La società francese apre un ufficio a Milano e mette nel mirino la clientela wealth. Ticket minimo da 20 mila euro, orizzonte temporale dai due a cinque anni e un rendimento medio del 17,7% la proposta. Bassi: “Già chiuse 16 operazioni ma per il 2025 puntiamo a raccogliere 50 milioni”
Per i paperoni italiani che vogliono investire nei mercati privati per diversificare il proprio portafoglio, da oggi c’è un’asset class in più tra cui scegliere: l’arte. Merito di Matis, società francese fondata nel 2023 da Arnaud Dubois e François Carbone, che ha appena aperto un ufficio a Milano e si prepara a rendere disponibili investimenti tramite club deal in opere figurative proprio nel Paese che vanta il più grande patrimonio pittorico al mondo. Un business ambizioso che, grazie a un ticket di 20mila euro per singola operazione, punta ad allargare i confini di un segmento ad appannaggio dei collezionisti e offrire un ritorno del 17,7%.
Arnaud Dubois e François Carbone, fondatori di Matis
La logica alla base del progetto di Matis è chiara: sondare le reti di private banking e wealth management alla ricerca di clienti facoltosi e proporre loro club deal focalizzati su quadri ‘blue chip’ dei più importanti artisti del XX secolo, da Andy Warhol a Lucio Fontana fino a Pablo Picasso. Ma, oltre al ticket ridotto, altre sono le caratteristiche che fanno di questa proposta un unicum nel panorama europeo. Come spiegato dai fondatori Arnaud Dubois e François Carbone in occasione dell’incontro con cui hanno presentato l’iniziativa alla stampa, le opere selezionate hanno un valore che varia tassativamente da 500mila a 5 milioni di euro e vengono rivendute entro due o al massimo cinque anni: un orizzonte coerente con il segmento in cui l’investimento si inserisce ma che, confrontato con il modus operandi di soggetti come le case d’asta o i collezionisti, non appare eccessivamente impegnativo. Una volta individuato il ‘pezzo’ di interesse, Matis ne perfeziona l’acquisto ed effettua le valutazioni del caso per poi conservarlo nel suo magazzino fino a rivendita o appoggiarsi a un museo. Il tutto a fronte di una struttura provvigionale che prevede assenza di management fee a fronte di un costo iniziale del 10% a carico dell’investitore e una commissione del 20% sulla plusvalenza. “Acquistare direttamente arte contemporanea richiede conoscenze e capitale ma anche una rete di esperti difficile da costruire”, ha detto Dubois, “Matis semplifica questo processo grazie alla propria expertise nel campo dell’arte e in finanza”.
Un track record positivo
A chi avesse perplessità sulla concretezza del modello di business proposto, Matis risponde con numeri che lasciano pochi dubbi. Solo l’anno scorso Dubois e Carbone sono stati capaci di raccogliere 30 milioni di euro e in meno di due anni hanno finanziato 65 operazioni, effettuando 16 exit e restituendo agli investitori una cifra complessiva pari a 14 milioni di euro. I risultati parlano anche di un rendimento netto medio del 17,7% e di un IRR annualizzato del 33,3% al netto delle spese. A completare il quadro, un primato regolamentare non da poco: l’attività è infatti vigilata dall’Autorité des Marchés Financiers (AMF), l’equivalente francese della nostra Consob, che ha rilasciato alla società un’autorizzazione per operare a livello europeo.
Alberto Bassi, fondatore di BacktoWork ed Eighteen Capital
A guidare l’espansione nella Penisola sarà Alberto Bassi, venture capitalist che vanta un’ampia esperienza nei mercati privati e ha alle spalle avventure imprenditoriali di successo come BacktoWork ed Eighteen Capital. È stato lui a spiegare i contorni dell’iniziativa ai giornalisti presenti. “L’Italia rappresenta un passaggio strategico nell’espansione europea di Matis”, ha detto, “perché vanta una popolazione di high net worth individuals ragguardevole e quote di risparmio privato tra le più alte del mondo”. Quanto a Milano, le ragioni che hanno portato alla scelta del capoluogo lombardo per ospitare la sussidiaria tricolore è chiara: “La città costituisce il principale hub finanziario del Paese, dove c’è una forte domanda di strumenti decorrelati dai mercati tradizionali cui vogliamo rispondere”. È partendo da questi presupposti che Bassi ha definito gli obiettivi per il 2025, ossia “raccogliere 60 milioni di euro”.
Arte come nuova asset class
Attraverso il focus su opere con una dimensione che offre maggiore liquidità rispetto al resto del mercato e più possibilità di effettuare transazioni, come ha chiarito lo stesso Bassi, l’iniziativa di Matis mira a istituzionalizzare l’arte come asset class all’interno dei private markets. Nonostante la soglia d’ingresso contenuta, la società guarda infatti alla clientela private ma anche family office e a grandi patrimoni da ingaggiare tramite collaborazioni con le reti di consulenza finanziaria italiane. L’obiettivo è rendere più ampio e inclusivo l’accesso a un mercato che, fino a oggi, è stato prerogativa di pochi. “L’arte rappresenta un bene rifugio che protegge nei momenti di instabilità ma offre anche un’opportunità concreta di valorizzazione e si integra nelle strategie di lungo periodo degli investitori”, ha concluso Bassi.
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