3 min
Il nuovo report della banca vede nella ripresa delle quotazioni a Wall Street un ritorno alla normalità più che l’inizio di un ciclo speculativo. Le matricole sono meno ma più solide e redditizie, mentre dividendi e buyback aiutano ad assorbire le nuove emissioni. Scenario opposto in Europa, che sconta poca domanda domestica
Dopo anni di attività ridotta, il mercato delle IPO statunitensi è tornato a muoversi con forza nel 2026. Ma, nonostante alcune delle maggiori quotazioni della storia recente e il boom dell’intelligenza artificiale, non ci sono i presupposti per parlare di una nuova bolla. È questa la fotografia contenuta nell’ultimo Top of Mind di Goldman Sachs, secondo cui i numeri record raccolti dalle matricole di Wall Street nascondono un mercato molto diverso rispetto ai grandi cicli speculativi del passato: meno operazioni, società più redditizie, valutazioni più equilibrate e una domanda di capitale ancora in grado di assorbire le nuove emissioni. Una nuova stagione, insomma, dalla quale l’Europa sembra invece destinata a rimanere esclusa.
📰 Leggi anche “SpaceX, per i gestori le mega Ipo saranno uno stress test“
Non una vera “IPO wave”
A prima vista il 2026 potrebbe sembrare l’anno del ritorno delle IPO ma la realtà è ben diversa. Jay Ritter, intervistato nel report in qualità professore emerito dell’Università della Florida ed esperto mondiale del mercato primario, sostiene ad esempio che il record di raccolta sia dovuto soprattutto a poche operazioni di dimensioni eccezionali concentrate nel comparto tecnologico e nell’intelligenza artificiale. “Per numero di quotazioni”, dice, “il mercato resta sulla media degli ultimi 25 anni e lontano dagli eccessi della bolla DotCom”. Una conclusione comprovata dall’IPO Barometer della stessa Goldman Sachs, che combina cinque indicatori macro e di mercato per misurare le condizioni favorevoli ai debutti in Borsa. L’indice segnala infatti che le iniziative superiori ai 25 milioni di dollari sono state 53 da inizio anno, un dato molto più vicino alla mediana registrata dopo il 2000 (105 operazioni annue) che ai quasi 300 collocamenti tipici della seconda metà degli anni Novanta.
Valutazioni e utili rendono il mercato più solido
Secondo la banca d’affari USA, un altro degli elementi che distingue l’attuale riapertura del mercato è la qualità delle società che scelgono la quotazione. Le valutazioni medie delle nuove matricole risultano infatti vicine ai livelli storici e ben inferiori agli eccessi osservati durante la pandemia o alla fine degli anni Novanta. Allo stesso tempo è aumentata sensibilmente la quota di imprese già profittevoli al momento del debutto: nel 2025 il 43% presentava utili positivi nel primo trimestre da società quotata, contro il 24% del 2021 e il 28% del 1999. Ciononostante, Ritter invita alla prudenza. “Storicamente le società appena quotate tendono a sottoperformare il mercato nei tre anni successivi ma questa regola non può essere applicata automaticamente all’attuale ciclo”, spiega, “in quanto è dominato da grandi aziende tecnologiche con ricavi già consistenti e caratteristiche molto diverse rispetto alle Ipo speculative del passato.
📰 Leggi anche “La quotazione che crea valore: l’identikit delle Ipo vincenti“
Il mercato può assorbire la nuova offerta
Uno dei timori più diffusi tra gli investitori riguarda la capacità del mercato di assorbire il forte aumento delle nuove emissioni e delle azioni che entreranno in circolazione dopo la scadenza dei lock-up. Per Ritter, si tratta però di rischi ampiamente sopravvalutati. Ogni anno le società quotate statunitensi distribuiscono circa 600 miliardi di dollari di dividendi e riacquistano azioni proprie per circa 1.000 miliardi, ricorda infatti l’esperto, liberando una massa di capitale largamente sufficiente a fronteggiare anche le maggiori Ipo del 2026. Questo senza contare che delisting e operazioni di M&A si sommano nel ridurre l’offerta netta di titoli sul mercato. Un quadro al quale la analisi di Goldman Sachs aggiungo ulteriori tasselli, evidenziando come i flussi delle famiglie americane verso la Borsa siano tornati positivi negli ultimi anni e gli stessi buyback siano destinati a continuare la loro crescita in modo da sostenere l’equilibrio tra domanda e offerta.
L’Europa resta indietro
Se negli Stati Uniti il mercato delle IPO mostra segnali di normalizzazione, il quadro europeo appare molto più debole. E, per Goldman Sachs, il problema non è rappresentato da un eccesso di emissioni ma dalla scarsità di domanda domestica. Non solo infatti negli ultimi 12 mesi sono state completate appena 40 quotazioni, contro un ritmo considerato normale di circa cento operazioni l’anno, ma queste hanno raccolto appena l’1,7% della capitalizzazione complessiva del mercato: circa 200 miliardi di euro. “Il vero limite del mercato oltreoceano è l’assenza di un forte flusso di investitori domestici”, ha detto chief Global Equity strategist della banca USA Peter Oppenheimer. Per questo motivo, la previsione è di una ripresa delle IPO europee più lenta, di dimensioni inferiori rispetto a quella americana.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”