Il gruppo chiude l’anno con profitti in crescita del 12,2% a 9 miliardi e patrimonio in consolidamento. A 22 miliardi i ricavi operativi, con il contributo della gestione patrimoniale che è cresciuto del 10,7%. Messina: “Noi fuori dal risiko bancario”. E sull’Italia: “Potrà crescere il doppio”
Il 2024 sorride a Intesa Sanpaolo. La banca guidata dal ceo Carlo Messina ha concluso l’esercizio 2024 con un utile netto di quasi 9 miliardi di euro, in crescita del 12,2% dai 7,7 miliardi dell’anno precedente, e un miliardo di ricavi dall’asset management. Numeri che portano l’istituto ad annunciare la distribuzione di dividendi per 6,1 miliardi e un programma di buyback da due miliardi da avviare a giugno prossimo. In una nota, la banca ha sottolineato come questi risultati evidenzino la “capacità di generare una redditività sostenibile” grazie anche a 0,9 miliardi di euro destinati alle azioni gestionali e che rafforzano la prospettiva di un utile netto 2025 ancora più alto.
Nel corso della conferenza stampa che ha accompagnato la presentazione dei numeri, Messina ha spiegato come la società abbia terminato il 2024 con profitti per 8,67 miliardi di euro, non solo in aumento del 12,2% rispetto ai 7,7 miliardi contabilizzati l’anno precedente ma anche sopra la guidance di 8,5 miliardi comunicata a inizio anno. Il risultato della gestione operativa è salito del 12,5%, passando da 13,8 a 15,5 miliardi, mentre il cost/income ratio è stato pari al 42,7%. I proventi operativi netti si sono attestati a 27,1 miliardi, in aumento del 7,5% rispetto ai 25,23 miliardi del 2023: un risultato cui hanno contribuito, interessi netti in crescita del 6,9% a 15,72 miliardi e maggiori commissioni (+9,4% a 9,39 miliardi).
Consolidamento patrimoniale
A livello patrimoniale, si conferma la solidità dell’istituto. Il Common Equity Tier 1 ratio a regime, calcolato deducendo dal capitale 3 miliardi di euro di acconto dividendi 2024 pagato a novembre e 3,1 miliardi di saldo dividendi 2024 proposto) è infatti risultato pari al 13,9% dal 13,7% di inizio anno. I finanziamenti verso la clientela sono invece calati del 2,1% su base annua e si attestano a 422 miliardi di euro. Al 31 dicembre il complesso dei crediti deteriorati risulta infine pari a 4,9 miliardi di euro, quindi in diminuzione dell’1,2% dai precedenti 4,98 miliardi. In quest’ambito, precisa la banca, i crediti in sofferenza sono aumentati da 940 milioni a 1,12 miliardi di euro e hanno raggiunto un’incidenza sui crediti complessivi dello 0,3% (0,2% al 31 dicembre 2023) e un grado di copertura al 68% (72,4% a fine 2023).
Il comparto private banking, che serve una clientela di fascia alta attraverso Fideuram e le sue controllate, ha chiuso l’anno con un risultato netto pari a 1,462 miliardi, in crescita rispetto ai 1,366 miliardi del 2023 e con proventi operativi netti in salita del 5,1% a 3,35 miliardi. Anche la divisione asset management ha registrato performance positive, archiviando il periodo con profitti per 579 milioni dai 475 milioni di 12 mesi prima e con proventi operativi netti che hanno raggiunto il miliardo (+10,7%). Alla divisione Insurance sono invece ascrivibili un risultato netto di 1,1 miliardi, erano 876 milioni nel 2023, e proventi operativi per 1,719 miliardi (+ 6,6%).
Un 2025 all’insegna del rilancio. “Ma niente risiko”
La conferenza è stata anche l’occasione per fornire alcune indicazioni finanziarie relative al 2025. Per l’intero esercizio, il management prevede che l’incremento delle commissioni nette e il risultato dell’attività assicurativa facciano crescere ulteriormente i ricavi. I costi operativi sono contestualmente stimati in riduzione, nonostante gli investimenti in tecnologia, a restituire un utile netto oltre quota 9 miliardi di euro. Quanto al patrimonio, il management si aspetta un Common Equity Tier 1 ratio superiore al 14% ante Basilea 4, a circa il 13,7% post impatto di Basilea 4 nel 2025 pari a circa 40 centesimi di punto e a circa il 14,5% post impatto complessivo di Basilea 4 pari a circa 60 centesimi di punto. Il Piano Impresa 2022-2025 prevede inoltre una forte distribuzione di valore, con un payout ratio cash del 70% sull’utile netto consolidato per ogni anno, un incremento del dividendo per azione nel 2025 rispetto al 2024 e il buyback da due miliardi, autorizzato dalla BCE e previsto per giugno 2025. Sul fronte patrimoniale, Intesa Sanpaolo mira a mantenere una solida posizione, con un Common Equity Tier 1 ratio atteso oltre il 14% ante Basilea 4 e circa il 13,7% post impatto di Basilea 4, in linea con gli obiettivi del Piano di Impresa. Quanto al risiko bancario che ha visto come ultimo atto l’offerta di Mps su Mediobanca, Messina ha chiarito che “non intendiamo prendere parte a nessuna M&A in quanto siamo già abbastanza grandi e capillari da poterci permettere di progettare una crescita endogena”.
Quanto all’andamento dell’economia nazionale, di cui Intesa Sanpaolo rappresenta un pezzo importante, Messina ha detto di aver fiducia nello reputazione di cui gode il presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’estero. Da qui la sua convinzione che l’Italia possa crescere il doppio rispetto al 2024, spinta soprattutto dal calo dei tassi e dalla ripresa dei consumi, e di un aumento del credito intorno allo 0,5%. Interpellato anche sui dazi di Donald Trump, il ceo si è espresso in maniera positiva: “Il deprezzamento dell’euro rispetto al dollaro potrebbe compensare una parte dei danni mentre per le aziende ci sarà uno stimolo a cercare nuovi mercati in cui vendere”.
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