Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Luglio – Agosto 2021 |
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Le piccole e medie capitalizzazioni hanno sovraperformato un po’ ovunque, e in Italia si è registrato il migliore rally d’Europa. Tra i vantaggi, i migliori tassi di crescita e l’opportunità di diversificare. Mentre tra i settori più interessanti si punta sui trend a crescita secolare
Rinaldo Leva, head of core equity value di Mediobanca Sgr
Piccole capitalizzazioni alla riscossa, sia negli Usa sia in Europa. “Le mid e small cap hanno performato molto bene nell’ultimo anno, battendo i rispettivi indici large cap in quasi tutti i mercati in media di circa 5 punti percentuali, a eccezione del Regno Unito –osserva Rinaldo Leva, head of core equity value di Mediobanca Sgr –I titoli italiani hanno fatto registrare le migliori performancefra i titoli europei (+50% circa del Ftse Mid Cap rispetto alla media di +37% dello Stoxx Mid Cap) e tale sovraperformance si è manifestata principalmente dallo scorso marzo in avanti. In media –aggiunge –i titoli europei hanno lievemente sottoperformato i titoli Usa”.
Quali sono i vantaggi delle piccole capitalizzazioni? Per Leva sono essenzialmente due: la possibilità di trovare aziende estremamente innovative e destinate a trasformarsi da small a large e il fatto che, “per le loro ridotte dimensioni, i ricavi e profitti delle mid e small cap hanno tassi di crescita molto più elevati rispetto alle large cap”, che consentono di ottenere tassi di crescita più elevati anche quando trattano a minor premio rispetto alle big.
Cristina Matti, head of European small & mid cap di Amundi
Cristina Matti, head of European small & mid cap di Amundi, sottolinea che i titoli a minore capitalizzazione “possono essere una valida strategia di diversificazione all’interno di un portafoglio per investitori con orizzonte temporale di medio lungo termine”, perché nei periodi di maggiore volatilità tendono “a dare combinazioni di rischio rendimento più interessanti rispetto ad altre tipologie di investimento” ed è tra di loro che si trovano “gemme nascoste” e “leader del futuro”.
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Per Gärtner, global head of Equity della casa, gli investimenti negli algoritmi continueranno a trainare i mercati. Ma restano interrogativi sulla redditività della spesa e sulla capacità delle nuove applicazioni di generare ricavi. In Europa opportunità in difesa, banche, utility e industria
Gli Institutional Investor Indicators di State Street mostrano a settembre un calo dell’appetito per il rischio dopo cinque mesi di aumento. Diminuisce anche la liquidità, mentre risale l’esposizione obbligazionaria
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Nel nuovo outlook quinquennale, la casa di gestione descrive il passaggio a un nuovo paradigma economico. Ecco come AI, riconfigurazione delle catene globali e ritorno degli investimenti fisici ridisegnano lo scenario macro
Per gli asset manager, non ci sarà un cambio di regime. Ma la volatilità è da mettere in conto. Dai bond alle azioni, passando per AI ed energia: ecco le possibili ripercussioni
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Per gli analisti, il FOMC ha rafforzato la sua credibilità. E la comunicazione chiara è piaciuta ai mercati. Un po’ di volatilità non è esclusa visto il tono restrittivo, ma poi sia l’equity sia l’obbligazionario si stabilizzeranno
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I mercati scommettono su una stretta di 25 punti base. E per gli asset manager, il dot plot segnalerà un orientamento verso tassi più alti. Le conseguenze per gli investitori
Secondo gli Institutional Investor Indicators di State Street, agosto conferma uno scenario favorevole agli asset rischiosi. Tech sempre in testa, mentre prosegue la rotazione dal reddito fisso verso la liquidità
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