Eltif 2.0, fondi evergreen e non solo. Secondo l’head of Global Wealth Advisory Services della casa di gestione le strutture di prodotto sono mature per soddisfare le esigenze degli investitori e generare una crescita delle masse superiore rispetto alle corrispettive asset class pubbliche
La democratizzazione degli investimenti alternativi è uno dei temi di maggiore interesse per l’attuale panorama dell’asset management globale. A fare la differenza per la definitiva ascesa dei mercati privati sarà, secondo Jeff Carlin, head of Global Wealth Advisory Services di Nuveen, una riedizione di quanto già avvenuto nei mercati pubblici dove l’innovazione delle strutture di prodotto ha portato a tassi di crescita a doppia cifra grazie al traino della gestione passiva.
“Come abbiamo visto nel campo delle strategie liquide i wrapper possono fare la differenza. Ora negli illiquidi abbiamo le giuste strutture di prodotto per attrarre un numero sempre maggiore di investitori”, spiega Carlin, secondo cui i veicoli che sono destinati ad avere maggiore successo sono quelli perpetui ed evergreen.
Progressione ad alto potenziale
Jeff Carlin, head of Global Wealth Advisory Services di Nuveen
“La tipologia di veicoli che raccolgono e investono per poi chiudere il proprio ciclo è destinata a cambiare”, specifica Carlin con riferimento alla futura primazia dei fondi perpetui. Un’ulteriore spinta al comparto, in particolare, in Europa è attesa dal recente aggiornamento normativo, con il regolamento Eltif 2.0 in vigore da gennaio 2024.
“Ciò che la normativa rende possibile è la costruzione di prodotti che appartengono all’asset class alternativa con profili di liquidità e rischio/rendimento tali da essere interessanti per una base di investitori molto più ampia rispetto al passato”, afferma l’head of Global Wealth Advisory Services di Nuveen, confermando l’importanza della novità per la casa di gestione che prevede una crescita della piattaforma di investimenti alternativi ad un ritmo superiore rispetto all’offerta di strumenti che investono nei mercati pubblici, sebbene nel breve termine le aspettative siano commisurate all’attraversamento di una fase di cambiamento.
“Nel wealth ci sono oggi 800 miliardi di dollari allocati in alternativi. L’aspettativa è che per la fine del 2028 ci saranno tra i 6.000 e gli 8.000 miliardi di dollari con, quindi, una decuplicazione delle masse che avverrà nel giro di quattro anni, mentre l’allocazione media si attesterà tra il 12% e il 15%, contro i pochi punti percentuali di oggi”, analizza Carlin.
Il momento del private credit
“Il primo comparto ad arrivare a maturazione con questa rivoluzione sarà con ogni probabilità il private equity seguito da private credit e infrastrutture”, prosegue il manager andando nel dettaglio delle asset class dei mercati privati.
“Molti degli strumenti che sono lanciati oggi sui mercati investono nel private credit dato che il sistema bancario è in questo momento meno attivo nel prestito alle imprese private. Lo spazio per la creazione di portafogli obbligazionari di qualità è notevole, come testimonia il gran numero di operazioni in atto in questa fase”, aggiunge, arrivando a definire il credito privato come l’asset class del momento.
Il private equity rimane in una fase positiva e un altro tema di grande richiamo è quello delle infrastrutture energetiche, secondo l’head of Global Wealth Advisory Services di Nuveen. “La transizione sta avvenendo. È qualcosa di avviato e possiamo già intravedere il momento in cui le rinnovabili saranno la più conveniente forma di energia. Un tema di investimento che è quindi destinato a durare per molto tempo”, completa sul punto.
Distribuzione ed educazione a braccetto
“L’Italia è un Paese che ha storicamente una grande esposizione ad una asset class dei mercati privati in particolare, ovvero l’immobiliare. Il concetto di mettere i propri soldi in un’azienda non è in realtà molto differente, ma la distanza culturale è ancora significativa”, fa notare Carlin in relazione al nostro Paese.
“Quello che osserviamo in Italia, così come in realtà nel resto del mondo, è che guardare alle medie di allocazione non riesce a fotografare la propensione degli investitori all’esposizione ai mercati privati. Questo perché non sono numericamente molti coloro che considerano l’asset class. Chi lo fa possiede, però, due importanti caratteristiche: una dimensione medio-grande per il contesto di appartenenza e una quota di allocazione importante. Questo ci dice che la barriera all’ingresso è consistente. Molto spesso si tratta di una barriera di educazione e strutturazione, oltre che dimensionale, ma una volta che viene superata l’esposizione si muove verso percentuali rilevanti”.
La comprensione dell’asset class e delle caratteristiche specifiche degli strumenti resta, dunque, un’azione di primaria importanza e oggetto di una grande attività nei confronti degli investitori, con una molteplicità di ricadute positive nei vari snodi della catena del valore del risparmio.
“In una situazione di market stress come quella accaduta all’inizio della fase acuta del Covid nel 2020”, ricorda in tal senso Carlin, “un qualsiasi portafoglio di corporate bond subì un grande calo di valore anche se assolutamente nulla stava succedendo alle obbligazioni al suo interno. La corsa alla liquidità si tramutò in un costo molto alto per gli investitori che pagarono molti punti percentuali per rientrare del proprio capitale. Al contrario, coloro che mantennero l’investimento non pagarono nulla e nella grandissima maggioranza dei casi proseguirono in un investimento redditizio”. “Questo ci dice che il costo della liquidità esiste e può essere significativo. L’investimento in mercati privati toglie questa componente aiutando a restare investiti e a non cadere in trappole comportamentali”, conclude.
Secondo una survey di Preqin, gli alternativi sono scesi dal 21,2% al 17% dei portafogli istituzionali tra dicembre 2025 e lo scorso giugno. A pesare il rallentamento del ciclo dei capitali e maggior attenzione alla liquidità. Ridimensionato il sentiment sul private credit, ma l’interesse per equity e infrastrutture resta
Secondo le stime di Neuberger Berman, l’88% prevede di investire entro cinque anni. In testa private equity e infrastrutture. A far da traino è la domanda di diversificazione. La conoscenza degli ELTIF sale al 74%. Gli italiani preferiscono i fondi draw-down
Uno studio mostra che l’apertura al retail può spingere i fondi alternativi a puntare su società meno mature e a mantenerle per un tempo maggiore in portafoglio, con effetti positivi anche sui risultati. Ma serve che i nuovi investitori abbiano un approccio paziente. In caso contrario, si rischia una pressione verso exit premature
Nel primo semestre 2026 gli investimenti in private equity e venture capital si fermano a 5,1 miliardi di euro, appena il 2% in meno rispetto a un anno prima, Ma il fundraising crolla del 60% a 674 milioni. Il buyout traina gli impieghi, mentre il venture capital resta primo per numero di operazioni. I dati Aifi e PwC
Nel secondo semestre il nuovo indice messo a punto dalla società per saggiare il polso degli investitori resta ben sopra la soglia neutrale, pur arretrando dai 60,1 punti del primo semestre. Condizioni di finanziamento favorevoli ai lender e impegni istituzionali resilienti fanno da traino. Stabile la qualità del credito
Una survey di KKR rileva un interesse crescente tra i clienti con almeno 500mila dollari di asset. Ma il 42% indica la mancanza di informazioni come principale barriera. Per il 53% il confronto in presenza con il consulente resta il canale preferito per orientarsi
Per S&P, la scarsa attività di exit sta portando a una biforcazione strutturale del settore. I grandi operatori continuano a crescere, mentre sui piccoli aumenta la pressione. E all’orizzonte c’è una nuova fase di consolidamento
Normativa europea, prodotti semiliquidi e una base di risparmio solida rendono il Belpaese un mercato ad alto potenziale per gli alternativi. Ma aprire le porte agli investitori retail non basta
Per il centro di ricerca dell’associazione, gli investimenti nel credito privato hanno raggiunto i 2.600 miliardi di dollari a livello globale anche grazie all’ingresso della clientela al dettaglio. Ma la democratizzazione richiede tutele, migliore gestione della liquidità e specializzazione. A rischio la resilienza di tutto il mercato
Il Global Private Capital Report 2026 di Ropes & Gray fotografa un settore ancora resiliente, ma alle prese con vincoli strutturali. Raccolta ed exit restano sotto pressione, mentre continuano a crescere i continuation fund. Tra boom dell’AI e il ruolo centrale dell’Europa, ecco le prospettive per il resto dell’anno
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio