Per gli asset manager, il balzo dei rendimenti dell’Area sta già rendendo più restrittive le condizioni di finanziamento. Un ritocco dei tassi per fine anno è probabile, ma il ciclo di rialzi potrebbe essere vicino alla fine
Salvo improbabili sorprese, giovedì la Banca Centrale Europea non toccherà i tassi di interesse. Nonostante a settembre il messaggio di Christine Lagarde e colleghi avesse alimentato le attese di un nuovo rialzo a dicembre e, per alcuni osservatori, persino di un ritocco già ad ottobre, la crisi politica e di bilancio francese ha cambiato le carte in tavola. Per gli analisti, infatti, il balzo dei rendimenti obbligazionari dell’Area sta già rendendo più restrittive le condizioni di finanziamento e non è necessario intervenire ulteriormente, nonostante i dati macro lo richiederebbero, con un’inflazione che il mese scorso è aumentata ulteriormente e l’economia che continua a mostrarsi resiliente. Secondo i gestori, una stretta prima di Natale resta comunque probabile, ma il ciclo restrittivo potrebbe essere vicino al termine. Per questo l’attenzione è puntata sulla conferenza stampa della presidente, nella speranza di capire quanto il deterioramento delle condizioni finanziarie pesi sulla funzione di reazione dell’Eurotower.
Per Roger Rueegg, head of Multi Asset Solutions di Swisscanto/Zürcher Kantonalbank, con il prossimo intervento sui tassi atteso a dicembre, la riunione difficilmente genererà particolare volatilità. Tuttavia, le tensioni politiche stanno pesando sull’Eurozona e, a suo parere, le circa tre riduzioni attualmente scontate dal mercato sono eccessivamente ottimistiche. “Ci aspettiamo quindi un indebolimento dell’euro e, considerata la crescita relativamente contenuta degli utili societari, manteniamo un sottopeso sulle azioni europee”, sottolinea.
Sulla ‘via di mezzo’
Konstantin Veit, portfolio manager European Rates di Pimco
Anche per Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, il rintocco dei tassi è rimandato a dicembre. “In presenza di shock energetici, la strategia di Francoforte non consiste nel reagire ai prezzi dell’energia in sé, bensì ai rischi che prezzi energetici più elevati si consolidino nell’inflazione”, rimarca. Aggiungendo che, sebbene il carovita stia aumentando, non vi sono ancora segnali che questa tendenza si stia consolidando: gli effetti indiretti rimangono infatti contenuti e non si rilevano effetti di secondo impatto. Veit evidenza però che le prospettive dell’inflazione per il 2027 e il 2028 saranno più elevate rispetto a quanto previsto alcuni mesi fa e che l’aumento dei tassi d’interesse a lungo termine e l’ampliamento degli spread tra i Paesi dell’Area freneranno la crescita e ridurranno la trasmissione degli effetti più di quanto previsto nelle proiezioni del mese scorso. “Questi elementi suggeriscono che la BCE rimarrà sulla ‘via di mezzo’ in materia di politica monetaria delineata dalla presidente Lagarde all’inizio di quest’anno”, osserva.
Annalisa Piazza, fixed income research analyst di MFS IM
Annalisa Piazza, Fixed Income portfolio manager di MFS Investment Management, prevede che l’Eurotower manterrà un orientamento restrittivo fino a dicembre, con un probabile nuovo aumento di 25 punti base, per poi entrare in un periodo prolungato di tassi invariati nel 2027. “Il bilanciamento dei rischi dovrebbe gradualmente diventare più equilibrato, poiché i rincari energetici, le condizioni di finanziamento più restrittive e l’impatto cumulativo della restrizione monetaria pesano sulla crescita”, spiega. Anche se un ulteriore ritocco all’inizio del nuovo anno non si può totalmente escludere, a suo parere, qualora i prezzi dell’energia tornassero a livelli normali e l’inflazione di fondo rimanesse contenuta, si potrebbe riaprire il dibattito sui tagli nella parte finale del 2027.
La sua visione di base rimane comunque quella secondo cui la Bce si sta avvicinando alla fine del suo ciclo di rialzi e che il mercato sta sovrastimando l’entità di ulteriori strette. E questo, precisa, “suggerisce di assumere selettivamente posizioni lunghe di duration sul tratto breve e intermedio della curva dei rendimenti, mantenendo al contempo un approccio prudente agli spread sovrani, in particolare laddove le incertezze fiscali e politiche rimangono elevate”.
Riflettori su rendimenti ed euro
Per David Zahn, head of European Fixed Income di Franklin Templeton Investments, l’attenzione sarà concentrata sul recente aumento dei rendimenti obbligazionari in Europa e sulla valutazione di quanto questo irrigidimento delle condizioni finanziarie possa incidere sulla necessità di ulteriori rialzi. L’esperto non si aspetta indicazioni particolarmente esplicite, ma ritiene importante cogliere eventuali segnali nel corso della conferenza stampa. “L’aumento dei rendimenti ha quasi certamente esercitato un impatto sull’economia e potrebbe contribuire a rallentare la crescita. Ciò ridurrebbe la necessità di procedere con strette più consistenti”, afferma. A suo parere, la BCE interverrà ancora a dicembre per poi prendersi una pausa, se non addirittura concludere il ciclo. Altro elemento da monitorare è poi l’eventuale commento sull’andamento dell’euro rispetto al dollaro statunitense: “Un ulteriore indebolimento della moneta unica eserciterebbe infatti pressioni al rialzo sull’inflazione, rappresentando quindi un ulteriore fattore da tenere in considerazione”, conclude Zahn.
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