La criptovaluta macina record e sfiora i 90mila dollari. Per gli analisti il trading frenzy continuerà, ma non è detto che, una volta alla Casa Bianca, il tycoon mantenga tutte le promesse
Il Bitcoin continua a frantumare record. Tra i cosiddetti Trump Trades, ovvero gli acquisti di beni che potrebbero avere dei benefici durante la presidenza del tycoon, la regina delle criptovalute sembra infatti essere la vera protagonista. Basti pensare che lo scorso 5 novembre, data del voto presidenziale americano, valeva 67.800 dollari, mentre ora, a una settimana di distanza, è arrivata a sfiorare la soglia psicologica dei 90mila dollari. Anche le altre principali valute digitali si stanno muovendo al rialzo, spinte dalla convinzione che la nuova amministrazione repubblicana introdurrà come promesso un quadro normativo più favorevole. Gli investitori stanno quindi cominciando a chiedersi fin dove la creatura di Satoshi Nakamoto possa arrivare. E se quota 100mila sembra ormai alla portata, sul dopo c’è chi raccomanda prudenza.
Per il Bitcoin il 2024 si preannuncia come un anno da ricordare: per ora il rialzo messo a segno da gennaio è del 107,6%. Merito di una serie di fattori, soprattutto del via libera della Sec al primo ETF sulla valuta digitale, del cambio di rotta della Federal Reserve sui tassi e, ora, della vittoria di Donald Trump. Dall’esito del voto, la criptovaluta ha guadagnato il 27%, Dogecoin (la preferita di Elon Musk) si è apprezzata del 150%, Ether e Solana sono salite del 40%. Non solo: venerdì scorso l’iShares Bitcoin Trust di BlackRock ha superato i 33 miliardi di dollari di patrimonio netto, sorpassando a meno di un anno dal lancio l’iShares Gold Trust. Complessivamente, il mercato dei digital asset ha sfondato la soglia dei 2.800 miliardi di dollari.
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
“La trading frenzy sulle criptovalute è legata alle promesse fatte in campagna elettorale da Trump e dai repubblicani, come il nuovo senatore dell’Ohio Bernie Moreno che ha sconfitto uno dei più grandi critici delle cripto, ovvero l’ex senatore Sherrod Brown”, spiega Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. Il neo presidente ha infatti annunciato pubblicamente di voler trasformare gli Stati Uniti nella capitale del mondo delle cripto. “La comunità delle valute digitali è molto fiduciosa che il duo Trump-Musk possa portare avanti riforme e cambiamenti significativi nel settore”, chiarisce l’esperto. L’attesa è infatti per una regolamentazione più semplice e chiara, per un maggiore supporto finanziario a livello federale alla ricerca per innovare ulteriormente le blockchain, per una riduzione delle tasse sui capital gains sulle transazioni in criptovalute e per l’introduzione di agevolazioni fiscali per gli imprenditori nel comparto delle blockchain. “Una vera e propria rivoluzione digitale made in USA”, osserva Diodovich.
“Tra le altre cose, Trump ha anche dichiarato l’intenzione di creare una riserva strategica nazionale di Bitcoin e un advisory council dedicato, di incentivare il mining negli Stati Uniti e, solo pochi mesi fa, ha lanciato una piattaforma di criptovalute”, aggiunge Luciano Serra, country manager Italia di Boerse Stuttgart Digital. Che però frena, e ricorda che resta da vedere in quale misura questi annunci si tradurranno in misure concrete e che tipo di impatto avranno in un orizzonte più lungo.
Anche per Diodovich probabilmente siamo di fronte a un entusiasmo un po’ eccessivo. “L’insediamento di Trump avverrà solamente dal 20 gennaio 2025 e ancora non è ben chiaro quali saranno le priorità del presidente. A nostro avviso saranno Medio Oriente e Cina”, evidenzia. A suo parere, i mercati stanno scontando prima del dovuto le possibili politiche pro-cripto annunciate in campagna elettorale, mentre è molto difficile che nel breve possano essere implementati tutti i cambiamenti promessi. “Come ben sappiamo in politica il dietrofront è sempre dietro l’angolo. Valutiamo, quindi, che il movimento positivo del Bitcoin possa avere una vita breve, forse verso l’obiettivo psicologico di 100 mila dollari, per poi mostrare una correzione significativa”, avverte.
Tuttavia, Serra fa notare che indipendentemente dalle elezioni americane, Bitcoin & Co. stanno guadagnando sempre più terreno anche in Europa. “Stiamo assistendo a una loro crescente accettazione da parte degli investitori retail e a un’accelerazione dell’adozione da parte degli investitori istituzionali”, afferma. Aggiungendo che l’implementazione della MiCAR come quadro normativo europeo per le criptovalute contribuirà a far sì che gli asset digitali acquistino maggiore spazio nella realtà finanziaria quotidiana. “Il sistema finanziario internazionale va verso un aumento del volume degli scambi delle criptovalute nei prossimi anni, accompagnato da una loro sempre più ampia accettazione, anche nei pagamenti con circuiti come Visa, Mastercard e Paypal. Stiamo assistendo alla convergenza tra finanza tradizionale e digitale”, assicura.
Anche per Adrian Fritz, head of research di 21Shares, ci sono buone ragioni per credere che il rally sia solo all’inizio. “Quello che fa ben sperare per il futuro è che i fondamentali dicono che, nonostante molte cripto abbiano raggiunto nuove vette, la spinta per andare ancora oltre non si è esaurita”, sostiene. Facendo notare come la domanda generata da investitori istituzionali sia aumentata dopo le elezioni, con gli afflussi che hanno registrato una forte ripresa all’annuncio dei risultati. “Quasi 1,5 miliardi di dollari in inflow netti solo giovedì, pari all’afflusso giornaliero più alto dell’anno e più o meno equivalente a tutti i premi per i miner emessi dall’inizio del terzo trimestre”, precisa. L’adozione da parte di questi player di mercato è ancora nelle fasi iniziali, ma per Fritz l’introduzione degli ETF su BTC ed ETH consente agli hedge fund di implementare strategie più sofisticate. “Questo aumenterà la liquidità e accelererà la crescita del mercato dei derivati di Bitcoin, che attualmente rappresenta solo il 5% del suo market cap, rispetto a 10-15x degli asset tradizionali”, conclude.
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Il credito bancario entra in una nuova fase evolutiva, in cui la tecnologia smette di essere un canale alternativo e diventa l’asse portante dell’intero sistema. È quanto si legge nell’Osservatorio Digital Lending 2026 realizzato da Deloitte insieme ad Experian e Ceti, secondo cui il lending online arriverà a pesare circa il 40% del mercato entro il 2030, per un valore stimato di 60 miliardi di euro. Un cambio di paradigma già oggi leggibile nelle preferenze degli utenti, ma non mancherà di riservare agli istituti tradizionali importanti sfide: su tutte, ripensare il proprio modello operativo.
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