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Secondo una ricerca della casa, il settore è destinato a triplicare il suo valore attuale nel giro di un decennio. Merito di un mix di benefici strutturali che spingeranno gli investitori istituzionali a virare verso queste soluzioni. Nel mid market le migliori opportunità
I continuation fund non sono più uno strumento con cui far fronte al rallentamento delle exit, ma stanno diventando una componente sempre più strutturale per il private equity. È questa la conclusione della nuova ricerca di Schroders Capital, secondo cui il valore globale delle operazioni di GP-led secondaries supererà i 330 miliardi di dollari entro il 2035. Un dato tre volte superiore al record di 109 miliardi registrato nel 2025 e che, considerando il calo dell’incidenza dei fattori ciclici favorevoli dal 14% al 9%, conferma come questo mercato stia attraversando una trasformazione destinata a modificare in modo permanente il funzionamento delle operazioni di buyout.
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Da soluzione tattica a pilastro del private equity
Il modello elaborato dal team Private Equity della casa di gestione ha individuato cinque fattori alla base dell’espansione del segmento: il progressivo allungamento dell’orizzonte di detenzione degli investimenti, la possibilità di continuare a creare valore senza cambiare proprietario, la maggiore efficienza economica dei continuation fund rispetto ad altre soluzioni, la capacità di offrire agli investitori sia rendimenti più prevedibili sia tempi di liquidità più rapidi e un rallentamento delle exit tradizionali che sta accelerando la ricerca di strumenti alternativi per monetizzare gli investimenti. “La nostra analisi dimostra chiaramente che non si tratta di un fenomeno ciclico né transitorio”, ha osservato il cio Nils Rode, sottolineando come questi veicoli consentano ai general partner di mantenere il controllo delle società in portafoglio evitando di rinunciare a raccogliere nuovo capitale e di offrire agli investitori la possibilità di liquidare le proprie partecipazioni.
Un mercato destinato a cambiare il modello dei buyout
Ma crescita dei continuation fund, secondo la ricerca, finirà inevitabilmente per modificare anche la struttura del mercato dei buyout. Le operazioni di secondary buyout tra sponsor degli ultimi 20 anni hanno infatti rappresentato una delle principali modalità di uscita nel private equity, arrivando a pesare mediamente per il 38% del numero delle operazioni e per il 36% del loro valore dal 2006. Più di recente hanno inoltre rappresentato almeno la metà dei nuovi volumi di acquisizione e, nel solo 2025, da un quarto a un terzo dei nuovi investimenti. Proprio questo segmento è quindi destinato a essere progressivamente sostituito dalle operazioni di continuation. Le stime di Schroders indicano infatti che, entro il 2035, circa il 5% del deal flow complessivo dei buyout mid e large cap potrebbe migrare verso veicoli di continuazione, consentendo alle società di qualità di proseguire il proprio percorso di crescita senza dover essere cedute a un nuovo fondo. Secondo Rode, la vera innovazione non consiste tanto nel fatto che le imprese restino più a lungo nel private equity quanto più nella possibilità di vedere questa stessa dinamica svolgersi senza un cambio del gestore. Un modello che modifica profondamente il modo in cui il valore viene creato e distribuito lungo il ciclo di investimento.
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Perché piacciono agli investitori
Oltre a garantire una soluzione agli asset manager che ritengono prematuro cedere le migliori partecipazioni, i continuation fund rispondono anche a un’esigenza crescente da parte degli investitori istituzionali. Rispetto ai tradizionali buyout, infatti, permettono di investire in società non solo già conosciute ma anche con un track record operativo consolidato e in una fase di trasformazione aziendale già avviata: tutte caratteristiche che contribuiscono, ancora una volta, a rendere più prevedibili i rendimenti e ad accelerare i tempi di distribuzione della liquidità. Ed è proprio questa capacità di unire al minore rischio una maggiore visibilità sui flussi di cassa e costi generalmente inferiori che continuerà ad alimentare la domanda nei prossimi anni, analizzano gli esperti di Schroders nel report, sostenendo l’espansione del segmento perfino in presenza di una graduale normalizzazione del mercato delle exit come quelle vista negli ultimi anni.
Opportunità nel lower mid-market
Pur a fronte di una crescita dell’intero comparto, l’area in cui Schroders individua le maggiori opportunità di crescita è il segmento lower mid-market. Analizzando il deal flow tra il 2022 e il 2024, la società ha infatti rilevato che oltre due terzi delle potenziali operazioni valutate riguardavano aziende con un enterprise value inferiore a 750 milioni di dollari. Per il senior Investment director Petr Poldauf, questo mercato presenta inoltre diversi vantaggi strutturali: “Un bacino di opportunità più ampio e diversificato, valutazioni spesso più interessanti e un maggiore potenziale di creazione di valore attraverso interventi operativi sulle partecipate”. A ciò si aggiunge una maggiore resilienza rispetto ai grandi buyout, poiché molte aziende della categoria operano prevalentemente nel settore dei servizi domestico e quindi risultano meno esposte alle tensioni geopolitiche o commerciali che continuano a caratterizzare il contesto internazionale. Il manager ha concluso sottolineando come la progressiva maturazione del mercato farà cresce anche la consapevolezza di simili benefici, creando le condizioni per un’ulteriore accelerazione dei volumi già a partire dal 2026.
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