L’inflazione elevata e il conflitto in Medio Oriente rendono inevitabile una nuova stretta. I mercati vedono un altro ritocco a dicembre, ma per gli asset manager è più probabile una pausa (Hormuz permettendo)
Con un’inflazione al 3,3% e i costi dell’energia in forte aumento, praticamente nessuno dubita che la Banca Centrale Europea alzerà i tassi giovedì. L’attenzione dei mercati sarà pertanto rivolta a eventuali indicazioni sul percorso futuro della politica monetaria, visto che gli operatori continuano a prezzare un terzo ritocco da un quarto di punto già a dicembre e un altro nel 2027. Più cauti i gestori, secondo cui ulteriori strette restano possibili ma non sono così scontate: tutto dipenderà infatti dall’andamento del conflitto in Medio Oriente.
Per gli analisti di Ing, quello di settembre sarà “un altro rialzo precauzionale”, non solo perché a luglio alcuni membri della BCE si sono effettivamente espressi a favore, ma anche perché, da allora, l’economia dell’Eurozona ha mostrato una resilienza quasi inaspettata alla guerra tra USA e Iran. Ciò, spiegano, “è dovuto in parte alla fortuna e al fatto che i concorrenti asiatici sono stati colpiti più duramente dalla chiusura dello Stretto di Hormuz e hanno perso ordini a favore dei concorrenti europei, ma anche agli stimoli fiscali annunciati da tempo”. Allo stesso tempo, fanno notare, l’inflazione complessiva ha continuato a salire, anche se altri indicatori come quello core e quello dei servizi al momento non danno motivi per lasciarsi prendere dal panico. Visto quindi che il barile si mantiene a ivelli decisamente elevati e“il rischio sempre più concreto di un nuovo shock dei prezzi del gas”, per gli esperti Ing è probabile che la maggior parte dei membri del board ritenga opportuno intervenire.
Porta aperta a nuovi interventi
Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments
Sulla stessa linea Martin Wolburg, senior economist di Generali Investments, secondo cui la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde manterrà un approccio prudente ma orientato a ulteriori strette monetarie, lasciando aperta la porta a nuovi rialzi dei tassi d’interesse. Tuttavia, precisa l’esperto, “un eventuale ingresso in territorio restrittivo va interpretato principalmente come un aggiustamento di gestione del rischio, piuttosto che come l’avvio di un nuovo ciclo di rialzi”.
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Di parere diverso Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, per il quale dopo l’intervento di giovedì c’è da spettarsi “una pausa prolungata”, anche se eventuali rischi emergenti per le aspettative di inflazione potrebbero spingere l’Eurotower a proseguire con le strette. “Se la BCE riuscirà effettivamente a concludere la sua campagna di rialzi al 2,5%, riteniamo che mirerà a preservare il prezioso margine di manovra della politica monetaria convenzionale e che difficilmente invertirà la rotta dei rialzi l’anno prossimo”, afferma. Per l’esperto, infatti, ulteriori ritocchi porterebbero il DFR al di sopra del limite superiore delle stime del tasso neutrale e richiederebbero “un nuovo shock energetico, l’evidenza di effetti di secondo ordine sui salari o un disancoraggio delle aspettative di inflazione”. La previsione di Pimco è che il carovita raggiunga un massimo intorno al 3,5% nella seconda metà di quest’anno, e lo stesso vale per il dato core che dovrebbe essere già vicino al picco. “Prevediamo che le nuove proiezioni di Francoforte indichino un’inflazione headline leggermente più elevata per il 2027, con la traiettoria dell’indice core sostanzialmente invariata”, precisa Veit.
Mercato troppo pessimista
Peter Goves, head of Developed Market Debt Sovereign Research di MFS IM
Dello stesso parere Peter Goves, head of developed market debt sovereign research di MFS IM, che non vede segnali convincenti di una solida ripresa ciclica. “La stabilizzazione dei dati sulla crescita non è sufficientemente forte da suscitare preoccupazioni significative in materia di inflazione”, rimarca. Per questo, ritiene ingiustificate le aspettative di mercato relative a tre ulteriori aumenti di 25 punti base, ammettendo tuttavia di essere meno convinto riguardo al percorso esatto oltre il 2,50% del tasso di riferimento. A suo parere, Lagarde dovrebbe mantenere un margine di manovra ed evitare di impegnarsi in anticipo su un’altra mossa, ribadendo l’approccio basato sui dati, riunione per riunione. “Non prevediamo una forte resistenza ai prezzi di mercato, anche se le aspettative di tassi vicini al 3% nel 2027 appaiono eccessive se gli effetti di secondo ordine rimangono contenuti”, sottolinea. La sua previsione è quindi di un aumento di rendimento lungo la curva dei Bund, “poiché il mercato sconta un percorso di politica monetaria che presuppone sempre più un orientamento restrittivo, mentre le evidenze di pressioni inflazionistiche interne diffuse rimangono limitate”.
Secondo Rob Waldner, head of IFI Strategy and Macro Research di Invesco, i rendimenti cominciano ad apparire interessanti, con un elevato sconto dei rialzi dei tassi e un premio a lungo termine più elevato. Tuttavia, averte, “per il momento manteniamo una posizione neutrale, data la preoccupazione della BCE che ripetuti shock negativi dal lato dell’offerta, combinati a una debole crescita della produttività, possano mantenere l’inflazione al di sopra dell’obiettivo per un periodo più lungo”. Per l’esperto, l’aumento dei prezzi dell’energia richiederà probabilmente misure di sostegno fiscale da parte dei governi dell’Eurozona, mentre le richieste di maggiori spese per la difesa e per la transizione energetica si stanno intensificando: “Tutti fattori che probabilmente aumenterebbero i premi di rischio delle obbligazioni a lungo termine”, conclude.
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