Il lancio di una strategia dedicata ai financial bonds insieme ad Algebris punta a cavalcare comparto solido ancora capace di offrire premio di rendimento. Dalla selezione lungo la struttura del capitale al mix AT1- subordinati, ecco la ricetta del responsabile Open Architecture Perrin per costruire valore
Maxime Perrin, head of Open Architecture di Lombard Odier
Ritorno del rendimento, fondamentali in miglioramento e valutazioni ancora interessanti. È scommettendo su questa combinazione che Lombard Odier, nell’ambito di una partnership con Algebris, ha scelto di ampliare la piattaforma PrivilEdge con un nuovo fondo dedicato al debito bancario europeo. In un contesto nel quale gli istituti del Vecchio Continente mostrano livelli di capitalizzazione ai massimi ciclici e qualità degli attivi rafforzata, il debito bancario promette infatti di tornare al centro dell’asset allocation. Un prospettiva rafforzata dalle previsioni di aumento dei tassi di interesse, e quindi dei margini, in risposta agli effetti della crisi in Iran. FocusRisparmio lo ha raggiunto l’head of Open Architecture della casa Maxime Perrin per approfondire le caratteristiche del comparto, chiamato PrivilEdge – Algebris Financial Bonds, e le prospettive del settore.
Il fondo si inserisce in PrivilEdge: quali sono gli elementi distintivi della strategia in termini di costruzione del portafoglio, gestione del rischio e posizionamento lungo la struttura del capitale bancario? Quali invece le caratteristiche della piattaforma?
Il fondo è stato concepito per investire lungo l’intera struttura del capitale bancario, con un focus sul credito europeo e un approccio attivo e selettivo. La costruzione del portafoglio privilegia emittenti di alta qualità – grandi banche globali e campioni nazionali con solidi requisiti patrimoniali – combinando un basso turnover con un’esposizione mirata anche alle obbligazioni AT1. L’obiettivo è offrire un elevato reddito e una crescita moderata del capitale nel medio-lungo periodo, migliorando al contempo il profilo rischio/rendimento di un’allocazione in credito investment grade. Dal punto di vista della piattaforma, PrivilEdge consente l’accesso a gestori specializzati attraverso un’architettura aperta, offrendo strategie altamente selezionate e diversificate. Con oltre 30 fondi e masse rilevanti in gestione, rappresenta un pilastro nell’offerta di soluzioni personalizzate per gli investitori.
Quali sono oggi le principali leve di rendimento all’interno del debito bancario europeo e come si riflettono nelle scelte di allocazione del fondo?
Derivano da tre fattori. In primo luogo, il premio strutturale offerto dal credito bancario rispetto agli emittenti non finanziari a parità di qualità creditizia. Poi la possibilità di allocare lungo tutta la struttura del capitale, cogliendo opportunità di valore relativo. Infine il contesto di tassi e curva dei rendimenti nell’area euro, che sostiene la redditività bancaria e quindi il profilo di credito degli emittenti. Il fondo riflette queste dinamiche attraverso una selezione attiva dei titoli e un’allocazione dinamica tra le diverse componenti della struttura del capitale.
Negli ultimi anni le banche europee hanno mostrato un miglioramento significativo dei fondamentali. Qual è la vostra valutazione sullo stato di salute del segmento del debito bancario e perché può risultare interessante per gli investitori?
Il settore ha attraversato una trasformazione profonda. Oggi le banche europee presentano livelli di redditività più elevati e bilanci più solidi, grazie sia a disciplina sui costi sia a una maggiore capitalizzazione e a criteri di credito più rigorosi. I coefficienti patrimoniali sono su livelli elevati e i crediti deteriorati si attestano ai minimi ciclici, riflettendo un contesto creditizio resiliente. Circostanza che ha ridotto in modo significativo il rischio di downside per gli investitori. In questo scenario, il debito bancario appare interessante perché combina fondamentali in miglioramento a valutazioni relative attraenti e un flusso di reddito stabile.
Guardando ai prossimi 12-24 mesi, quali sono le prospettive per il credito finanziario europeo?
Le prospettive restano costruttive. La combinazione di fondamentali solidi, basso stress creditizio e condizioni di politica monetaria favorevoli continua a sostenere il settore. Una curva dei rendimenti più ripida e livelli di tassi più elevati supporteranno i margini di interesse delle banche, rafforzando la generazione di utili e l’accumulo di capitale. Questo contesto crea le condizioni per rendimenti resilienti e interessanti nel credito finanziario europeo, soprattutto attraverso una gestione attiva e selettiva.
Oltre al tema dei tassi, quali altri effetti vi aspettate dal contesto macro sull’asset class?
Elementi chiave sono la qualità del credito e il livello di stress nel sistema. Oggi entrambi appaiono contenuti, nel senso che la qualità degli attivi risulta ancora piuttosto elevata e i livelli di crediti deteriorati sono bassi. Questo si traduce in un rischio di credito più contenuto e in una maggiore stabilità degli spread, rendendo l’asset class più resiliente anche in contesti macro incerti.
A tre anni dal caso Credit Suisse, che ruolo giocano oggi le obbligazioni AT1?
Le AT1 restano uno strumento a disposizione all’interno della struttura del capitale bancario, ma richiedono un approccio altamente selettivo. Nel fondo rappresentano una componente tattica e mirata, inserita in un contesto più ampio di diversificazione lungo la struttura del credito. L’esperienza maturata su questo segmento consente di coglierne il potenziale mantenendo un attento controllo del rischio.
Il processo di consolidamento nel settore bancario europeo incide sulla vostra view?
Il miglioramento strutturale del settore, sostenuto da regolamentazione ma anche rafforzamento patrimoniale e maggiore efficienza operativa, è il principale driver della nostra view positiva. Questi fattori contribuiscono infatti a creare un contesto più stabile e favorevole per il credito bancario, indipendentemente di dinamiche di consolidamento che restano comunque un elemento di evoluzione del settore.
Per il fund manager della casa, geopolitica e megatrend stanno ridefinendo il ruolo dell’asset class nei portafogli. Ma selezione e valutazioni restano centrali. Dalle utility al digitale fino alle small cap e agli EM, il focus resta uno: “Trovare valore dove il mercato non lo ha ancora riconosciuto”
Per Anuj Arora, head of Emerging Market & Asia Pacific Equities di J.P. Morgan Asset Management, il nuovo regime macro impone di ripensare i portafogli: meno duration, più asset reali e catene del valore strategiche
Per il Global head of Investment and Product Strategy di Amundi ETF & Indexing, siamo di fronte a un nuovo equilibrio dei mercati: più selettività sull’azionario americano, crescente interesse per l’Europa e focus sui temi strategici. Intanto l’industria dei passivi continua la corsa grazie a innovazione di prodotto, piattaforme digitali e boom retail
Per David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio & Previdenza, il ritorno della geopolitica è un trend strutturale. Focus su tech americano, autonomia europea ed energia la chiave per interpretarlo. “Ma il vero rischio dalla guerra in Iran sono le elezioni americane”
Per il gestore azionario di Lemanik la crisi energetica produrrà solo effetti temporanei sui prezzi, mentre la politica americana continuerà a sostenere Wall Street in vista delle midterm. Focus ancora sull’AI, ma il focus si sposta sulle società che beneficiano indirettamente del boom di investimenti. In Italia banche nel mirino
Il peso crescente della politica sugli investimenti impone un ripensamento dell’asset allocation. Se gli Stati Uniti restano il principale motore dei mercati, Europa, Asia ed emergenti offrono nuove opportunità. Mentre obbligazioni, credito e asset reali tornano a giocare un ruolo chiave nella diversificazione
Per Viola di Generali Am, il segmento a 1–3 anni continua a offrire rendimenti interessanti. Ma il rischio di crescita ancora sottovalutato e spread già compressi richiedono un approccio selettivo
Per il responsabile ABS della casa, la volatilità e gli effetti della guerra in Iran hanno stravolto il quadro macro. Ma, proprio in questo contesto, l’asset class ha il potenziale per distinguersi nel panorama del reddito fisso. Dal rendimento al fattore stabilità, ecco perché conviene metterla nei radar
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Secondo Christophe Braun, Investment Director Equity di Capital Group, il cambio di paradigma fiscale e industriale del Vecchio Continente potrebbe ridisegnare le prospettive di crescita e la composizione dei portafogli azionari. Largo a difesa, sicurezza, tecnologie pulite. Ma attenzione ai rischi
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