei proventi e al loro impatto rispetto alla concorrenza. La prima si chiama ‘red’ e comprende titoli con le seguenti caratteristiche: l’emittente non fornisce informazioni sufficienti e non si sottopone a revisioni di terze parti; i proventi sono utilizzati per il rifinanziamento integrale dei progetti e riguardano in gran parte le spese operative; i proventi non assegnati possono utilizzati per rimborsare il debito esistente e non vi è alcun impegno per l’allocazione/rendicontazione dell’impatto; l’impatto complessivo dei proventi è basso rispetto ai concorrenti.
La seconda categoria è denominata ‘light green’ e comprende titoli per i quali: l’emittente dispone di un quadro di riferimento insieme a una revisione di terze parti; i proventi sono utilizzati per il rifinanziamento ma svengo fornite informazioni sulla scissione; vi è un rendiconto annuale sull’allocazione; l’impatto complessivo dei proventi è buono rispetto ai concorrenti.
In ultimo, ci sono le ‘dark green’: nel loro caso, l’emittente fornisce un quadro dettagliato di riferimento insieme a un parere di terze parti; esiste un comitato di valutazione del progetto; sussiste una rendicontazione annuale ; l’impatto complessivo dell’utilizzo dei proventi è forte rispetto ai concorrenti). La società di Bny Mellon inoltre applica gli stessi standard di impact a livello globale, rendendo quindi possibile il confronto tra obbligazioni impact societarie di mercati emergenti e sviluppati. Nonostante storicamente questi ultimi abbiano presentato standard impact più elevati rispetto ai primi, secondo Insight Investment il divario è diminuito negli ultimi anni.
La grande maggioranza dei corporate impact bond passa comunque il test della società e, più in dettaglio, il 58% delle emissioni analizzate soddisfa i requisiti minimi previsti dal framework proprietario di valutazione di Insight, mentre il 22% ha addirittura superato gli standard di impatto nella categoria.
Italia nella media e meglio degli Usa
Quanto all’Italia, sulle 35 emissioni locali esaminate dal report, le bocciature sono in linea con il dato medio riportato a livello internazionale (20%), mentre ben il 34% dei titoli presenta una valutazione superiore agli standard minimi di sostenibilità. A fare meglio della Penisola a livello internazionale sono state Spagna, Francia e Svezia, per cui la luce rossa si è accesa solo sul 3% -5% del campione. Segue a debita distanza la Gran Bretagna, dove il dato è al 9%, mentre arranca il Medio Oriente, con il 64% delle emissioni valutato sotto gli standard minimi. Quanto all’area Apac, bocciato il 43% dei nuovi titoli per i Paesi sviluppati mentre negli emergenti le stroncature scendono al 22% e sfiorano la media internazionale. Non brilla, infine, neppure il Nord America: il 35% delle obbligazioni di Canada ed Usa è infatti stato valutato red e fronte di una quota dark green pari al 9%).
Bene le utility mentre deludono automotive e immobiliare
A livello settoriale spiccano in negativo il settore automotive (sui 31 bond esaminati ben 19 hanno ricevuto una valutazione negativa e nessuna emissione si è attestata sopra la media) e quello immobiliare (il 31% dei 128 titoli osservati è stato classificato come red, principalmente perché molti emittenti hanno puntato sulla certificazione degli standard dei green bond senza però fornire una motivazione appropriata). In linea con la media internazionale, è invece il comparto bancario: su 234 obbligazioni, il 19% è stato valutato red mentre il 21% ha superato gli standard di impatto nella categoria. Meglio hanno fatto le utility (per il 32% oltre lo standard).
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