Per il fund manager della casa, il contesto di rendimenti elevati e spread in compressione premierà i gestori attivi. “Opportunità nelle small cap europee, nei finanziari legati alle M&A e nel debito societario emergente”
Sriram Reddy, head of Client Portfolio Management e Discretionary di Man Group
Con il debito sovrano in aumento e politiche economiche americane di segno incerto, il mercato obbligazionario vive una fase di apparente contraddizione. Gli spread restano infatti compressi, ma i rendimenti complessivi sono storicamente interessanti e offrono un margine di protezione che continua ad attirare flussi verso il corporate. Ecco allora che la gestione attiva emerge come fattore chiave per navigare le acque. Ne è convinto soprattutto Sriram Reddy, head of Client Portfolio Management e Discretionary di Man Group, secondo cui il contesto attuale richiede selettività e capacità di leggere la dispersione. FocusRisparmio lo ha raggiunto per approfondire gli ‛ingredienti’ della sua ricetta.
Partiamo dal principio. Perché investire nelle obbligazioni societarie in un contesto incerto come quello attuale?
Il segmento corporate continua a offrire ritorni interessanti e un buon margine di protezione. Con rendimenti medi intorno al 7%, gli spread di credito potrebbero infatti ampliarsi anche di 300 punti base prima che gli investitori corrano il rischio di subire perdite annuali. E anche se oggi il mercato prezza un tasso di insolvenza implicito del 5%, quindi superiore alle nostre attese e che sfiorerebbe i livelli della crisi finanziaria globale al manifestarsi di un ulteriore aumento, la solidità dei fondamentali sembra poter fare da freno. Proprio la qualità dei bilanci rappresenta infatti un elemento chiave: la salute dei mercati del credito rimane nel complesso buona, con emittenti investment grade ehigh yield caratterizzati da leva contenuta e ampia copertura degli oneri finanziari. A sostenere ulteriormente il comparto contribuiscono infine fattori tecnici solidi: la domanda retail e istituzionale resta elevata, tanto che i fondi obbligazionari e gli ETF tassabili hanno registrato afflussi per circa 193 milioni di dollari nel terzo trimestre, mentre l’offerta netta di bond investment grade, pari a 121 miliardi, è rimasta gestibile e in linea con i livelli del 2024.
Perché la gestione attiva è così importante?
Quello di oggi è mercato obbligazionario particolarmente favorevole a chi fa selezione dei titoli. I nostri fondi obbligazionari liquidi seguono quindi un approccio bottom-up incentrato sulla ricerca e che tende a privilegiare la valutazione delle singole società piuttosto che le stime sui tassi di interesse o le previsioni sugli sviluppi geopolitici. Con il continuo restringimento degli spread e la crescente cautela degli investitori, riteniamo inoltre che le società con performance inferiori alla media saranno penalizzate mentre quelle capaci di realizzare con successo i propri piani aziendali verranno premiate.
In quali aree geografiche, settori merceologici o altri sotto-segmenti vede più valore?
Di recente abbiamo privilegiato il Vecchio Continente, principalmente perché gli spread obbligazionari offrivano un valore migliore in termini di leva finanziaria aziendale rispetto agli Stati Uniti. Tuttavia, la sovraperformance del credito europeo ha progressivamente ridotto questo premio e reso il vantaggio relativo meno interessante. A livello aziendale, preferiamo gli emittenti di piccole e medie dimensioni: questo segmento è infatti meno efficiente rispetto alle controparti a grande capitalizzazione, perché una copertura significativamente inferiore da parte degli analisti e acquisti meno concentrati da parte degli asset manager più grandi.
Cosa si aspetta dalla traiettoria di crescita globale e dalle prossime mosse di politica monetaria di Fed e BCE? Che impatto potrebbero avere sul segmento?
Man Group privilegia l’indipendenza di pensiero, ecco perché i nostri gestori di portafoglio investono senza seguire una vera e propria view della casa. All’interno del team Discretionary, la maggior parte dei fund manager segue piuttosto strategie basate sui fondamentali e quindi si focalizza sull’analizzare le caratteristiche delle singole società piuttosto che prevedere l’andamento dell’economia globale. In generale, tuttavia, ci aspettiamo che le banche centrali allenteranno ulteriormente le maglie della loro politica monetaria nel 2026. Una prospettiva che dovrebbe favorire ulteriormente il credito societario e offrire lo spazio per risultati importanti: poiché le quotazioni delle obbligazioni aumentano quando i tassi scendono, bloccare i rendimenti più elevati di oggi prima di nuove sforbiciate potrebbe infatti fornire sia reddito sia un potenziale aumento dei prezzi. Quanto alla dinamica del Pil globale, è possibile che il rallentamento economicospinga leggermente al rialzo le insolvenze ma riteniamo si manterranno su valori in linea con la media di lungo periodo del 3%.
Cercare di prevedere l’andamento dei mercati sulla base delle decisioni politiche di Trump è un’impresa folle. Meglio, piuttosto, interpretare la volatilità generata da tali iniziative come un’opportunità. Ad esempio, il sell-off che ha seguito il Liberation Day ha consentito ai nostri fondi di acquistare obbligazioni a livelli estremamente interessanti. Questo riflette il nostro approccio più ampio quando la politica macroeconomica influenza i mercati: miriamo a essere compratori aggressivi quando gli altri vendono, inserendo nei nostri portafogli titoli a prezzi interessanti che possono generare rendimenti elevati. Lo chiamiamo ‛anticiclico’.
Cosa pensa dei mercati emergenti? Oltre che per l’azionario, potrebbero diventare la nuova frontiera anche dei bond?
Negli ultimi cinque anni queste geografie sono state trascurate e sottovalutate, ma riteniamo sia giunto il momento che le cose cambino. Le valutazioni continuano infatti ad apparire più convenienti rispetto a quelle dei corrispettivi sviluppati e la maggior dispersione riscontrabile in alcuni segmenti li rende terreni ricchi di opportunità per i gestori attivi. Mi riferisco soprattutto al credito societario, sul quale andrebbe sfatata una lunga serie di falsi miti purtroppo ancora molto diffusi presso gli investitori occidentali: dalla mancanza di liquidità alla frammentazione fino alla poca resilienza nell’attraversare condizioni di mercato difficili. Si tratta in realtà di un settore estremamente interessante, uno dei pochi peraltro in cui sono ancora i fondamentali delle aziende a determinare i prezzi.
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