Secondo AIPB, i nuclei con patrimoni oltre il 500mila euro saliranno di 12.718 unità a quota 741.933. E la loro ricchezza finanziaria investibile toccherà 1.611 miliardi di euro: +3,9%. Due tendenze destinate a creare nuovi spazi di crescita e più margine per la consulenza evoluta
La crescita della ricchezza delle famiglie italiane continua ad allargare il mercato potenziale del private banking. Secondo il rapporto realizzato da AIPB insieme a Prometeia, entro la fine dell’anno saranno i nuclei con almeno 500mila euro di ricchezza finanziaria investibile saranno circa 13mila in più rispetto al 2025 e toccheranno così un totale di 741.933. Un’evoluzione che, all’aumento del patrimonio complessivo della clientela private fino a 1.611 miliardi di euro (+3,9%), promette di ampliare ulteriormente lo spazio di crescita degli operatori e rendere sempre più centrale una consulenza patrimoniale capace di supportare esigenze più complesse rispetto alla gestione degli investimenti.
Andrea Ragaini, presidente di Associazione Italiana Private Banking
Il rapporto stima che nel 2026 la ricchezza finanziaria investibile delle famiglie con patrimoni superiori a 500mila euro raggiungerà i 1.611 miliardi di euro, con un incremento di 61,2 miliardi rispetto all’anno precedente. A trainare la crescita saranno soprattutto i nuovi flussi di risparmio, che contribuiranno per il 3% all’espansione complessiva, mentre l’effetto mercato inciderà soltanto per uno 0,9%. Parallelamente aumenterà anche il numero delle famiglie che entreranno nel perimetro del private banking, viene calcolato dall’associazione presieduta da Andrea Ragaini, con i nuclei dalla dotazione patrimoniale investibile adeguata che saliranno di 12.718 unità e raggiungeranno quota 741.933.
La fascia di ingresso guida l’espansione
L’ampliamento della platea sarà concentrato soprattutto nella fascia compresa tra 500 mila euro e un milione di euro, che rappresenterà il 78% dei nuovi ingressi. Le famiglie appartenenti a questa categoria passeranno infatti da 543.653 a 553.618, secondo le stime di Aipb. Ma a continuare a crescere saranno anche le fasce superiori: i nuclei con ricchezza investibile tra uno e 5 milioni saliranno a 147.806, quelli tra 5 e 10 raggiungeranno quota 31.049, mentre quelli con oltre 10 milioni arriveranno a 9.460. Dal punto di vista delle masse, invece, la crescita risulterà distribuita lungo tutto il perimetro del mercato: questo significa che la fascia tra 500 mila e un milione genererà circa 18,6 miliardi di nuovi volumi, pari al 30% dell’incremento complessivo, mentre quella tra 1 e 5 milioni contribuirà per altri 21,4 miliardi. I patrimoni superiori a 5 milioni apporteranno circa 21,2 miliardi, confermando che lo sviluppo del mercato non dipende soltanto dall’ingresso di nuovi clienti ma anche dalla valorizzazione dei più consistenti tra i pregressi.
Resta ampio lo spazio di crescita per gli operatori
Il rapporto stilato dall’associazione mette inoltre in evidenza come il mercato potenziale del private banking sia ancora solo parzialmente intercettato dai player di settore. A fine 2026 le masse amministrate dagli operatori del private e wealth management sono infatti attese attestarsi sui 1.489 miliardi di euro ma l’Ufficio Studi di Aipb stima che, depurando il dato dalle masse imputabili alla clientela affluent e gli investitori istituzionali, il 27% della ricchezza finanziaria delle famiglie con patrimoni superiori ai 500 mila euro continui comunque a essere gestito attraverso modelli di banca commerciale tradizionale. Un discreto margine a disposizione delle società specializzate, insomma, per poter spingere sull’accelerato e ampliare la propria quota di mercato in una stagione storica che vede il numero di paperoni globali e italiani in continua crescita.
La consulenza si allarga oltre gli investimenti
Antonella Massari, segretario generale Associazione Italiana Private Banking
Secondo Antonella Massari, segretario generale di AIPB, il potenziale di crescita del settore è sostenuto da una seconda dinamica complementare all’allargamento della platea di famiglie che accedono ai servizi: l’evoluzione delle esigenze di chi possiede già patrimoni rilevanti. Un punto di vista che affonda le radici in evidenza confermate anche da altre ricerche: “Longevità e crescente complessità delle decisioni patrimoniali stanno ampliando il perimetro della consulenza, aumentando la domanda di specializzazione e di una consulenza non più limitata alla sola gestione degli investimenti ma sempre più proiettata verso approcci olistici”. La manager sottolinea inoltre come la crescita registrata negli ultimi anni dall’industria dimostri la solidità del modello del private banking, capace di “consolidare la fiducia della clientela anche nelle fasi di maggiore volatilità dei mercati”. In chiave prospettica, secondo l’associazione, uno dei principali bacini di ulteriore sviluppo è infine rappresentata proprio dal significativo patrimonio ancora gestito al di fuori del settore: “Un tesoro che gli operatori potranno intercettare facendo leva su competenze specialistiche, consulenza personalizzata, prossimità territoriale e relazioni di lungo periodo con i clienti”.
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