A settembre l’economia britannica si è inaspettatamente contratta dello 0,1%. In calo anche la produzione industriale. Per gli analisti, il piano delle Cancelleria per stimolare gli investimenti può funzionare
Doccia gelata per il governo laburista britannico. A sorpresa, a settembre l’economia di sua maestà si è contratta e nel terzo trimestre la crescita è rallentata, minando le ambizioni della ministra delle Finanze, Rachel Reeves, che ha promesso una ripresa sostenuta. Secondo l’Office for National Statistics, il PIL è sceso dello 0,1% mese su mese, a causa dei ribassi del settore manifatturiero, delle comunicazioni e dei servizi, contro le attese degli economisti di un aumento fra lo 0,1% e lo 0,3% e contro il +0,2% segnato in agosto. Nel periodo luglio-settembre la crescita si è dunque attestata a un modesto +0,1%, meno del +0,5% messo a segno nel trimestre precedente.
Non solo. Segnali negativi sono arrivati anche dalla produzione industriale, che sempre a settembre è diminuita dell’1,8% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente e dello 0,5% su base mensile. “Il miglioramento della crescita economica è al centro di tutto ciò che sto cercando di realizzare, ed è per questo che non sono soddisfatta di questi numeri”, ha commentato Reeves. Aggiungendo che ora l’impegno del governo sarà quello di “garantire l’espansione attraverso gli investimenti e le riforme”.
Speranze di ripresa nel lungo periodo
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
“L’economia britannica continua a fare i conti con una crescita anemica: se nella prima metà dell’anno ha mantenuto per un breve periodo il primato tra i Paesi del G7, i dati odierni indicano che questo slancio è praticamente svanito”, osserva Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm. Per l’esperto, con le ultime misure fiscali che dovrebbero incrementare il PIL di circa 0,75 punti percentuali nel corso del prossimo anno, rimangono vive le speranze di una ripresa nel lungo periodo. Tuttavia, dato che il bilancio del governo laburista, basato su un aumento delle tasse, dovrebbe alimentare l’inflazione, l’esperto avverte che “bilanciare la crescita con la stabilità rimane una sfida ardua per i policymaker”.
Oltre ad aver annunciato aumenti fiscali pari a 40 miliardi di sterline (quasi 50 miliardi di euro), la Cancelliera dello Scacchiere ha anche promesso un rinnovamento delle norme nel settore finanziario britannico, “gioiello della corona”, colpevoli a suo parere di aver frenato l’economia. In particolare, ha assicurato una deregulationdel settore bancario rispetto alle restrizioni imposte in seguito alla crisi del 2008, affermando che la cornice normativa è “andata troppo oltre” fino a “soffocare la crescita”. Inoltre ha deciso di contrastare il massiccio sottoinvestimento dei fondi pensione britannici in attività nazionali, annunciando che consoliderà circa 60 schemi pensionistici a contribuzione definita e 86 schemi pensionistici degli enti locali, per renderli più efficienti dal punto di vista dei costi e abbastanza grandi per finanziare progetti ambiziosi. L’obiettivo è creare dei ‘megafondi’ pensionistici che, secondo le stime del Tesoro, sbloccheranno fino a 80 miliardi di sterline (96 miliardi di euro) di investimenti in aziende e infrastrutture.
“Ispirati ai modelli di successo adottati da Australia e Canada, dove questi fondi pensione sfruttano le loro dimensioni per investire in modo significativo nelle infrastrutture e nei settori in forte crescita, i megafondi hanno il potenziale per convogliare capitali consistenti nell’economia del Regno Unito”, spiega Flax. Per l’esperto, se la frammentazione del panorama pensionistico britannico limita queste opportunità, il consolidamento previsto da Reeves potrebbe insomma “offrire la scala necessaria per sostenere investimenti nazionali più incisivi e strategici, che dovrebbero aumentare la liquidità e, in ultima analisi, ricompensare i risparmiatori britannici”.
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