Siena annuncia un offerta di scambio totalitaria (non concordata) nei confronti della banca milanese. Un’operazione da 13,3 miliardi e premio del 5%. Lovaglio: “Saremo il terzo gruppo del credito italiano”. In serata il commento del Ministro Giorgetti
Il risiko bancario italiano si arricchisce a sorpresa di un nuovo, importante tassello. Monte dei Paschi di Siena ha infatti annunciato il lancio di un’offerta pubblica di scambio totalitaria su Mediobanca. Lo si legge in una nota dello stesso istituto toscano, dove viene precisato che l’operazione dovrebbe essere chiusa entro il terzo trimestre del 2025 e dare vita un nuovo campione nazionale del credito grazie anche a sinergie per 700 milioni di euro. Un’operazione non concordata dal valore di oltre 13 miliardi il cui obiettivo potrebbe essere il delisting della banca d’affari.
La quadra economica
L’offerta pubblica di scambio annunciata da Mps valuta Piazzetta Cuccia 13,3 miliardi di euro e offre un premio del 5,03% sul prezzo di chiusura di Borsa di ieri. Nello specifico, la banca senese ha proposto 23 azioni per ogni dieci titoli dell’istituto milanese che verranno portate in adesione. Un concambio pensato in ragione dell’importanza che l’operazione promette di avere, con lo stesso acquirente che ha comunicato di aspettarsi la nascita di un nuovo campione nazionale in grado di posizionarsi al terzo posto nei segmenti chiave. “Il gruppo avrà una forte complementarità di prodotti e servizi e sarà caratterizzato da un business mix altamente diversificato e resiliente, con rilevanti sinergie industriali”, recita la nota del Monte. E ancora: “Proteggerà e favorirà lo sviluppo dei due già forti brand, preservandone posizionamento e competenze e consentendo alle famiglie e alle imprese italiane di accedere a una piattaforma di servizi bancari più ampia e integrata”.
Offerta ostile?
Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena
L’offerta, a quanto si apprende da fonti finanziarie, non giunge inattesa sul tavolo di Piazzetta Cuccia ma è stata prospettata al Mef, primo azionista dell’istituto, già alla fine del 2022. È stato lo stesso ceo di Mps, Luigi Lovaglio, a rivelarlo nella conference call in cui ha spiegato i dettagli dell’iniziativa. “Il 16 dicembre 2022, dopo aver completato l’aumento di capitale da 2,5 miliardi, incontrai il ministro dell’economia e presentati tre opzioni: continuare da soli, fare un’operazione fra pari e un’operazione con Mediobanca”. “Ora”, ha concluso “è giunto il momento”. La mossa non sarebbe comunque stata concordata con i vertici della banca senese, . dai quali ci si attende la decisione considerarla ostile. Le prime valutazioni formali in tal senso saranno in ogni caso effettuate dal cda, che si riunirà molto probabilmente all’inizio della prossima settimana.
L’opzione delisting
L’operazione porterebbe portare anche a un addio di Piazzetta Cuccia a Piazza Affari. “L’obiettivo dell’offerta”, si legge sempre nel comunicato di Mps”, è acquisire l’intero capitale sociale dell’emittente e conseguire la revoca delle azioni Mediobanca dalla quotazione su Euronext Milan. Si ritiene infatti, come sottolineato chiaramente dallo stesso documento, che l’uscita dalla negoziazioni di Borsa possa favorire gli obiettivi di integrazione, creazione di sinergie e crescita tra le due realtà protagoniste.
“Un’offerta che crea valore”
“Oggi siamo a presentare la migliore business combination industriale per un nuovo moderno gruppo bancario italiano, con una piattaforma integrata di servizi finanziari a 360 gradi unendo le forze con un gruppo finanziario che gode di una forte reputazione e di una posizione leader sul mercato”. Lo ha detto Lovaglio in conference call. Per l’ad si tratta di una “incredibile opportunità” che “crea valore per gli azionisti di entrambi i gruppi”. “Con Mediobanca”, ha concluso, “possiamo diventare un campione italiano dal modello globale tra i migliori sul mercato e competere anche in Europa per alcune aree di eccellenza”. Un eventuale accordo potrebbe in effetti rappresentare un ulteriore sviluppo nel consolidamento del settore finanziario italiano, con Banco BPM ha lanciato in novembre un’offerta per Anima Holding e Unicredit che ha puntato sullo stesso Banco e sulla tedesca Commerzbank.
I due azionariati
Nei giorni scorsi Delfin era salita al 9,78% del capitale di Mps dopo aver incrementato la quota dal 3,5% rilevata in occasione della vendita da parte del Mef del 15% dell’istituto senese. La mossa della holding della famiglia Del Vecchio rafforzava il nocciolo duro italiano dopo la progressiva discesa del Tesoro nel capitale: il ministero resta primo azionista con l’11,7%, seguito dalla stessa Delfin con il 9,78%, da BancoBpm con il 5%, da una quota analoga (5,026%) nelle mani di Francesco Gaetano Caltagirone e dal 4% nella disponibilità di Anima. L’asse Delfin-Caltagirone costituisce anche il blocco di maggior peso fra gli azionisti di Mediobanca: la holding della famiglia Del Vecchio è infatti primo socio di Piazzetta Cuccia con il 19,8%, Caltagirone secondo con il 7,76%: insieme dunque detengono il 27,5% della banca d’affari, mentre il patto di consultazione raggruppa l’11,40% degli azionisti.
Parla il Governo
L’esecutivo, come riporta l’agenzia Ansa, ha dato fiducia “in assoluta autonomia” al management di Mps che “ha realizzato risultati eccezionali, che ha un disegno, che ha fatto una proposta di mercato. Se il mercato risponderà saremo contenti, se il mercato non risponderà ne prenderemo atto. Credo che sia assolutamente lineare, totalmente trasparente e nell’interesse dell’economia italiana”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, commentando l’operazione su Mediobanca agli Stati generali della Lega ad Arona.
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