Secondo l’associazione, gli investimenti sono ancora insufficienti per sostenere le transizioni ecologica e digitale. Cipolletta: gli investitori istituzionali veicolino il risparmio verso le imprese
Negli ultimi tre anni il private equity italiano ha raccolto oltre 15 miliardi di euro, con investimenti che hanno coinvolto più di 1.500 società. Una cifra considerevole ma ancora insufficiente per rispondere alle esigenze economiche poste dalla transizione ecologica e digitale. È questo il messaggio che Aifi ha lanciato al Governo nel corso del suo convegno annuale, segnalando come le attuali regolamentazioni vadano allineate a quelle degli altri Paesi per fare in modo che limitino più il settore. Da qui, dunque, l’appello dell’associazione a incentivare gli investitori istituzionali perchè veicolino maggiormente il risparmio dei cittadini verso le aziende nazionali.
Ricchezza media delle famiglie pari a 176 mila euro
Innocenzo Cipolletta, presidente di Aifi
I dati raccolti insieme a Kpmg mostrano che l’Italia è caratterizzata da un tasso di risparmio di 9,8 rispetto al reddito lordo disponibile, con un gruzzolo medio per famiglia di circa 176 mila euro. La ricchezza tricolore è investita perlopiù in immobili e titoli di Stato, a scapito delle imprese che non siano di proprietà. “Fondamentale è l’apporto che casse, fondi, assicurazioni e investitori istituzionali in genere possono dare per veicolare tali risorse a supporto delle attività imprenditoriali nazionali”, ha sottolineato il presidente Aifi Innocenzo Cipolletta. Che ha rimarcato come il nostro Paese sia ricco di famiglie “in cui c’è c’è un forte spazio, anche per il comparto del private banking, di investire in private capital così da alimentare i progetti di crescita e internazionalizzazione”.
Prospettive positive per il 2024
Anna Gervasoni, prorettrice Liuc-Università Cattaneo
Per il private equity, lo scorso anno si è chiuso con un bilancio non entusiasmante: il settore ha segnato un calo sia nella raccolta, pari a 3,8 miliardi di euro rispetto dai 5,9 del 2022, sia negli investimenti, scesi da 23, 7 a 8,2 miliardi. Nonostante questo, le operazioni con equity versato inferiore ai 150 milioni di euro si sono però distinte per una buona tenuta e ha chiuso l’anno con il secondo valore più alto di sempre: 5,2 miliardi. “Il mid market ha dimostrato di essere il focus principale degli operatori”, ha spiegato Anna Gervasoni. Anche se, per la direttrice generale di Aifi, è ora necessario che la raccolta dei fund raising aumenti così da poter moltiplicare le iniziative di investimento. Quanto al 2024, le prospettive sono decisamente migliori. Il primo trimestre si è chiusoinfatti con operazioni per circa 14,6 miliardi di euro, di cui circa 8 miliardi relativi a quelle con private equity. “La flessione dei volumi non ci impedisce di essere ottimisti”, ha osservato Stefano Cervo di Kpmg, secondo cui la probabile discesa dei tassi e la maggiore disponibilità di debito dovrebbero di qui in poi favorire una decisa ripresa.
Cipolletta al governo: serve incentivare gli istituzionali
Ma le buone prospettive non bastano. Aifi è infatti decisa a insistere con il governo perché ci sia una maggiore spinta sugli investitori istituzionali a veicolare risorse verso i fondi di private capital. L’obiettivo, ha spiegato Cipolletta, è che la clientela privata “possa investire direttamente nei nostri asset”. Al momento questa strada è “fortemente limitata” dalle regolamentazioni esistenti, ragion per cui richiesta dell’associazione è di “allineare la regolamentazione del nostro settore a quello che è prevalente in altri Paesi”. Tanto più che si sta per aprire una stagione di grandi investimenti, ha fatto notare il presidente dell’associazione, “in cui la finanza deve giocare un ruolo importante per la crescita dell’Europa e del Paese”. Cipolletta ha poi rimarcato che c’è un forte bisogno di capitali da parte delle imprese, perché l’Italia deve “recuperare terreno”. E ha infine ricordato come la transizione ecologica e digitale richieda 500 miliardi di euro all’anno, gli stessi fondi necessari serviranno per la ricostruzione dell’Ucraina.
A fine 2022, ha precisato il numero uno di Aifi, la ricchezza netta delle famiglie è stata pari a 10.421 miliardi di euro. “Malgrado il tasso di risparmio più basso rispetto al altri Paesi, l’accumulo medio è più alto grazie agli accantonamenti degli anni passati”, ha spiegato. E con la finanza pubblica che troverà dei limiti nella necessità di preservare gli equilibri di bilancio diventerà “fondamentale il ruolo dei capitali privati per gli investimenti”: per Cipolletta devono cioè essere gli investitori istituzionali, che raccolgono il risparmio delle famiglie a investire.
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