Bailey: ancora limitati gli effetti di secondo livello sull’inflazione, ma rischi elevati. L’Mpc ora vede il carovita sopra il 4% a inizio 2027. Per i gestori una stretta a novembre è probabile, ma sul dopo i mercati potrebbero essere troppo pessimisti
Anche da Londra nessuna sorpresa. Dopo BCE e Fed, la Bank of England ha rispettato le previsioni e deciso di lasciare fermi i tassi d’interesse per la sesta riunione consecutiva. L’istituto centrale britannico ha però ha lasciato la porta aperta a un’imminente rialzo, visti i rischi crescenti sull’inflazione. Il governatore, Andrew Bailey, ha infatti avvertito esplicitamente che un conflitto prolungato in Medio Oriente potrebbe richiedere una politica monetaria più restrittiva. Per ora, tuttavia, il rincaro dei costi energetici globali ha avuto “un effetto limitato su prezzi e salari del Regno Unito”, permettendo ai policymaker di temporeggiare ancora. Al momento i mercati scontano tre rialzi dei tassi nei prossimi dodici mesi, a partire già dalla prossima riunione di novembre, ma secondo i gestori pur essendo probabile un ritocco il mese prossimo, potrebbe trattarsi di una stima troppo pessimista.
Ancora una volta la scelta di mantenere lo status quo ha registrato una spaccatura all’interno del Monetary policy committee: sei membri hanno infatti votato a favore, mentre tre (gli stessi di luglio) avrebbe preferito un incremento di un quarto di punto. Tuttavia, la riunione ha segnato un netto cambiamento di tono. “Più a lungo persiste questa volatilità, maggiore sarà l’impatto sull’inflazione e più probabile sarà la necessità di alzare i tassi per riportarla al nostro obiettivo del 2%”, ha infatti affermato Bailey. Un rischio già visibile nelle stime diffuse dalla banca centrale: secondo la BoE, infatti, il carovita, che ad agosto si è attestato al 3,1%, potrebbe “ora superare leggermente il 4% all’inizio del 2027”, contro la previsione precedente che parlava di un picco del 3,2% per la fine del 2026. La crescita del terzo trimestre, invece, è stata rivista al rialzo allo 0,4% dallo 0,1%. Sul fronte dei conti pubblici, l’istituto ha poi aggiornato il piano di dismissione dei titoli di Stato in portafoglio, decidendo di sospendere per ora le vendite attive di Gilt e puntando ad azzerare lo stock entro il 2034. Ha inoltre valutato l’ipotesi di rivendere parte dei titoli al Tesoro, ritenendo che alcune riserve diventeranno “sempre meno allineate con la domanda di mercato”.
Un difficile equilibrio
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, la scelta di non toccare i tassi riflette il “difficile equilibrio” che la banca centrale britannica continua a dover gestire. “Negli ultimi mesi l’inflazione è aumentata, ma gran parte della risalita è riconducibile a fattori esterni, come l’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti, mentre le pressioni inflazionistiche sottostanti sono rimaste più stabili”, spiega. In un contesto di crescita modesta e persistente incertezza, secondo Flax i policymaker sembrano quindi orientati a prendersi più tempo e “ad attendere ulteriori segnali sull’evoluzione dell’inflazione prima di definire la prossima mossa”.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
“Il blocco di maggioranza del MPC sta segnalando rischi di un aumento dell’inflazione, ma vuole valutare gli effetti di secondo impatto prima di agire”, analizza Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro Investing di Goldman Sachs Asset Management. Secondo il parere dell’esperto, è però “sempre più probabile” che il contesto di mercato generale possa spingerli a decidere per un aumento dei tassi di interesse.
MPC ostaggio di USA e Iran
Sulla stessa linea gli analisti di Ebury, per i quali l’esito di questa riunione mantiene concreta l’ipotesi di un inasprimento a breve. Tuttavia, fanno notare, la sterlina ha subito un calo in seguito alla notizia, con gli investitori delusi dalla mancanza di indicazioni più precise in vista del meeting di novembre. “L’MPC ha confermato di essere, di fatto, ostaggio delle dinamiche geopolitiche: finché non si concretizzerà un accordo di pace con l’Iran, ogni prossima riunione dovrà essere considerata potenzialmente decisiva”, avvertono.
Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam
Di parere leggermente diverso Jamie Niven, senior Fixed Income fund manager di Candriam, secondo cui dalla riunione non è emersa alcuna sorpresa hawkish. “Nessuno dei votanti a favore del mantenimento invariato dei tassi ha definito la propria decisione ‘in bilico’, né si è registrato un cambiamento sostanziale nella guidance”, osserva. Rimarcando come il Comitato abbia solo preso atto di un’attività economica più forte del previsto e del fatto che ci sono scarse evidenze di effetti di secondo round sull’inflazione, pur riconoscendone il rischio finché i prezzi dell’energia rimarranno elevati. “L’MPC si conferma più accomodante rispetto alle altre banche centrali, ma i mercati scontano ancora quasi 100 punti base di rialzi nei prossimi dieci mesi”, fa quindi notare Niven, concludendo che, allo stato attuale, “appare poco probabile che un tale livello di stretta monetaria venga effettivamente implementato”.
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