L’economia americana si conferma solida. Ma sullo sfondo resta il rischio che una vittoria di Trump porti a politiche capaci di riaccendere l’inflazione. Positivi gli stimoli di Pechino, mentre l’Europa va verso la ripresa. Dai bond al dollaro, la ricetta di Andrea Delitala (Pictet AM) per sfidare la volatilità
Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management
Mentre gli investitori contano i giorni che li separano dalla prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve, in esito alla quale ci si attende un nuovo taglio dei tassi di interesse, i recenti dati sul Pil del terzo trimestre confermano come l’economia americana stia riuscendo a mantenere un ritmo sostenuto. Sembra dunque trovare conferma lo scenario disegnato da Pictet Asset Management nell’ultimo outlook, dove il team della casa di gestione dedicato alle strategie multi-asset globali (Mago) ha indicato il soft-landing come lo scenario più probabile per gli USA. Eppure, alcune incognite restano all’orizzonte: a partire dalla possibilità che una vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali del 5 novembre dia nuovo impulso all’inflazione e modifichi il rapporto rischio-rendimento delle asset class. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto Adrea Delitala, responsabile della divisione Euro Multi Asset della società, per capire cosa aspettarsi e come preparare il portafoglio.
Nel vostro outlook, vedete rafforzarsi lo scenario di soft landing per gli Stati Uniti. Se così fosse, c’è il rischio che la Fed stupisca in negativo e allenti il ritmo dei tagli rispetto a quanto si attendono i mercati?
Lo scenario di soft-landing è endogeno alle scelte della Fed: l’atterraggio del ciclo ribassista verso tassi del 3,5% è coerente con un assestamento della crescita verso il potenziale (circa 1,8%) e un tasso di inflazione vicino all’obiettivo del 2%, come prefigurano le proiezioni che la banca centrale ha annunciato a settembre. Se però il tenore dell’attività economica si discostasse da questo tracciato virtuoso, l’istituto darebbe seguito al suo essere data dependent e reagirebbe di conseguenza. Questa consapevolezza potrebbe sfociare in una certa volatilità del reddito fisso, poiché il mercato tenderà ad amplificare le implicazioni dei dati in uscita. La contropartita è una maggior stabilità macroeconomica, almeno negli auspici del presidente Jerome Powell, fatte salve quelle misure economiche inflazionistiche che potrebbero essere attuate in caso di vittoria di Trump e dei Repubblicani in entrambe le Camere del Congresso. Sull’orizzonte più lungo, invece, gli investitori scontano già meno tagli rispetto alle proiezioni e sono quindi meno vulnerabili a sorprese negative.
Passando all’Europa, quanto sono concreti i rischi per la crescita derivanti dell’economia tedesca e dalla crisi del deficit di Parigi?
La crescita europea è esigua dal quarto trimestre del 2022 e la Germania è stato il Paese più colpito dallo stravolgimento degli equilibri energetici nell’Eurozona post-invasione della Russia in Ucraina. Ad aggravare la situazione ciclica, nel 2023 la BCE ha proseguito l’atteggiamento restrittivo al fine di contrastare l’impennata dell’inflazione. Con l’avvio del ciclo di tagli a giugno 2024, e a fronte di una situazione energetica stabilizzata, riteniamo che il Vecchio Continente possa finalmente vedere la tanto attesa ripresa. Sulle prospettive di più lungo periodo, come ben analizzato nel rapporto Draghi, servono però riforme strutturali per sperare in un potenziale di sviluppo più elevato.
Le novità maggiori riguardano però Cina e Gaza. Che impatto avranno sugli investitori gli stimoli arrivati da Pechino? Come invece l’escalation in Medioriente può influenzare la dinamica dei prezzi? Con il petrolio che è tornato a salire, c’è infatti chi teme un ritorno di fiamma dell’inflazione.
Le misure annunciate da Pechino vanno nella giusta direzione: sollevare i consumi e l’immobiliare con stimoli monetari, oltre a sostenere il mercato azionario. Ecco perchè crediamo che, se pienamente implementati, potrebbero spingere il PIL del Paese tra il 6% e l’8%. Si tratta quindi di interventi credibili e che hanno già avuto impatto positivo sul sentiment. Tuttavia, per un effetto duraturo e strutturale, sarà necessario vedere un ritorno di fiducia domestica che preannunci una ripresa dei consumi. Le dinamiche mediorientali hanno invece visto un picco conflittuale e di complessità quando hanno preso quota le ipotesi di coinvolgimento diretto dell’Iran. Ciò non ha però destabilizzato il petrolio, più influenzato da dinamiche domanda-offerta che oggi vedono il mercato in surplus. In questa fase, salvo un’escalation militare che veda l’intervento di Washington, riteniamo che i rischi di rialzo dei corsi petroliferi siano limitati: eventuali effetti sui prezzi potrebbero piuttosto arrivare dalle elezioni USA.
Si riferisce agli impatti dell’eventuale vittoria di Trump sull’inflazione dei servizi? Poiché è l’immigrazione che sta riequilibrando il mercato del lavoro USA, da cui dipende gran parte delle pressioni sui prezzi in questo segmento, diversi analisti credono infatti che le strette sugli ingressi promesse dal tycoon possano ripercuotersi negativamente sulla dinamica del carovita.
L’immigrazione è indubbiamente un tema molto importante e che ha permesso il riequilibrio del mercato del lavoro negli Stati Uniti in questi ultimi anni. Biden ha da subito annullato tutti gli ordini presidenziali di Trump che consentivano agli Stati del Texas, dell’Arizona e del New Mexico di essere più aggressivi nel respingere gli ingressi irregolari: il risultato è stato che l’immigrazione è aumentata in modo esponenziale nei primi tre anni del suo mandato. Se il candidato repubblicano dovesse vincere, assisteremmo a un cambiamento di regime enorme in materia e il mancato afflusso di nuova forza lavoro porrebbe rischi di dinamiche salariali più vivaci.
Dal suo intervento a EFPA è emerso come la principale differenza tra realtà e percezione si sia riscontrata negli ultimi anni sull’azionario, con l’asset class che riservava opportunità ma il mercato italiano refrattario a comprarla. Qual è posizionamento della casa rispetto a questo segmento?
Il risparmio italiano è da sempre sottoesposto al capitale di rischio a favore delle obbligazioni. Ad aggravare lo svantaggio di questa idiosincrasia, nel ciclo economico-finanziario post-pandemico, la volatilità è aumentata maggiormente proprio sui bond e le azioni, soprattutto americane, hanno mostrato un miglior profilo rendimento-rischio relativo. Ciononostante, dopo la forte risalita dei tassi nel 2022, i risparmiatori sono stati nuovamente attratti dai ritorni del reddito fisso e si sono allontanati dell’equity alla vigilia di due anni particolarmente favorevoli in termini di performance. Le strategie più bilanciate o multi-asset hanno offerto in questa fase (e offrono ancora) un profilo di investimento certamente più efficiente e, al contrario dei bond, hanno generalmente recuperato le perdite del 2022 grazie a una calibrata esposizione azionaria.
Quali caratteristiche ha il fondo Pictet Multi Asset Global Opportunities e come sta affrontando il post sell-off di agosto?
La strategia di investimento di Pictet MAGO assembla le principali classi di attivo, come azioni e obbligazioni, massimizzando il ritorno atteso sotto vincolo di coerenza con la tolleranza al rischio. Un elemento cruciale è poi la diversificazione, perché la de-correlazione tra classi di attivo porta a migliorare il rapporto rischio-rendimento di un portafoglio multi-asset rispetto ai suoi singoli componenti. Sotto questo profilo, il ritorno alla normalità del regime di correlazioni ha permesso una costruzione più tradizionale: viene cioè dato più spazio all’obbligazionario ma a patto di gestirlo attivamente tra regioni, emittenti e durata finanziaria. Quest’ultima variabile è stata ridotta al disotto del livello normale, circa tre anni e mezzo, proprio a causa del rischio Trump e lo stesso vale per la maggiore esposizione al dollaro USA.
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Per il portfolio manager di Janus Henderson Investors, l’asset class va letta come un universo di società globali, resilienti e spesso ancora sottovalutate rispetto ai competitor. Nel portafoglio entrano finanziari, risorse scarse, AI applicata e una domanda politica cruciale: come l’Europa può tornare a finanziare innovazione e crescita
Il gestore della casa invita alla prudenza sulla parte lunga dei Treasury, dove i rendimenti possono salire ancora di circa 50 punti base. Ma vede avvicinarsi il momento per iniziare ad estendere la duration in Europa. ABS ed emergenti le novità nel credito, con la selezione a fare da spartiacque. E attenzione al boomerang AI
L’asset class sfiora i 300 miliardi di euro e si prepara a un ulteriore ampliamento trainato da USA, energia, e AI. Per il global head of Fixed Income della casa, la compressione dei differenziali rende però decisivi il confronto tra strutture, il posizionamento sulle call e l’analisi bottom-up degli emittenti
Secondo il gestore obbligazionario Anthony Kettle, la dispersione delle valutazioni apre spazi nel credito corporate. Mentre sul fronte sovrano il focus si sposta sull’America Latina. Ma per proteggersi dagli shock, meglio guardare all’azionario
Secondo Sumant Wahi di Man Group il valore si sta spostando verso infrastrutture, software e applicazioni. Tra valutazioni elevate e ruolo crescente della Cina, per gli investitori diventa decisivo distinguere i vincitori dai semplici protagonisti del rally
Per il gestore della casa Fabio Viola, rendimenti ancora interessanti e fondamentali solidi sostengono il comparto. Ma con spread già compressi diventa cruciale la selezione degli emittenti. “Preferenza per finanziari e scadenze da tre a sette anni”
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Con rendimenti vicini al 6% e default attesi in calo, Columbia Threadneedle vede valore nel credito speculativo del Vecchio Continente. Ma in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche e spread compressi, la selettività resta decisiva e le strategie a breve offrono una protezione aggiuntiva contro la volatilità
Per l’ad di Payden&Rygel Italia, Fed e BCE si muoveranno a velocità diverse. Ma rendimenti più alti, dislocazioni sulla curva, cartolarizzati ed emergenti aprono spazi interessanti per chi sa costruire portafogli su misura
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