Investimenti, gli italiani preferiscono fondi comuni e prodotti pensionistici agli Etf
Capital.com: il 41% si sente sopraffatto dalle informazioni finanziarie, meno della media Ue. E solo il 9% è “molto fiducioso” nell’investire in azioni
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L’arte non è più soltanto un oggetto di passione o collezionismo, ma si afferma sempre più come una vera e propria asset class integrabile nella consulenza d’alta fascia. È quanto emerge dagli ultimi dati di Associazione Italiana Private Banking (AIPB), che nell’Annuario 2026 presentato ieri a Milano ha fotografato un mercato globale in forte espansione e capace di suscitare un interesse crescete da parte delle famiglie con patrimoni da gestire.
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Stando ai numeri dell’associazione guidata da Andrea Ragaini, questo mercato si conferma una realtà globale da oltre 2.500 miliardi di dollari con prospettive di crescita fino a 3.500 miliardi entro il 2030. L’investitore tipo è un profilo consapevole e strutturato: l’asset class rappresenta in media il 20% del patrimonio delle famiglie collezioniste, quota che sale al 28% nei grandi patrimoni. Il 40% prevede nuovi acquisti nei prossimi dodici mesi, confermando la dimensione intergenerazionale di collezioni che spesso derivano da eredità. Le preferenze privilegiano i dipinti, seguiti da sculture e arte digitale, mentre il segmento blue-chip mostra resilienza e capacità di preservare valore anche in contesti di volatilità dei mercati finanziari. In Italia circa il 20% delle famiglie private è già esposta al settore, quota che supera quella del private equity delle criptovalute, e quasi un quarto dichiara di voler intensificare la sua presenza. Uno scenario pone che impone agli addetti ai lavori di operare una riflessione sulle strategie per diversificare i portafogli.

Tra le strategie emergenti, i club deal permettono di acquisire quote di opere blue-chip create da artisti del XX secolo di fama internazionale con valori anche superiori ai 500mila euro. Questo approccio strutturato e regolamentato consente infatti ai clienti private di accedere a un asset raro, preservando il capitale e beneficiando di una significativa decorrelazione dai mercati tradizionali. Come ha spiegato Alberto Bassi, che in Italia guida le operazioni del pioniere di settore Matis, l’integrazione nei portafogli dei clienti con patrimonio sopra i 500mila euro rappresenta un’evoluzione naturale della consulenza patrimoniale capace di combinare il rendimento alla gestione del rischio e al valore culturale.
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La consulenza private, già interessata da un processo di evoluzione che la vede proiettata verso un approccio olistico, non può quindi che integrare l’asset class nella gestione complessiva del patrimonio. “Non si tratta solo di valorizzare opere già possedute ma anche di considerare l’arte come componente strutturale dell’asset allocation”, ha detto Ragaini, sottolineando il contributo di questi strumenti nel generare rendimento ma anche decorrelazione dai mercati finanziari tradizionali e preservazione del capitale nel tempo. Ecco allora che, in un simile contesto, il ruolo stesso di private banker è destinato a estendersi: oltre a supportare gli investitori nella scelta delle opere, diventa un vero e proprio advisor per l’integrazione delle opere nel wealth planning.
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Del resto, è già in parte così. Aipb ha infatti spiegato che l’art advisory nel private banking mostra livelli di maturità non trascurabili, seppur differenti. Il 75% delle banche private offre strumenti di gestione delle opere mentre il 63% servizi di valutazione e il 56% assistenza alla compravendita, ma solo il 18% dei clienti accede alla valorizzazione del patrimonio artistico. Il potenziale di crescita è evidente: stando a un sondaggio presentato dall’associazione, il 30% dei clienti si aspetta supporto specifico sul patrimonio artistico ma solo il 19% degli operatori offre un servizio completo di art advisory. Questo gap segnala un’ampia opportunità di rafforzare l’offerta e accompagnare le famiglie nell’integrazione dell’arte nella pianificazione patrimoniale, valorizzando sia il patrimonio culturale sia la componente finanziaria.
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