Nuovo aumento dello 0,25%. Lagarde: “Non faremo pause come la Fed, inflazione troppo alta”. Riviste al rialzo le stime sui prezzi, al ribasso quelle sul Pil. Gli asset manager temono altre strette
Nessun tentennamento, nessuna pausa. Nonostante l’economia dell’Eurozona inizi a vacillare. La Banca centrale europea ha attuato l’ottavo ritocco consecutivo dei tassi d’interesse, aumentandoli dello 0,25%, e si è mostrata ancora convintamente hawkish, preannunciando come “molto probabile” un’ulteriore stretta nella prossima riunione di luglio. Il tutto, naturalmente, a patto che i dati lo rendano necessario. “L’inflazione è diminuita ma dovrebbe rimanere troppo elevata per un periodo di tempo troppo prolungato. Il consiglio direttivo è determinato ad assicurare il ritorno tempestivo all’obiettivo del 2% nel medio termine”, viene spiegato nel comunicato finale dai banchieri centrali, che non hanno deciso unanimemente ma “a larga maggioranza”.
Il tasso sui rifinanziamenti principali sale dunque al 4%, quello sui depositi al 3,50% e quello sui prestiti marginali al 4,25%: il livello più alto degli ultimi 22 anni. Un mossa arrivata a meno di 24 ore da quella della Federal Reserve americana, che ha deciso di fermarsi per un turno e dalla quale la presidente Christine Lagarde in conferenza stampa ha preso le distanze. “Non ho approfondito la decisione del mio collega Powell. Per quanto riguarda la Bce, molto probabilmente continueremo ad alzare i tassi nel prossimo meeting e non stiamo pensando a una pausa. Abbiamo finito? No, non siamo ancora a destinazione”, ha spiegato la numero uno dell’Eurotower. D’altra parte, ha chiarito, le “prospettive di inflazione sono ancora troppo alte”. E a preoccupare sono soprattutto il mercato del lavoro e le pressioni salariali, che “stanno diventando una fonte di inflazione sempre più importante”.
Inflazione rivista al rialzo, giù le stime sulla crescita
Intanto, mentre resta confermato lo stop ai reinvestimenti del Programma d’acquisto di titoli a partire da luglio, l’Eurotower ha modificato le sue proiezioni su crescita e carovita. Quest’ultima è sta rivista al rialzo: al 5,4% nel 2023, al 3% nel 2024 e al 2,2% nel 2025. “Gli indicatori delle pressioni di fondo sui prezzi rimangono elevati, sebbene alcuni di essi mostrino timidi segnali di attenuazione. Gli esperti hanno rivisto al rialzo le stime al netto della componente energetica e alimentare, in particolare per quest’anno e il prossimo, a causa dei passati aumenti inattesi e del vigore del mercato del lavoro”, si legge. Ora gli economisti di Francoforte ritengono che l’inflazione core raggiungerà il 5,1% nel 2023, prima di scendere al 3% l’anno seguente e al 2,3% nel 2025. Revisione al ribasso, invece, per il Pil: salirà dello 0,9% entro dicembre, dell’1,5% nel 2024 e dell’1,6% nel 2025.
La view dei gestori
Altaf Kassam, responsabile Investment Strategy and Research di State Street Global Advisor per l’area Emea
Per Altaf Kassam, head of investment strategy & research per l’area Emea di State Street Global Advisors, la decisione di Francoforte ha avuto un’impronta decisamente aggressiva. “La Bce doveva affermare in modo chiaro che non aveva alcuna intenzione di allentare il tiro”, spiega. Dal suo ragionamento si evince un probabile aumento di 25 punti base in occasione del meeting di luglio ed emerge come la politica rimarrà restrittiva per diverso tempo. “I rischi per l’outlook restano al rialzo ma con un’incertezza crescente. La mancanza di una chiara indicazione sul fatto che il ciclo di rialzi si concluderà a luglio potrebbe spingere il mercato a non prezzare alcuni dei tagli attesi per il 2024”, afferma.
Dave Chappell, fixed income senior portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments
Dave Chappell, senior fixed income portfolio manager di Columbia Threadneedle Investments, ritiene che l’istituto centrale abbia stupito per le consistenti revisioni al rialzo dell’inflazione core al 2023 e 2024. “Sebbene qualsiasi aggiustamento delle politiche dipenda dai dati, un contesto di stallo della crescita, di indebolimento del settore manifatturiero e di inasprimento delle condizioni di credito non poteva che prospettare un ulteriore inasprimento”, osserva. Per poi concludere: “Occorre allentare il mercato del lavoro, un processo molto difficile da gestire una volta avviato”.
Secondo Antonella Manganelli, ad e responsabile investimenti di Payden & Rygel Italia, la Bce non vuole contraddire l’attesa del mercato per un tasso terminale del 3,75-4%. La dimensione del bilancio e il Pepp, per l’esperta, diventeranno invece argomento di conversazione una volta raggiunto questo target. “La reazione immediata degli investitori è stata uno storno dei governativi, subito controbilanciata dall’arrivo dei dati sui sussidi di disoccupazione americani in lieve aumento. Il cambio euro-dollaro in forte rialzo prezza prevalentemente le aspettative di differenziale di tasso”, evidenzia.
Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte
Per Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, la reazione di mercato evidenzia un’accentuazione ulteriore dell’inversione della curva tedesca. “Un segnale soprattutto della percezione degli operatori, secondo cui spingersi troppo oltre nel rialzo dei tassi può impattare molto più negativamente sulla crescita rispetto ai potenziali benefici in termini di contenimento dell’inflazione”, fa notare. Quanto al futuro, l’esperto conferma un tasso di deposito al 3,75% in esito alla riunione del 27 luglio e un’eventuale estensione al 4% in quella del 14 settembre. “Questa seconda ipotesi sarà il frutto della ponderazione di due fattori opposti: il calo dell’inflazione, determinato dalla componente servizi, e l’impatto marcato sulla crescita determinato da un eccessivo rialzo dei tassi”, conclude.
Un ritocco, quello di settembre, molto probabile anche per Felix Feather, analista economico europeo di abrdn, che cita il tasso di crescita dei salari ancora molto elevato. “Con una politica già in territorio restrittivo e gli effetti ritardati dei precedenti rialzi, che si stanno facendo sentire sull’economia reale, gli investitori devono fronteggiare non solo tassi più alti ma anche un’inflazione ancora elevata e la possibilità di una recessione determinata dalla politica monetaria nel corso dell’anno”, avverte.
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