Il metallo giallo continua a correre in vista dei tagli Fed ma non solo. C’è anche un effetto Trump, che però potrebbe essere a doppio taglio. La view dei gestori
Mentre l’obbligazionario soffre e i mercati si muovono nell’incertezza, la cavalcata dell’oro sembra essere una garanzia. Da inizio anno i record messi a segno dal metallo giallo sono stati già 28 e ora le quotazioni hanno sfondato quota 3.500 dollari l’oncia e si muovono intorno a 3.600. A sostenere la rinnovata corsa del bene rifugio per eccellenza in questi ultimi giorni non sono solo le tensioni geopolitiche, la nuova crisi francese e la bufera sui Gilt, ma anche le attese per le prossime mosse della Federal Reserve. È infatti molto probabile che il prossimo 17 settembre la banca centrale americana decida di tagliare i tassi di riferimento per la prima volta quest’anno, mentre le ingerenze del presidente Donald Trump sulla composizione del board fanno intravedere un istituto più accomodante nei prossimi mesi. Con le relative ripercussioni sul dollaro.Quasi inevitabile quindi che, nelle ultime sette giornate di contrattazioni, il lingotto abbia guadagnato il 5%, con un progresso di oltre il 36% da inizio anno. E lo stesso vale per l’argento, che ha ormai superato la soglia dei 40 dollari per la prima volta dal 2011 e che da inizio anno ha messo a segno un allungo del 42%.
Peter Kinsella, global head of forex strategy di Union Bancaire Privée
Secondo Peter Kinsella, global head of Forex strategy di UBP, il rally è destinato a proseguire. “Le richieste di Trump relative a una politica monetaria più espansiva sono ben note, e il licenziamento di Lisa Cook ha rafforzato le aspettative di un cambio di direzione”, sottolinea. Precisando come la curva dei rendimenti Usa a 2-30 anni si sia irripidita, segnalando attese di imminenti tagli dei tassi e di inflazione più elevata nel lungo termine. “Tutto questo è chiaramente favorevole ai prezzi dell’oro”, rimarca. A suo avviso, il movimento al rialzo è probabilmente destinato ad attirare trader che seguono il momentum e i Commodity Trading Advisors. “Questo significa che possiamo aspettarci una continuazione della tendenza, poiché gli investitori cercano rendimenti più elevati nel breve termine”, spiega. Ma non solo. Il posizionamento degli istituzionali, secondo l’esperto, non è ancora eccessivo e lascia spazio a un maggiore interesse degli investitori retail, in particolare attraverso gli Etf legati al lingotto.
L’altra faccia delle pressioni sulla Fed
La strada però non è solo in discesa. E uno dei timori principali riguarda proprio il percorso della politica monetaria a stelle e strisce. “La crescente influenza politica solleva il rischio che i mercati entrino in un’era di dominanza fiscale, in cui le decisioni delle banche centrali sui tassi saranno subordinate alle esigenze di finanziamento del deficit”, mette in guardia Kinsella. Chiarendo come questo implichi che il costo del denaro possa rimanere artificialmente basso nel medio termine, uno scenario intrinsecamente favorevole ai prezzi dell’oro. “La differenza è che questa volta il fenomeno potrebbe verificarsi nella più grande economia del mondo, con effetti di portata globale”, avverte però l’esperto.
Intanto le aspettative sui tassi reali Usa continuano a muoversi a favore del metallo giallo. “I rendimenti dei TIPS decennali sono scesi dal 2,1% di giugno all’attuale 1,8% circa. Questo riflette la combinazione di attese d’inflazione più elevate e di imminenti tagli da parte della Fed. Tassi reali più bassi restano un fattore chiave di sostegno per l’oro”, prosegue Kinsella. A suo parere, a protezione da eventuali ribassi gioca anche la domanda delle banche centrali, con gli acquisti che proseguono a un ritmo di circa 77 tonnellate al mese, pari a quasi mille tonnellate su base annua. “Ciò significa che eventuali cali verso quota 3.300 dollari l’oncia verranno sfruttati per rafforzare le riserve”, spiega. Inoltre, l’incerto contesto geopolitico continua a mantenere il lingotto un punto fermo per gli istituzionali. “Il quadro internazionale rimane altamente favorevole a ulteriori acquisti da parte delle banche centrali. L’oro continuerà a rappresentare un’ancora di stabilità, ed è per questo che manteniamo allocazioni sostanziali nei nostri portafogli discrezionali”, asserisce quindi l’esperto.
Necessario un catalizzatore
Gianni Piazzoli, cio di Vontobel Wealth Management IM
Più cauto Gianni Piazzoli, cio di Vontobel Wealth Management SIM. “Rimaniamo neutrali sull’oro, dove si sta sviluppando una fase di grande consolidamento”, afferma. A suo parere, infatti, perché il rally continui c’è bisogno di un catalizzatore come un taglio significativo dei tassi di interesse o un’escalation geopolitica. “Gli acquisti delle banche centrali hanno subito un rallentamento del 33% su base trimestrale. Riflettendo questa tendenza, il World Gold Council ha ridotto di cento tonnellate la sua stima della domanda di metallo giallo da parte degli istituti centrali per il 2025”, fa notare l’esperto. Tuttavia, conclude, “i dati del secondo trimestre hanno rivelato una forte domanda di investimenti, con gli operatori di Etf che hanno aggiunto 170 tonnellate rispetto alle 226 dei primi tre mesi dell’anno”.
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