Ad agosto il carovita è balzato al 3,3% spinto dai costi energetici, mentre il dato core è arretrato. Per i gestori, una nuova stretta è in arrivo ma per i prossimi mesi ogni ipotesi resta sul tavolo
La guerra tra USA e Iran fa impennare l’inflazione nell’Eurozona. Ad agosto i prezzi dell’Area sono tornati sopra il 3% spinti quasi esclusivamente dal balzo dei costi energetici, attestandosi al 3,3% dal 2,9% di luglio. Si rafforzano quindi le già solide argomentazioni a favore di un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca centrale europea che si riunirà giovedì prossimo. Nel frattempo, il calo del dato core, quello al netto delle componenti più volatili come cibo e energia, fa ancora sperare che i policymaker possano poi fermarsi a ottobre e tornare a intervenire, se necessario, a dicembre.
Secondo la stima preliminare di Eurostat, il mese scorso il carovita ha raggiunto il valore più alto da tre anni, così come preventivato dagli analisti. Su base mensile, l’indice è salito allo 0,4%, dallo 0,2% di trenta giorni prima, in linea con il consensus. A far da traino sono stati i prezzi dell’energia, spinti dalla corsa di petrolio e gas naturale e dall’aumento dei margini di raffinazione: la componente energetica è infatti balzata al 14,3% dal precedente 10,3%. Tuttavia, le pressioni inflazionistiche di fondo sono rimaste moderate. Il dato core, il sorvegliato speciale della Bce, è infatti arretrato al 2,4%, dal 2,5% di luglio, al di sotto delle stime che lo davano fermo al 2,5%. Merito dei prezzi dei servizi, componente più importante e attentamente monitorata del paniere, che ha rallentato al 3,0% dal 3,3% del mese prima.
Aumento scontato a settembre
Il quadro dimostra insomma che l’impennata di petrolio e gas scatenata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz non sta ancora innescando i temuti effetti di secondo livello sull’inflazione che potrebbero portare l’Eurotower a un’azione più incisiva. Per gli analisti, quindi, se un carovita ben oltre il target del 2% e un’economia sorprendentemente resiliente rendono praticamente certo un secondo ritocco dei tassi il 10 settembre dopo quello di giugno, non è affatto scontato che la stretta proseguirà con altri due ritocchi come stimano i mercati. Tuttavia, il conflitto ancora in corso, e ben lontano da una risoluzione, fa temere che, dopo una pausa ad ottobre, Christine Lagarde e colleghi possano tornare a intervenire a dicembre, supportati anche dalle nuove previsioni.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
“I dati di agosto confermano il peso ancora rilevante dei prezzi dell’energia sulle prospettive dell’Eurozona”, analizza Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui la moderazione dell’inflazione core indica come le pressioni sottostanti non abbiano seguito lo stesso andamento. “Per la BCE, la sfida sarà ora capire se il rincaro dell’energia rappresenti un fattore temporaneo o se possa tradursi in pressioni inflazionistiche più persistenti sull’economia nel suo complesso” avverte.
Thomas Hempell, head of macro & market research di Generali Investments
Secondo Thomas Hempell, head of Macro & Market Research di Generali Investments, un aumento dei tassi a settembre appare ormai quasi certo. Tuttavia l’esperto fa notare che i mercati continuano a scontare una BCE eccessivamente aggressiva nelle fasi successive, mentre a suo parere “un ulteriore intervento richiederebbe chiari effetti inflazionistici di secondo livello” che non ritiene probabili. “I rischi legati ai tassi appaiono pertanto contenuti sul tratto breve della curva, ma restano irrisolti su quello lungo”, sottolinea.
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