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Il Pil mondiale dovrebbe salire del 2,9% nel 2026 e del 3% nel 2027. Ma oltre alla guerra incombono i rischi legati ai titoli di Stato, investimenti tech ed El Niño. Inflazione rivista al rialzo. Migliora l’Italia, anche per EY
Il boom dell’intelligenza artificiale ha permesso all’economia globale di mostrarsi finora più resiliente del previsto nonostante gli effetti negativi della guerra in Medio Oriente. La diagnosi arriva dall’Economic Outlook intermedio dell’Ocse, che ha rivisto lievemente al rialzo le sue stime di crescita per il 2026, all’1,9% dall’1,8% di giugno. Tuttavia il quadro resta nero: “Le riserve che hanno permesso di attutire lo shock energetico si stanno esaurendo”, ha infatti avvertito il segretario generale Mathias Cormann, che tra i rischi maggiori ha indicato quelli legati ai titoli di Stato, ai rendimenti degli investimenti in AI e all’ondata di calore provocata da El Niño.
Crescita resiliente ma a rischio
La crescita globale “ha registrato un rallentamento” nella prima metà dell’anno, ma “è rimasta resiliente in molti Paesi nonostante gli effetti negativi del conflitto”, scrivono gli economisti parigini. Merito delle “consistenti” scorte di petrolio, dell’offerta aggiuntiva proveniente dalle economie al di fuori del Golfo e delle misure di sostegno adottate dai governi. Oltre a questo, viene poi sottolineato, a far da traino è stato anche il perdurare di un’intensa attività legata all’intelligenza artificiale, che “ha sostenuto gli investimenti, la produzione e il commercio”. Il Pil mondiale crescerà quindi quest’anno del 2,9%, ma nel 2027 si fermerà al 3%, contro il 3,1% della stima di tre mesi fa. Tuttavia, mette in guardia l’Ocse, le prospettive restano “fortemente condizionate dal raggiungimento di una soluzione duratura” alla guerra tra Usa e Iran. Non solo: pesano anche altri potenziali fattori di rischio, come appunto l’instabilità dei mercati energetici, gli eventi meteorologici estremi legati a El Niño, un’impennata dei rendimenti dei titoli di Stato, ritorni degli investimenti in AI inferiori alle attese e i continui cambiamenti nelle politiche commerciali sia in materia di dazi che di restrizioni alle esportazioni. Qualora tali rischi dovessero concretizzarsi, viene precisato, la crescita globale potrebbe ridursi di 0,7 punti percentuali l’anno prossimo e l’inflazione globale salire di 1,1 punti percentuali.
Inflazione in aumento
Proprio il carovita resta uno degli osservati speciali. Secondo le stime, dovrebbe aumentare nel breve periodo, riflettendo il rincaro delle materie prime, per poi attenuarsi gradualmente nel 2027, man mano che la contrazione dei prezzi dell’energia e politiche monetarie più restrittive contribuiranno a limitare le pressioni più generalizzate. La stima è che l’inflazione complessiva del G20 scenda dal 4,1% del 2026 al 3,6% del 2027. Negli Usa, si prevede una risalita al 3,6% quest’anno (da 3,7%) e una discesa al 2,6% il prossimo (da 2,1%). Nell’Eurozona il dato è atteso rispettivamente al 3% e al 2,9%, da 2,4% e 2,1% della precedente previsione.
Usa in corsa, tiene l’Eurozona
Per gli Stati Uniti, la crescita è stata rivista al rialzo e dovrebbe attestarsi al 2,2% nel 2026 e al 2,1% nel 2027, con “i forti investimenti legati all’intelligenza artificiale parzialmente compensati da un rallentamento della spesa dei consumatori e della crescita del reddito reale”. Per l’Eurozona, invece, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi stima un aumento del Pil dell’1% in entrambi gli anni analizzati, grazie al rafforzamento della domanda man mano che i prezzi dell’energia si normalizzeranno e le nuove iniziative nel settore della difesa prenderanno slancio. In Cina, l’espansione è vista contrarsi al 4,5% quest’anno e al 4,2% il prossimo, esattamente come pronosticato a giugno. Migliorano poi le prospettive della Germania che nel 2026 dovrebbe crescere dell’1,1% (+0,4%), mentre resta confermato l’1,1% del 2027. Sempre virtuosa la Spagna, con +2,6% e +1,8% (da +2,2% e +1,7%), mentre peggiorano le stime per la Francia: +0,4% quest’anno e +0,7% il prossimo (da +0,7% e +0,8%).
Migliora l’Italia. Anche per EY
Quanto all’Italia, il Pil tricolore dovrebbe fare meglio di quanto stimato a giugno. L’espansione prevista è ora infatti dello 0,9% per quest’anno, dallo 0,5% precedente. Confermato invece il rallentamento allo 0,6% nel 2027. L’istituzione di Parigi segnala poi un aumento dell’inflazione, iniziato già prima del conflitto in Medio Oriente: dopo l’1,6% del 2025, il carovita è ora atteso in rialzo al 3% nel 2026 (come tre mesi fa) e al 2,6% nel 2027 (da 2,2%). Previsioni al rialzo per il nostro Paese arrivano anche da EY, che nel suo ‘Italian Macroeconomic Bulletin’ vede ora una crescita dell’1% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027, nonostante le tensioni geopolitiche, l’aumento dell’energia e le condizioni finanziarie più restrittive. L’inflazione è attesa al 3% quest’anno e al 2,4% il prossimo, mentre il mercato del lavoro continua a sostenere i consumi, con un tasso di disoccupazione previsto al 5,5% nel 2026. Il deficit è atteso al 3,1% del Pil nel 2026 e sotto la soglia del 3%, al 2,8%, nel 2027, mentre il rapporto tra il debito e il prodotto interno lordo è atteso prima al 138,6% e poi in calo al 137,4%, anche grazie all’effetto del carovita.
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