Studio Capital Group: grazie alla crescita degli utili, le aziende globali hanno recuperato il valore di mercato di 35 mila miliardi di dollari registrato nel 2014. L’Italia vanta il miglior equity payback period del mondo. “Decisiva la gestione attiva”
Costose sì, ma non gonfiate. Le elevate valutazioni azionarie, che continuano a preoccupare più di un investitore, sono in realtà perfettamente giustificate dalla forte crescita degli utili. A dirlo è il Value Watch di Capital Group, parte del Global Equity Study della società, che mostra come le aziende a livello globale abbiano ormai generato profitti sufficienti a superare il loro intero valore di mercato registrato nel 2014. Un trend virtuoso confermato anche da altri periodi analizzati e che vede l’Italia vantare il miglior equity payback period del mondo.
Recuperato il valore di mercato registrato nel 2014
L’Equity Study misura il valore di mercato delle aziende a livello globale in base al tempo necessario per recuperare tale cifra sotto forma di utili effettivi. Affronta, insomma, una questione al momento più cruciale che mai per gli investitori: le attuali valutazioni sono supportate dai profitti che le imprese dovrebbero generare? Secondo gli analisti dell’asset manager, la risposta è sì. All’inizio del 2014, infatti, le 1.600 maggiori quotate al mondo valevano complessivamente 35,3 mila miliardi di dollari. Da allora al 2025, hanno generato 36,7 mila miliardi utili cumulati e recuperato di fatto l’intero ammontare del 2014 in meno di 12 anni.
Un’azienda su sette ha già riacquisito il valore del 2020
Il trend vale anche per gli altri periodi: ci sono voluti 13 anni perché le aziende recuperassero le cifre del 2010, pari a 24,9 mila miliardi di dollari. E più recentemente hanno già riacquistato il 45% della loro valutazione pre-pandemia del 2020, pari a 54,7 mila miliardi di dollari, facendo prevedere che il lasso di tempo di 12-13 anni è sulla buona strada per ripetersi. Inoltre, una quotata su sette ha già riacquisito interamente il proprio valore di sei anni fa.
Naturalmente esistono delle differenze geografiche che, oltre alle dinamiche specifiche di ciascun Paese, riflettono soprattutto la composizione settoriale. Secondo lo studio, le società statunitensi hanno recuperato il valore di mercato del 2014 in 12 anni nonostante una valutazione iniziale elevata determinata da una forte espansione degli utili. In Europa il recente recupero delle imprese energetiche e finanziarie ha invece permesso di riacquistare terreno dopo la crescita lenta degli anni 2010, con una ripresa chiusa nei 13 anni successivi al 2013.
In Italia il miglior equity payback period a livello globale
La maglia rosa va proprio all’Italia, che ha registrato numeri senza pari a livello mondiale: le quotate tricolori hanno infatti impiegato solo 9 anni di utili cumulati per riacquisire il loro valore di mercato del 2017, pari a 307 miliardi di dollari. Merito, secondo gli analisti di Capital Group, della combinazione di valutazioni iniziali molto basse nel recente passato e di profitti in ripresa.Nel Vecchio Continente, il nostro si distingue per essere il Paese in cui il recupero è avvenuto più rapidamente grazie ai profitti. Alla fine di aprile di quest’anno, il valore complessivo delle società tricolore era salito a 945 miliardi di dollari.
Katharine Dryer, equity asset class lead Europe and Asia di Capital Group
“La valutazione di una società dipende non solo dal multiplo pagato dagli investitori ma anche dal fatto che la crescita futura degli utili possa giustificarla”, spiega da Capital Group l’Equity lead Europe and Asia Katharine Dryer, secondo cui nell’ultimo decennio la forte corsa dei profitti ha ripetutamente sostenuto valori di mercato più elevati. “Oggi le azioni globali valgono circa 113,8 mila miliardi di dollari, ovvero circa 21 volte gli utili attesi per il 2026, il che rende più difficile il compito degli investitori”, avverte, sottolineando come la crescita debba quindi svolgere un ruolo più determinante. “Tuttavia le società che ottengono risultati positivi possono comunque giustificare multipli elevati”, assicura. Insomma, non si tratta di evitare le valutazioni maggiori ma piuttosto di concentrarsi sui settori in cui l’espansione è sostenibile e ancora sottovalutata. “In un mercato in cui i risultati diventano sempre più sensibili all’effettivo conseguimento dei profitti”, conclude, “la gestione attiva può aggiungere valore distinguendo tra chi soddisfa le aspettative di utile e chi no”.
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