Il carovita complessivo di dicembre cresce al 4% e supera le stime. In salita anche la componente core (+5,1%) e il dato su base mensile (+0,4%). Hunt prova a rassicurare ma, per molti gestori, una limatura al costo del denaro entro aprile si fa improbabile
Nuovi segnali negativi per l’economia di Sua Maestà. Dopo la boccata di ossigeno arrivata dal Pil del terzo trimestre, l’inflazione del Regno Unito è infatti tornata ad accelerare su base annua come non accadeva da dieci mesi. Il carovita complessivo di dicembre si è attestato al 4%, in ampliamento sul +3,9% del mese precedente e oltre il +3,8% atteso dagli analisti, mentre la componente core è salita al 5,1% contro una stima del 4,9%. Due dati che, secondo i gestori, allontanano la possibilità di un taglio dei tassi da parte della Bank of England (BoE) nel breve periodo.
In rialzo anche il dato mensile. E Hunt corre ai ripari
Non solo la dimensione tendenziale. Secondo il report mensile dell’Office for National Statistics (ONS), i prezzi al consumo britannici hanno segnano una fiammata anche su base mensile. Il dato a 30 giorni è infatti aumentato del +0,4% contro il -0,2% precedente e il +0,2% atteso dagli analisti. Un’impennata che sarebbe stata determinata soprattutto dai rincari di alcolici e tabacco, i più alti dal 1992 per effetto di una nuova accise, mentre energia e generi alimentari sono rimasti pressoché stabili e i servizi si sono rincarati di appena lo 0,1%. Il risultato complessivo è comunque quello di un carovita che torna su livelli considerevoli, imponendosi come il più alto fra quelli del G7 e toccando valori doppi rispetto al target del 2% della BoE. Non a caso, il cancelliere dello Scacchiere Jeremy Hunt ha subito cercato di rassicurare i mercati. “Il nostro piano sta funzionando e dobbiamo portarlo avanti”, ha detto. E ha aggiunto che sono state prese “decisioni difficili” per arrivare a “un importante risultato” nel ridurre il costo della vita arrivato a livelli record.
Ma i gestori sono negativi: “Il taglio dei tassi si allontana”
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Non sembrano però concordare con l’omologo del nostro ministro delle Finanze molti gestori, che leggono il dato come un passo indietro rispetto alla possibilità che la banca centrale inglese abbassi il costo del denaro dopo averlo innalzato per 14 volte di fila e portato al 5,25%. Thomas Pugh, economista della società di revisione Rsm Uk, sostiene che l’aumento dei prezzi al consumo e il rincaro dei servizi “probabilmente sarà sufficiente a spegnere qualsiasi tentazione di iniziare a cambiare tono nella riunione di febbraio dei banchieri centrali”. Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, si pone sulla stessa linea ma ritiene che una nota positiva si possa comunque individuare: “I prezzi alla produzione si sono rivelati inferiori alle attese, supportando l’ottimismo di chi prevede un calo dei prezzi nel prossimo futuro”.
Controcorrente si pone invece Stephen Payne, portfolio Manager di Janus Henderson, secondo cui la rilevazione di dicembre rappresenta solo una breve pausa nella tendenza disinflazionistica del Paese. “Il dato sarà molto più ridotto ad aprile, quando il tetto dei prezzi dell’energia si riposizionerà su un livello più basso”, ha detto. Poi ha aggiunto di essere sorpreso dalla portata della reazione del mercato in quanto “riflette la volontà dei banchieri centrali di ridimensionare aspettative esagerate sui tassi d’interesse piuttosto che un vero e proprio cambiamento a livello di fondamentali”. Una visione simile a quella di Ruth Gregory, vice capo-economista britannico di Capital Economics, convinto che “gli effetti base favorevoli e il ribasso dei servizi di pubblica utilità trascineranno il core price index sotto il target ad aprile e lasceranno la BoE nella posizione di tagliare i tassi di interesse entro giugno”.
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Secondo le stime di Bain & Company, il mercato AI potrebbe raggiungere quota 6mila miliardi l’anno entro il 2031. Ma i prodotti esistenti possono generare fino a 1.800 miliardi. Per sostenere gli investimenti servono quindi nuove fonti di valore. Le aree più promettenti
A settembre i prezzi hanno accelerato ancora al 3,8%, mentre il dato core si è fermato al 2,5%. Per i gestori, il quadro è troppo complesso e Lagarde interverrà ancora, ma non subito
Per il fondatore di Bridgewater Associates, l’intelligenza artificiale può produrre guadagni di produttività senza precedenti. Ma rischia anche di alimentare eccessi finanziari e concentrare ulteriormente la ricchezza. Un’ambivalenza che pone un nuovo interrogativo: come distribuirne i benefici
Il sell-off generalizzato sui bond colpisce anche i titoli italiani. Per gli asset manager, non c’è nessun allarme sulle prospettive fiscali del Paese, ma resta il nodo del costo del debito. Le scadenze da privilegiare
La società vede nel boom delle emissioni degli hyperscaler un possibile cambio di paradigma per il reddito fisso: mentre le aziende tech finanziano investimenti destinati a generare ricavi, i governi affrontano fabbisogni crescenti legati soprattutto alla spesa corrente
Ad agosto l’indice più osservato dal Fomc si è attestato al 3,4%, contro il 3,7% atteso. Bene anche il Pil del secondo trimestre e il mercato del lavoro. Calano le scommesse di un ritocco ad ottobre, ma per i gestori una stretta entro fine anno è quasi certa
Il nuovo report di BCG mostra che nei primi otto mesi il valore del mercato a livello mondiale è aumentato del 15%. Il nostro Paese si ferma a 39,9 miliardi di dollari. TLC, banche e sanità i settori più attivi. Private equity protagonista
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio