Negli ultimi tempi questo settore, appannaggio del cliente istituzionale, è più accessibile anche al retail. Una rivoluzione che potrebbe incidere sulla raccolta del risparmio gestito
David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio & Previdenza
La reazione del mercato non è tardata a farsi sentire. Sarà anche l’iperattività dell’amministrazione americana, sta di fatto che nelle ultime settimane il dollaro è sceso mentre le azioni europee ed emergenti hanno sovraperformato quelle USA. Il divario di crescita tra Stati Uniti ed Europa è destinato a ridursi, il settore manifatturiero è in ripresa e la crescita degli utili societari si sta allargando oltre i big tech americani. “Siamo più positivi sull’equity UE e meno su quello USA, restando cauti sui treasury e in generale riducendo la nostra esposizione al rischio tasso anche sui titoli di Stato del Vecchio Continente”, sintetizza David Karni, responsabile portafogli d’investimento di BCC Risparmio & Previdenza. L’idea è che una sana rotazione del mercato favorisca una maggiore diversificazione della domanda da parte degli investitori e quindi anche di chi fa gestione e selezione. “Stiamo suggerendo ai clienti di ritornare a guardare con interesse i prodotti multi asset bilanciati”, spiega l’esperto.
Dopo un 2024 in cui molti risparmiatori hanno investito nei fondi monetari (hanno generato una raccolta di 5,56 miliardi e nel solo quarto trimestre di 3,92 miliardi), per l’analista sarebbe opportuno direzionare i portafogli verso l’azionario o quantomeno il bilanciato. “L’azione europea ci sembra, in questo momento, la chiamata dei prossimi mesi”, continua Karni. “Nonostante il brusco calo dei magnifici 7 è difficile anche immaginare di perdere di vista la tecnologianell’orizzonte di medio periodo”, aggiunge. Non è un caso, d’altronde, che gli ultimi prodotti lanciati siano ETF globali ex US. “Quest’anno le performance saranno meno USA-centriche e più globali”, afferma. Ma non c’è solo il tech: “Concentrarsi esclusivamente su un settore o un’azione, come lo scorso anno, non funzionerà. Ci troviamo di fronte a una maggiore diversificazionedel mercato. Il che, per noi che facciamo selezione, è una notizia positiva”. Karni spiega come temi legati ai finanziari, agli industriali, alla difesa, all’healthcare possono offrire valore e permette ai gestori attivi di cercare di combattere ad armi pari.
Il ruolo cruciale della demografia
Ma c’è un tema di fondo che secondo l’esperto domina la scena futura: l’evoluzione demografica. “Nessuno può fermare questo ciclo, né la politica di Trump né le banche centrali. Credo che la demografia sia la madre di tutti i temi investibili presenti e futuri. Se si capisce bene come si muove la curva della popolazione, allora si capiscono anche i trend”. Sul fronte obbligazionario, l’esperto predilige invece il rischio di credito e soprattutto quello europeo. “C’è ancora un buon rapporto rischio-rendimento sia sull’investment grade che sull’high yield”, chiarisce
Col suo team di nove analisti, David Karni gestisce una buylist di prodotti che va continuamente monitorata. Ma il discrimine maggiore, al momento di creare un portafoglio, restano sempre le commissioni: “Per una strategia pura che va a comporre i vari building block devi pagare il meno possibile, perchè La battaglia sui prezzi è senza quartiere”. Per questo il team di fund selection calibra l’utilizzo di fondi ed ETF. “Sulle asset class meno efficienti crediamo ancora nella gestione attiva. Ad esempio sul mondo obbligazionario high yield, sul debito emergente o sul local currency conta molto annusare il mercato tutti i giorni. Quando però non riusciamo a trovare qualcuno che riesca a darci un alpha, allora preferiamo avere beta e pagarlo poco”.
Occhio ai private markets
C’è un trend, però, che l’esperto sta studiando con attenzione: il mondo dei private markets. “Stiamo cercando di capire se questo mercato possa portare a una rivoluzione della raccolta. Negli ultimi tempi abbiamo visto come un settore che prima era appannaggio del cliente istituzionale sia diventato sempre più accessibile anche al retail. Ci sono già casi di successo”, spiega Karni. Il potenziale d’altronde è enorme e molte case di gestione stanno lanciando sempre più soluzioni, a partire dagli Eltif 2.0 per finire a piattaforme ad hoc. “Potrebbe essere un tema importante per la diversificazione del portafoglio e per ridurre la volatilità ma non sono ancora del tutto sicuro che sia un investimento adatto a tutti”, spiega. La SGR sta comunque sta valutando se offrire qualche soluzione in collocamento per il cliente ma anche se inserire gli alternativi nei prodotti gestiti direttamente dal team.
Sul versante ESG, Karni si professa infine uno scettico. E da sempre, in realtà. “Ricordo le prime tavole rotonde sul tema oltre vent’anni fa”, racconta. “Abbiamo visto delle ondate di entusiasmo che poi regolarmente si sono raffreddate. All’inizio degli anni 2000, poi nel 2007 e infine adesso. Quest’ultima è durata tanto, anche perché l’intervento del regolatore europeo ha fatto da guida, ma sono convinto che stiamo vivendo l’ennesima battuta d’arresto”, dice senza mezzi termini. Poi aggiunge: “In futuro ci saranno delle case più vicine alla sostenibilità ma le generaliste abbandoneranno il trend”. Non è solo una questione legata alle politiche di Trump o al ReArm Europe: per l’esperto, il problema consiste nel fatto che “la sostenibilità è stata vista come un booster di performance mentre è sempre stata e sarà solo uno strumento di gestione del rischio”. Detto questo, BCC Risparmio&Previdenza non rinuncia alla battaglia e vuole aumentare le masse ESG (che al momento corrispondono a circa il 60% del totale). “In generale resta difficile immaginare una crescita esponenziale del settore nel prossimo futuro”, conclude Karni.
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