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Secondo il primo studio sul settore di Deutsche Bank, il 61% dei player utilizza la leva in modo attivo e oltre l’80% investe in private credit. Un trend che promette di accelerare e fare della categoria il nuovo motore della finanza privata globale
Non più soltanto custodi dei grandi patrimoni, ma veri e proprio registi attivi della finanza privata globale. È questa la traiettoria immortalata dall’ultima fotografia dei family office. A scattarla il primo report sul settore realizzato Deutsche Bank Wealth Management, nel quale la divisione dell’istituto tedesco ha analizzato oltre 209 strutture familiari in tutto il mondo con patrimoni gestiti che superano in media i 500 milioni di dollari. Un’indagine dalla quale emerge come il settore si muove verso una sempre maggiore istituzionalizzazione, con la maggioranza degli operatori che usa la leva in chiave strategica e l’80% coinvolto in operazioni di private credit.
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La leva torna protagonista
La prima evidenza a emergere dal report è che l’attuale contesto di tassi in discesa e volatilità contenuta porta la maggiore parte delle strutture a considerare la leva finanziaria non più come fattore di rischio ma in qualità strumento utile alla gestione attiva del capitale. Secondo lo studio, il 61% del campione la considera infatti un elemento strategico mentre oltre tre quarti se ne serve per cogliere opportunità di investimento o fronteggiare improvvisi stress di liquidità. Si moltiplicano così le cosiddette war chests, riserve di capitale pronte per operazioni tattiche su mercati in correzione o per sostenere partecipazioni dirette. Da notare però che non tutte le aree geografiche si muovono allo stesso modo: se infatti oltre la metà dei player tedeschi dichiara di non utilizzare questo strumento, a Hong Kong oltre sette società su dieci sostengono di considerarla “fondamentale” per generare rendimento aggiuntivo a beneficio di propri clienti.
Quanto cresce il peso della leva

Risposte alla domanda: “Cosa pensi della leva nei processi di investimento”. Fonte: Deutsche Bank Wealth Management
Illiquidità come asset strategico
Altro tratto distintivo della nuova generazione di family office è l’inclinazione verso asset illiquidi: il 57% del campione utilizza la leva su questo segmento, a dimostrazione di un interesse crescente per i mercati non quotati. Non solo: la ricerca rivela come questi strumenti vengano impiegati sempre più spesso in qualità di collaterale per ottenere nuova liquidità, da reinvestire poi all’interno degli stessi segmenti o in strategie complementari. Una tendenza globale che, anche in questo caso, mostra significative differenze interne tra le diverse geografie: in Europa, ad esempio, spopolano le linee di credito garantite mentre negli Stati Uniti cresce la propensione a monetizzare opere d’arte piuttosto che vini pregiati e altri beni reali.
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Grandi operazioni sempre più nel mirino
Dallo studio di Deutsche Bank emerge poi che la finanza strutturata rappresenta un fattore abilitante fondamentale per alcune transazioni, anche quando a finire sotto la lente sono i family office più grandi e liquidi. Questi dimostrano infatti di apprezzare la rapidità e la certezza di esecuzione che derivano dal lavorare con un unico istituto piuttosto che con un sindacato, nonché la partnership di due diligence richiesta nel processo di finanziamento. Una tendenza che si rafforza in occasione dell’ingresso in nuovi mercati o settori. Con la crescita in scala e sofisticazione, le strutture sono diventate più competitive nel cercare le migliori opportunità e la possibilità di contare su un partner finanziario rapido e flessibile può essere determinante.
L’allocazione ai mercati privati nel dettaglio

Risposte alla domanda: “In quali asset class di lusso investi”. Fonte: Deutsche Bank Wealth Management
Più credito privato, meno mercati pubblici
La corsa verso la complessità si riflette in modo particolare sul versante del credito. Oggi oltre l’80% dei family office partecipa infatti a operazioni di private credit, rileva il report, con la maggioranza che si aspetta ritorni oltre il 10%. L’attenzione degli operatori si concentra soprattutto sui segmenti che offrono cicli più brevi e un profilo rischio-rendimento più bilanciato: prestiti diretti ma anche fondi specializzati e operazioni sul secondario. “Stiamo assistendo a una progressiva istituzionalizzazione di questo universo”, si legge nel documento, “con family office sempre più attrezzati per agire da investitori professionali grazie anche a team interni dedicati e partnership bancarie costruite per garantirsi velocità e flessibilità”.
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Da custodi a protagonisti dell’economia reale
A sintetizzare la trasformazione è Claudio de Sanctis, membro del board di Deutsche Bank. “I family office non sono più solo gestori di ricchezza ma attori chiave dell’innovazione e della resilienza finanziaria”, spiega, aggiungendo che la loro capacità di muoversi tra mercati pubblici e privati li rende oggi uno dei motori più dinamici della finanza globale. Insomma, quella che un tempo era la frontiera degli hedge fund e dei private equity ora è diventata terreno familiare anche per i patrimoni di famiglia.
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