Il sentiment resta stabile o migliora in tutte le asset class. Il 43% incrementerà gli investimenti. La survey Goldman Sachs Asset Management
Gli investitori nei mercati privati si confermano ottimisti e prevedono opportunità di performance stabili o migliori nel corso del prossimo anno, con un’attesa particolarmente positiva per le strategie sui real asset. È quanto emerge dalla Private Markets Diagnostic Survey 2025 di Goldman Sachs Asset Management, che fotografa un clima di fiducia in aumento o linea con l’anno scorso nonostante la consapevolezza dei rischi legati alle tensioni geopolitiche e commerciali.
L’indagine ha analizzato sentiment e aspettative di oltre 250 general partner e limited partner a livello globale, rivelando anche maggiori attese legate alla generazione di liquidità attraverso diverse modalità di exit. Inoltre la maggioranza degli LP ha una sottoesposizione agli alternativi piuttosto che una sovraesposizione e sta quindi espandendo i propri programmi verso nuove strategie e strutture innovative. Tra le asset class, la maggior parte degli intervistati stima andamenti stabili o in miglioramento in quattro specifici segmenti: infrastrutture (93%), private equity (82%), real estate (81%) e private credit (70%).“Il volume di spesa pubblica e privata sta fornendo sostegno alle infrastrutture”, spiega l’esperto di Goldman Sachs Tavis Cannell, secondo cui le opportunità legate ad AI e digitalizzazione sono “ampie e interessanti”. Peril collega Jim Garman, resta attrattivo anche l’immobiliare ma “la selezione settoriale e degli asset è cruciale”.
Più ottimismo sulla capacità di generare liquidità
Michael Bruun, global co-head of Private Equity di Goldman Sachs
I general patners indicano le valutazioni come principale sfida per i nuovi investimenti, con il 63% che le ritiene centrali. Lo stesso vale per le operazioni di uscita, dove è il 60% a citarle come principale criticità subito dopo l’incertezza macroeconomica. I GP prevedono poi un forte aumento delle exit tradizionali, in particolare i disinvestimenti strategici e le sponsor sale: nel primo caso, la quota di chi prevede di utilizzarli è passata dal 56% all’80%; nel secondo, la variazione è stata dal 42% al 70%. Il 63% pensa inoltre di poter ricorrere, almeno in parte, alle IPO (erano il 35%). “Le valutazioni restano elevate ma mercati dei capitali solidi e costi di finanziamento più bassi rendono comunque favorevole l’attività di dealmaking”, sottolinea il global co-head of private equity della società Michael Bruun. Gli stessi soggetti si mostrano anche più propensi a ricorrere a strumenti alternativi: il 30% prevede di utilizzare i continuation vehicle rispetto a meno del 20% dello scorso anno, mentre cresce di sei punti percentuali la quota di quelli disposti almeno in parte a farne uso. Gli LP, dal canto loro, adottano un approccio più attivo nella gestione della liquidità e nel ribilanciamento dei portafogli attraverso i mercati secondari: il 17% ha venduto partecipazioni sui mercati secondari quest’anno (11% nel 2024) e la maggior parte presenta livelli di allocazione inferiori o in linea con i target.
Gli LP continuano poi a rafforzare la propria esposizione, con la maggior parte che mostra allocation ancora inferiori ai target: per le infrastrutture, il 45% è infatti attualmente sottoesposto contro il 9% sovraesposto: per il private credit, le percentuali sono del 43% e del 12%; per il private equity, del 35% e del 21% e, per il real estate, del 26% e del 25%. Co-investimenti (62%) e secondari (45%) le aree meno presidiate. Sale intanto la partecipazione al mercato secondario: il 53% come investitori in fondi dal 50% del 2024, il 23% come acquirenti diretti (contro il 21%) e il 17% come venditori diretti (contro l’11%).
Ritmo degli investimenti stabile o in aumento
Nonostante il rallentamento delle distribuzioni, la maggior parte degli LP continua a investire allo stesso modo o a un ritmo superiore rispetto all’anno scorso. Il principale fattore che influenza i piani di investimento è però proprio la scarsità di distribuzioni (31%), con il 45% che segnala un rallentamento del ritmo o una riduzione degli importi impegnati. Altri fattori che incidono sono poi le modifiche ai target di allocazione (30%), l’utilizzo di differenti tipologie di strutture di fondi (13%) e l’aumento delle esigenze di liquidità (11%). L’83% prevede poi di impiegare la stessa o una maggiore quota di capitale rispetto all’anno precedente nelle strategie dei mercati privati, proseguendo il trend positivo degli ultimi tre anni. Il 43% incrementerà gli investimenti anno su anno rispetto, contro il 39% del 2024. Solo il 17% stima di ridurli (erano il 21%), mentre un ulteriore 40% manterrà il ritmo dell’anno scorso. Dall’indagine emerge anche che gli allocatori continuano a rafforzare i legami con i propri GP ma che al tempo stesso cercano nuovi partner nella prospettiva di generare alpha o specializzazione. Gli operatori di mercato concentrano inoltre l’attenzione sull’impatto che l’intelligenza artificiale potrà avere sull’industria, con il 41% che la considera il principale fattore di evoluzione.
Cresce l’interesse degli istituzionali per i veicoli evergreen
Cresce l’attrattività delle strutture evergreen, che si estende oltre il canale wealth. Oltre il 30% degli istituzionali ha infatti già investito o sta valutando tali veicoli per il private equity e le infrastrutture. Oltre la metà lo fa per il private credit e più del 40% per il real estate. Inoltre, più dell’80% dei grandi GP offre o sta prendendo in considerazione strutture evergreen contro circa uno su quattro tra i gestori con meno di dieci miliardi di dollari di AuM.
Geopolitica in testa alle preoccupazioni
Nel complesso, i conflitti geopolitici si confermano per il secondo anno consecutivo come il rischio più rilevante. L’instabilità politica e i dazi doganali (due nuove opzioni di risposta introdotte quest’anno) si collocano rispettivamente al terzo e al quarto posto. Le risposte variano tuttavia per area geografica: i partecipanti delle Americhe, in particolare i GP, si sono infatti mostrati significativamente più preoccupati per le valutazioni gonfiate. Meno di un terzo dei rispondenti ha poi indicato il pericolo di recessione, che era la prima preoccupazione nel 2023 e la terza lo scorso anno. Anche i timori relativi ai tassi di interesse si sono attenuati, soprattutto tra i GP. Infine, rispetto allo scorso anno, i partecipanti alla survey sono significativamente meno preoccupati per il costo e la disponibilità dei finanziamenti.
Secondo il report di Peregrine Communications, il 73% dei wealth manager e private bank mostra una presenza visibile negli alternativi. Ma solo il 40% dispone di una sezione dedicata online. La distanza tra capacità d’investimento e abilità di raccontarla rischia di diventare un nuovo fattore competitivo
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato