Nel 2023 si sono registrati acquisti netti del metallo giallo per 800mila tonnellate da parte delle autorità monetarie. Intanto, però, gli investitori si stanno riposizionando sui replicanti crypto
Si prospetta un futuro in chiaroscuro per l’oro. Fino a oggi il metallo giallo ha sorpreso un po’ tutti gli operatori e, snobbando totalmente il rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, ha raggiunto il picco di 2.152 dollari l’oncia a fine 2023 (+27% rispetto ai minimi registrati un anno prima). Da allora i prezzi hanno cominciato a muoversi lateralmente, oscillando all’interno di una particolare configurazione che le regole dell’analisi tecnica interpretano come segnale di continuazione del movimento ascendente in atto. Tecnicamente, dunque, ci sono tutti i presupposti per un proseguimento del rialzo ma le forze in gioco sono tante e al momento è prematuro sbilanciarsi sul futuro del lingotto. E se da un lato sussistono elementi tali da spingere le quotazioni verso nuovi record, dall’altro non mancano fattori che rappresenterebbero una zavorra, frenando la corsa dell’oro o addirittura deprimendone i prezzi.
Diego Franzin, head of Portfolio Strategies di Plenisfer Investments Sgr
Secondo Diego Franzin, head of Portfolio Strategies di Plenisfer Investments Sgr (Gruppo Generali), ci sono almeno tre elementi a sostegno delle quotazioni del metallo giallo: l’incertezza, la domanda delle banche centrali e i flussi finanziari. “Questi tre fattori hanno inciso sul valore del lingotto nel 2023 e andranno, a nostro avviso, attentamente monitorati nei prossimi anni”, spiega l’esperto. Che precisa: “Il 2023 è stato un anno dominato da una parte dall’incertezza sull’andamento dell’inflazione e della politica monetaria e dall’altra dall’indeterminatezza a livello geopolitico. Senza dimenticare le incognite connesse al livello record raggiunto dai debiti sovrani. Nelle fasi d’insicurezza, l’oro assolve tradizionalmente la sua funzione …
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