Nel quarto trimestre 2023, l’economia si riduce dello 0,3% e registra la seconda contrazione consecutiva. Come il Giappone. Cresce la speranza di un taglio anticipato ai tassi ma, per i gestori, la BOE cambierà idea
La ventata d’ottimismo ha avuto vita breve per i sudditi di Sua Maestà. A neanche due giorni dalla rilevazione che ha mostrato un calo dell’inflazione nel mese di dicembre, il Regno Unito si è infatti scoperto in recessione tecnica. Nel quarto trimestre 2023 il PIL del Paese si è ridotto dello 0,3%, registrando la seconda contrazione consecutiva dopo il -0,1% del periodo agosto-settembre. Un risultato che alimenta nuove speranze su un taglio dei tassi anticipato dal parte della Bank of England (BOE), anche se i gestori di dimostrano più tiepidi Intanto, finisce in rosso per la seconda volta di fila pure l’economia del Giappone, che perde il terzo posto globale ma non smette di rimanere attraente per i mercati.
Calo consumi ed effetto Suez. Ma gli investimenti tengono
I dati raccolti dall’Office for National Statistics (OFS), l’equivalente dell’Istat, mostrano come la debolezza della produzione sia dovuta a una serie di categorie specifiche. Il maltempo di dicembre, ad esempio, ha portato a un calo maggiore del solito nel settore delle costruzioni. Le esportazioni si sono inoltre ridotte molto più rapidamente delle importazioni, una dinamica parzialmente imputabile agli attacchi nel Mar Rosso, mentre i consumi hanno sì subito una contrazione dello 0,1% ma risultano comunque in ripresa rispetto al calo dello 0,9% registrato nel trimestre precedente. L’unica categoria ad aver registrato un miglioramento assoluto è stata quella degli investimenti totali delle imprese, che sono cresciuti dell’1,5% a fronte di un calo del 3,2% nel terzo trimestre.
Il contributo settoriale al PIL UK del quarto trimestre 2023
Dati in %. Fonte: Office for National Statistics.
Gestori: “Barra dritta per la BOE”
Secondo Stephen Payne, portfolio Manager di Janus Henderson, l’economia britannica sta sostanzialmente toccando il fondo ma la maggiore propensione al taglio dei tassi dimostrata dalla BoE è un fattore contestuale. “Gli indicatori economici più tempestivi indicano un quadro in miglioramento fino alla prima metà del 2024”, spiega infatti l’esperto. Per poi notare come i gilt abbiano registrato “un lieve rialzo” in risposta ai dati proprio perché si è diffusa l’idea che l’allentamento monetario sia più probabile.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
Un’opinione più tiepida è quella espressa da Tomasz Wieladek, chief European Economist di T. Rowe Price. “Credo che la recessione rimarrà tecnica, cioè non si estenderà al mercato del lavoro”, spiega l’analista. Che sottolinea come il tasso di disoccupazione UK, anziché salire, sia diminuito negli ultimi trimestri. Inoltre, dal suo punto di vista, le rilevazioni dei sondaggi OFS hanno iniziato a migliorare a dicembre e stanno continuato a registrare buoni risultati: una circostanza che riflette aspettative di aumento del reddito disponibile in scia al taglio dell’assicurazione nazionale di gennaio. “Dato che i sondaggi sono un forte indicatore della performance economica, mi aspetto che il Paese torni crescere nella prima metà del 2024 ma senza provocare un aumento significativo della disoccupazione”, sintetizza Wieladek. Quanto alla politica monetaria, l’esperto resta convinto che la revisione al costo del denaro arriverà nel secondo semestre: “Fino a quando il mercato del lavoro resisterà, il dibattito in seno alla BOE continuerà e la tempistica di intervento resterà incerta”. E proprio in questo contesto, è la sua tesi, i mercati finanziari resteranno divisi in due direzioni: da un lato, il core price index a breve termine e la debolezza dei dati sulla produzione indurranno a prezzare ulteriori tagli e Gilt a salire; dall’altro, salari ‘vischiosi’ e resilienti faranno prezzare minori limature e un crollo dei governativi.
Jack Amy, portfolio analyst di Moneyfarm
Jack Amy, portfolio analyst di Moneyfarm, inquadra invece la notizia in una cornice prevalentemente politica. “Il dato sulla crescita, anche se non è del tutto inaspettata non gioca certo a favore del governo all’inizio di che vedrà le elezioni del nuovo premier”, spiega. Poi aggiunge: “La questione più urgente è che, negli ultimi 15 anni, il tenore di vita nel Regno Unito è rimasto stagnante”. Un tema che, dal suo punto di vista, rende necessaria una revisione radicale tanto dell’economia quanto delle infrastrutture e dello sviluppo di competenze.
Secondo l’emittente britannica Bbc, la recessione tecnica rappresenta uno “smacco” per il premier conservatore Rishi Sunak dopo che aveva accolto il raffreddamento dei prezzi come “una svolta” per il Paese. Ecco perché il cancelliere dello Scacchiere, Jeremy Hunt, è subito intervenuto per cercare di gettare acqua sul fuoco. L’equivalente del nostro ministro delle Finanze ha infatti ribadito che l’inflazione a 4%, livelli sui cui si è assestato il dato UK, resta “il principale ostacolo alla crescita” ma anche sottolineato i tanti segnali positivi: dalle stime positive del PIL per i prossimi anni alla salita dei salari maggiore del carovita, dai tassi dei mutui in calo alla disoccupazione scesa al 3,8%. Parole non sufficienti a spegnere la polemica, con le opposizioni che hanno lanciato nuovi attacchi al governo Tory in vista delle elezioni di fine anno. Per i laburisti di Keir Starmer, il primo ministro ha mancato una delle sue priorità: far sviluppare crescere l’economia del Regno.
Anche il Giappone arranca. Ma non sui mercati
Nelle stesse ore in cui veniva diffuso il dato sulla crescita britannica, anche il Giappone ha comunicato di essere finito in recessione tecnica. Nel quarto trimestre Tokyo ha visto il proprio PIL contrarsi dello 0,1%, secondo calo consecutivo dopo quello dello 0,8% messo a segno nel periodo precedente (rivisto al ribasso). Una rilevazione di molto peggiore rispetto alle attese, ferme su una crescita dello 0,2%, e che ridimensiona all’1,9% il tasso di espansione dell’economia nazionale per l’intero 2023. In altre parole, complice anche la debolezza dello yen, il Paese del Sol Levante ha perso il posto di terza economia mondiale in favore della Germania: 4.200 miliardi di dollari contro i quasi 4.500 miliardi di Berlino. Pochi, però, i riflessi sui mercati, con gli investitori che continuano a puntare forte sul mercato locale.
Aneeka Gupta, direttore delle ricerche macroeconomiche di WisdomTree, ha ad esempio lodato la grande forza dell’equity nipponica alla luce della politica monetaria accomodante e di una previsione di crescita degli utili aziendali da record. Andrea Ragaini, presidente dell’Associazione italiana private banking, ha sottolineato come le prospettive di asset allocation dei gestori iscritti mostrino un sovrappeso del 56% sul segmento anche in considerazione delle ottime performance 2023. “Il Giappone si confermerà un’importante fonte di opportunità per gli investitori azionari”, ha detto.
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