Valutazioni e convessità supportano l’asset class. Con le emissioni che toccano i 10 miliardi di euro. Ma per Younes (Groupama AM) un’ulteriore spinta può arrivare dal quadro macro. Dal mercato primario ai temi, come approcciare il segmento
Nader Ben Younes, gestore obbligazioni convertibili di Groupama AM
Dopo un periodo di relativa marginalità, le obbligazioni convertibili tornano ad attrarre capitali in Europa. L’accelerazione delle emissioni, l’effetto convessità e le valutazioni ancora interessanti hanno infatti riacceso i riflettori sull’opportunità di investire in strumenti ibridi che sappiano offrire protezione ma anche permettere un’esposizione meno diretta al mercato azionario. E tra chi punta maggiormente sull’estrarre valore dal segmento c’è Groupama Asset Management. FocusRisparmio ha raggiunto Nader Ben Younes, fund manager che gestisce le strategie della casa dedicate al settore, per capire cosa aspettarsi dalla coda del 2025 e quale sia il potenziale di crescita dell’asset class.
Qual è lo stato di salute del comparto in questo momento?
Dopo diversi anni caratterizzati da una certa debolezza, il mercato europeo delle obbligazioni convertibili si è reso protagonista di un rimbalzo davvero significativo. Dalla primavera le emissioni hanno infatti subito un’impennata, con il volume dei nuovi collocamenti che ha raggiunto a metà anno i dieci miliardi di euro. Si tratta di un recupero incoraggiante, soprattutto se paragonato a quanto registrato in piazze finanziarie storicamente più dinamiche come quella statunitense o asiatica, e il merito va soprattutto ad operazioni rilevanti come quelle di Legrand e Vonovia o ai titoli bancari su società come SAP e Ferrari.
Con l’Europa che si sta rendendo attrattiva per asset class più tradizionali come l’azionario, perché gli investitori dovrebbero guardare a un universo di nicchia come questo?
Le obbligazioni convertibili europee offrono un doppio vantaggio: il cosiddetto effetto convessità. In altre parole, permettono di partecipare al rialzo dei titoli azionari limitando al contempo le potenziali perdite. Un beneficio che diventa particolarmente rilevante proprio in un periodo di grande volatilità come quello che stiamo vivendo, con variabili economiche difficili da prevedere e tensioni internazionali pronte a sparigliare le carte. I livelli di delta del 2025 si attestano poi in prossimità dei minimi storici, rafforzando ulteriormente il profilo asimmetrico di questi strumenti. Il tutto mentre le valutazioni restano interessanti rispetto alle azioni, con sconti significativi piuttosto generalizzati a livello globale.
E da qui a fine anno? Come evolverà il quadro per questo tipo di titoli?
Le prospettive restano costruttive e per più di una ragione. Da un lato, ad esempio, le condizioni di finanziamento in Europa si stanno allentando. Dall’altro, piani di sviluppo pubblici come NextGenerationEU e Readiness 2030 promettono di fornire supporto politico e industriale alle aziende attive in settori strategici per il Vecchio Continente: dalle infrastrutture alla difesa fino alla sanità e all’energia. L’emergere di nuovi emittenti di qualità, una possibile ripresa delle operazioni di M&A dopo mesi di stallo e valutazioni ancora interessanti dovrebbero infine rappresentare ulteriore elementi di supporto. Il mercato è ancora troppo concentrato sulle grandi capitalizzazioni: un ampliamento in favore di profili più diversificati ne migliorerebbe profondità e varietà. Ci auspichiamo inoltre che si moltiplichino le strutture con scadenze più lunghe, cioè da cinque anni in su, perché sono maggiormente in linea con le esigenze degli investitori di lungo periodo.
Non ha menzionato il quadro internazionale. Quali effetti si aspetta fa variabili come i dazi di Trump, le tensioni geopolitiche e il deficit tedesco?
Le tensioni commerciali causate dalle politiche di Trump potrebbero generare ulteriore volatilità nei titoli azionari, il che renderebbe le obbligazioni convertibili ancora più interessanti proprio in virtù della loro convessità. Se i dazi dovessero infatti farsi più aspri, i settori votati all’export ne risentirebbero ma questo aprirebbe anche opportunità in segmenti resilienti come le infrastrutture e la difesa o anche la sanità. L’ampliamento del deficit di bilancio della Germania potrebbe invece riaccendere il dibattito sulla disciplina fiscale nell’Eurozona, portando a un aumento dei premi di rischio e pesando sulle condizioni di finanziamento per gli operatori sia pubblici sia privati. Per il momento, tuttavia, l’atteggiamento accomodante della Banca Centrale Europea sui tassi sta mitigando eventuali venti contrari.
Meglio posizionarsi sul mercato primario o sul secondario?
Il mercato primario è molto attivo quest’anno, con un’offerta più diversificata e di maggiore qualità: basti pensare che oltre il 20% delle emissioni vanta un rating investment grade. Rappresenta quindi una potenziale fonte di opportunità per gli investitori. Tuttavia, anche il secondario merita attenzione: consente di individuare titoli scontati, in particolare quelli con profili più ‘obbligazionari’, capaci di offrire un buon rendimento e un potenziale di rivalutazione nel medio termine. È dunque consigliabile adottare un approccio misto.
Quali sono le vostre strategie per cavalcare il fenomeno?
In Groupama AM vantiamo oltre 20 anni di esperienza nel segmento delle obbligazioni convertibili. Questa solidità si fonda sulla presenza di un team stabile composto da tre gestori che guidano insieme le strategie Euro, Europa e Global attraverso un approccio articolato su tre driver principali: una selezione fondamentale ed ESG dei titoli considerati più interessanti dal punto di vista del rapporto rischio-rendimento; l’utilizzo tattico di una componente credit/options che includa bond investment grade, high yield e derivati su azioni; il ricorso alla calibrazione top-down per gestire le esposizioni geografiche, settoriali e i cosiddetti greeks attraverso l’implementazione di protezioni per aggiustare le sensibilità su fattori come tassi e credito o anche azioni. Privilegiamo un’esposizione bilanciata, allineata con i megatrend di lungo termine: dalla sovranità alla digitalizzazione, dalla transizione energetica alla salute fino ai beni di largo consumo e alla scarsità delle risorse. Un approccio integrato e cross-asset che consente di massimizzare la convessità mantenendo sotto controllo la volatilità.
Dopo anni trascorsi ai margini delle strategie di investimento, le economie in via di sviluppo stanno riconquistando la scena. Alla base di questo ritorno ci sono fondamentali più solidi, una minore dipendenza dal dollaro e la ricerca di alternative ai mercati occidentali
Secondo Thomas Christiansen, responsabile della casa per il debito emergente, l’asset class promette di spingere la frontiera efficiente dei portafogli obbligazionari grazie a un bassa correlazione con il quadro macro. “Da Fed e BCE nessun impatto”. E sugli spread niente paura: “Riflettono il miglioramento dei fondamentali”.
Con rendimenti vicini al 6% e default attesi in calo, Columbia Threadneedle vede valore nel credito speculativo del Vecchio Continente. Ma in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche e spread compressi, la selettività resta decisiva e le strategie a breve offrono una protezione aggiuntiva contro la volatilità
Per l’ad di Payden&Rygel Italia, Fed e BCE si muoveranno a velocità diverse. Ma rendimenti più alti, dislocazioni sulla curva, cartolarizzati ed emergenti aprono spazi interessanti per chi sa costruire portafogli su misura
Per il gestore della casa, il reddito fisso si prepara a tornare una componente strategica dei portafogli. E i bond a breve termine rappresentano una soluzione efficace per costruire esposizioni poco rischiose. Ma, in tempi di incertezza, servono qualità e pazienza nella selezione delle opportunità
Per il fund manager della casa, geopolitica e megatrend stanno ridefinendo il ruolo dell’asset class nei portafogli. Ma selezione e valutazioni restano centrali. Dalle utility al digitale fino alle small cap e agli EM, il focus resta uno: “Trovare valore dove il mercato non lo ha ancora riconosciuto”
Per Anuj Arora, head of Emerging Market & Asia Pacific Equities di J.P. Morgan Asset Management, il nuovo regime macro impone di ripensare i portafogli: meno duration, più asset reali e catene del valore strategiche
Per il Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing, siamo di fronte a un nuovo equilibrio dei mercati: più selettività sull’azionario americano, crescente interesse per l’Europa e focus sui temi strategici. Intanto l’industria dei passivi continua la corsa grazie a innovazione di prodotto, piattaforme digitali e boom retail
Per David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio & Previdenza, il ritorno della geopolitica è un trend strutturale. Focus su tech americano, autonomia europea ed energia la chiave per interpretarlo. “Ma il vero rischio dalla guerra in Iran sono le elezioni americane”
Per il gestore azionario di Lemanik la crisi energetica produrrà solo effetti temporanei sui prezzi, mentre la politica americana continuerà a sostenere Wall Street in vista delle midterm. Focus ancora sull’AI, ma il focus si sposta sulle società che beneficiano indirettamente del boom di investimenti. In Italia banche nel mirino
Il lancio di una strategia dedicata ai financial bonds insieme ad Algebris punta a cavalcare comparto solido ancora capace di offrire premio di rendimento. Dalla selezione lungo la struttura del capitale al mix AT1- subordinati, ecco la ricetta del responsabile Open Architecture Perrin per costruire valore
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