Anche l’istituto centrale britannico non tocca i tassi e preferisce aspettare prove certe di disinflazione. Cala a gennaio l’indice dei prezzi di Eurolandia, ma il dato core è oltre le attese
Per Fed e Bce la strada da seguire è la stessa: aspettare segnali certi di disinflazione prima di mollare la presa sui tassi. I segnali però tardano ad arrivare oppure non sono così inoppugnabili come gli istituti centrali vorrebbero, contribuendo ad acuire il nervosismo dei mercati e le divisioni interne ai board. L’ultimo dato in chiaroscuro, in ordine di tempo, l’ha pubblicato Eurostat: la stima flash dei prezzi di gennaio dell’Area euro mostra infatti un attenuamento del carovita scontrarsi con un indice core ancora sopra le stime e distante dal target. Uno scenario non così diverso da quello in cui naviga anche la Bank of England, che ha deciso di non toccare i tassi nell’attesa di ulteriori prove di un raffreddamento dei prezzi.
Eurozona, l’inflazione di gennaio scende ma delude
L’inflazione di Eurolandia si è attestata al 2,8% nel mese di gennaio, in flessione dal 2,9% di dicembre e in linea con il consensus grazie al ribasso registrato da alimentari non lavorati, energia e beni industriali. A livello tendenziale, i prezzi al consumo sono scesi allo 0,4% dal precedente +0,2%. L’indice core, indicatore chiave per la Bce perché depurato delle componenti più volatili, è però calato solo al 3,3% dal 3,4% precedente, meno delle stime degli analisti (3,2%). Intanto, l’indice Pmi manifatturiero del blocco si è attestato a quota 46,6, in miglioramento dal 44,4 di dicembre: un risultato, ai massimi da dieci mesi e che conferma come la contrazione del settore sia in calo. “La flessione sia dei costi di input che dei prezzi di output ha acquisito slancio a gennaio, nonostante i tempi di consegna dei fornitori si sia allungato in scia ai problemi delle navi in transito nel Mar Rosso”, ha commentato Cyrus de la Rubia, capo economista di Hboc.
Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea
Per gli analisti di Ing, sebbene il dato sui prezzi mostri un allentamento delle pressioni, è troppo presto per cantare vittoria. “La Bce spera che l’aumento dei salari sia parzialmente assorbito dalla riduzione dei margini di profitto. Ma, se la crescita dovesse riprendere nel secondo trimestre, le aziende potrebbero avere il potere di determinazione dei prezzi per resistere alla compressione dei margini e l’inflazione non scenderà ulteriormente”, spiegano. Per questo, a loro parere, l’Eurotower continuerà sulla linea della cautela e non prenderà in considerazione nessun taglio prima di giugno. Inoltre, secondo la società, Lagarde non procederà in modo aggressivo. “Un primo taglio in estate sarà probabilmente limitato a 25 punti base e il ritmo di allentamento successivo potrebbe rivelarsi più graduale di quanto attualmente previsto dal mercato”, aggiungono.
L’inflazione continua a preoccupare anche la Boe, che ha deciso per la quarta volta consecutiva di lasciare i tassi invariati al 5,25% e si è dunque allineata alla politica delle colleghe. Il Monetary Policy Committee si è però spaccato: sei dei nove metri hanno votato per lo status quo, due si sono espressi a favore di un aumento di 25 punti base e uno avrebbe voluto una riduzione. Si tratta della prima volta dall’agosto 2008, inizio della crisi finanziaria globale, che nel corso della stessa riunione l’istituto centrale di Sua Maestà registra pareri a favore sia di un rialzo che di un taglio dei tassi d’interesse.
Andrew Bailey, governatore della Bank of England
“Abbiamo bisogno di ulteriori prove che l’inflazione scenda fino all’obiettivo del 2% e che vi rimanga, prima di poter abbassare i tassi di interesse”, ha detto il governatoreAndrew Bailey. L’istituto centrale britannico prevede che il core price index cali temporaneamente al target nel secondo trimestre del 2024 per poi aumentare nuovamente nel terzo e nel quarto. Ma, come Jerome Powell, ha comunque eliminato dal suo comunicato il riferimento a “ulteriori inasprimenti” qualora emergessero pressioni inflazionistiche più persistenti. L’attesa degli analisti è che la BoE inizi ad allentare la sua politica monetaria nella seconda metà dell’anno, verosimilmente in estate.
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