Il membro del comitato esecutivo di Francoforte invita la banca centrale alla moderazione nei tagli futuri proprio mentre cresce la speranza in un taglio dello 0,25% a settembre. Ma sull’inflazione vede rosa: “Fiduciosi di raggiungere il 2% entro il 2025”. Occhi puntati sui servizi
Nonostante si stia rafforzando la fiducia degli investitori in un nuovo taglio dei tassi nell’Eurozona, con gli analisti sempre più convinti di una nuova sforbiciata il 12 settembre, la Banca Centrale Europea non smette di predicare cautela sulla traiettoria a medio e lungo termine della sua politica monetaria. L’ultimo intervento in tal senso è arrivato da Isabel Schnabel, noto membro falco del comitato esecutivo di Francoforte, che durante un meeting in Estonia ha sottolineato come allentare la pressione sul costo del denaro troppo velocemente e sottovalutare le sfide all’orizzonte siano errori da non commettere. Parole pronunciate quasi a voler raffreddare l’entusiasmo dei mercati dopo la pubblicazione di dati su occupazione e inflazione decisamente incoraggianti per l’economia del Vecchio Continente.
Isabelle Schnabel, membro tedesco dell’executive board della BCE
“Poiché l’attuale livello dell’inflazione complessiva sottovaluta le sfide che la politica monetaria deve ancora affrontare”, ha dichiarato Schnabel a Tallin, “la BCE non dovrebbe abbassare i tassi di interesse troppo rapidamente”. Dal suo punto di vista, dunque, il ritmo dell’allentamento monetario non può essere meccanico ma deve basarsi su dati e analisi”. Tradotto: “Meglio procedere per gradi e con cautela”. La banchiera centrale ha infatti avvertito che, mentre l’inflazione dei beni è tornata alla media pre-pandemica con un ritmo veloce, quella dei servizi si attesta ancora al doppio del valore 1999-2019. Circostanza che restituisce al settore terziario un’incidenza di oltre il 60% sul carovita complessivo da inizio anno.
Ma l’inflazione al 2% è possibile già nel 2025
Nel discorso della tedesca non sono però mancate aperture ottimistiche. Guardando avanti, la funzionaria ha detto che “i dati arrivati finora hanno largamente confermato le prospettive di base e rafforzato la fiducia che permangano le condizioni affinché l’inflazione torni all’obiettivo del 2% entro la fine del 2025”. Non solo: Schnabel ha anche sottolineato che, in un mondo complesso e mutevole come quello di oggi, l’analisi degli scenari è l’unico strumento capace davvero di “proteggerci dal cadere vittime dell’incertezza e dell’eccesso di sicurezza dei modelli predittivi”. Un chiaro riferimento alle tensioni internazionali, che possono modificare lo scenario “rapidamente”.
Intanto gli investitori del Vecchio Continente hanno salutato con entusiasmo le ultime rilevazioni sul mercato del lavoro, tali da allontanare l’ipotesi di una contrazione dell’economia e far viaggiare in positivo i maggiori listini. A luglio il numero di occupati italiani ha infatti superato di 9mila unità la soglia dei 24 milioni e il tasso di impiego ha così registrato il nuovo record del 62,3%. In miglioramento nello stesso mese anche la disoccupazione della Penisola, che è scesa al 6,5% (-0,4 punti) insieme a quella giovanile (-0,6 punti al 20,8%), mentre il dato tedesco di agosto resta stabile al 6% nonostante Berlino sia sull’orlo della recessione. Nello specifico, le richieste di disoccupazione sono aumentate di 2mila unità contro le 16mila stimate dagli analisti.
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