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Nel suo Global Financial Stability Report, il Fondo Monetario sottolinea che gli istituti italiani sono tra i più vulnerabili agli shock del debito sovrano
Nuova gelata per il governo italiano. A poche ore dal taglio alle previsioni di crescita, il Fmi lancia l’allarme banche. “Le difficoltà di bilancio dell’Italia hanno riacceso i timori sul legame fra il debito sovrano e il settore finanziario nell’area euro”. Anche se i ratio di capitale delle banche sono più alti e misure sono state prese per ridurre gli non performing loan dopo la crisi di Eurolandia del 2011, “c’è ancora il rischio di un riaccendersi del legame fra debito sovrano e settore finanziario” nell’area euro, spiega il Fondo nel Global Financial Stability Report.
Il portafoglio di bond governativi del sistema bancario “è relativamente ampio rispetto agli asset in alcuni Paesi, in particolare Belgio, Italia, Portogallo e Spagna”, prosegue il report che, citando i dati Eba, osserva come i titoli di stato con rating più bassi nelle banche italiane e portoghesi sono aumentati dopo i downgrade dei rating sovrani. “La crescente esposizione ai bond governativi, e i downgrade dei rating sovrani, hanno reso le banche in alcuni paesi più vulnerabili agli shock del debito sovrano”.
Inevitabile dunque l’esortazione agli istituti Ue. Le banche di Eurolandia devono continuare il processo di riparazione e risanamento del loro bilancio, così come gli sforzi per ridurre i non performing loan, afferma il Fmi, invitando a una “prospettiva olistica” nel valutare politiche che affrontino il nodo del legame fra debito sovrano e banche. “Per esempio
potrebbe essere considerata” l’ipotesi di “mitigare la concentrazione” dei rischi nelle banche per la loro esposizione al debito sovrano tramite “politiche coordinate in Europa”.
Quanto alla stabilità finanziaria globale, i rischi di breve termine “sono bassi rispetto agli standard storici, anche se leggermente più alti di quelli riscontrati nell’ottobre 2018. Nel medio termine però restano elevati”, concludono gli economisti del Fondo, mettendo in guardia sulle vulnerabilità esistenti nel sistema finanziario globale e sul “dilemma” delle autorità nell’aiutare la cresciuta senza creare problemi finanziari.