3 min
L’Italia ha 6.000 miliardi di euro di attività finanziarie in mano alle famiglie, ma solo una frazione finisce in capitale di rischio. Caselli (Bocconi): “Il problema è come orientare maggiormente queste risorse verso la crescita delle imprese. E del Paese
Le imprese italiane non crescono quanto potrebbero. Non per mancanza di risorse, ma perché il risparmio non si trasforma in capitale di rischio. La ricchezza c’è, ma resta in gran parte fuori dall’equity, cioè da ciò che serve davvero per investire, aggregare, crescere. Il risultato è un paradosso: un Paese ricco che investe poco nel proprio sviluppo. È da qui che parte la riflessione di Stefano Caselli, direttore di SDA Bocconi, che met te a fuoco il nodo centrale: “In Italia di risorse ce ne sono tantissime, con circa 6.000 miliardi di euro di attività finanziarie nelle mani delle famiglie. Solo una parte, però, si trasforma in capitale di rischio. Il problema è come orientare maggiormente queste risorse verso la crescita delle imprese. E del Paese”.
📰 Leggi anche “Italiani tra prudenza e incertezza: investimenti frenati“
Se le risorse ci sono, perché il capitale di rischio resta marginale nei portafogli degli italiani?
Partiamo da una premessa: in Italia il risparmio è enorme ed è una risorsa rilevante. Tuttavia, nel modo in cui le famiglie investono, l’equity, pur essendo cresciuto, continua a giocare un ruolo secondario. Questo dipende da due fattori principali: da un lato, la presenza ingombrante del debito pubblico, che condiziona la costruzione dei portafogli; dall’altro, una tendenza consolidata a privilegiare il debito. A questo si aggiunge il fatto che il capitale di rischio non ha mai ricevuto un’attenzione particolare, fatta eccezione per i Piani individuali di risparmio (PIR). Infine, gli investitori italiani tendono a destinare le proprie risorse a livello globale. Dovremmo iniziare a chiederci se una parte di queste possa essere indirizzata maggiormente verso il mercato domestico.
Quali sono oggi i principali ostacoli che impediscono al risparmio gestito di arrivare alle imprese?
I fattori sono diversi. Il primo riguarda la fiscalità. Oggi il trattamento fiscale non incentiva in modo stabile chi investe in capitale di rischio né le imprese che lo raccolgono. Il punto non è introdurre misure temporanee, ma creare un quadro duraturo che renda più conveniente destinare risorse all’equity rispetto ad altre forme di investimento. C’è poi il tema della liquidità del mercato. La Borsa italiana è rilevante, ma ha un peso sull’economia inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Questo limita la capacità di attrarre capitali e richiede un maggiore coinvolgimento degli investitori istituzionali. Iniziative come il fondo indiretto di CDP vanno in questa direzione, perché contribuiscono ad aumentare la presenza di capitali sul mercato. Infine, c’è un aspetto culturale. Negli ultimi anni è stato fatto molto per indirizzare il risparmio verso il debito pubblico, come dimostra il successo dell’ultima emissione del Btp Valore. Lo stesso sforzo non è stato fatto sul capitale di rischio. Eppure, l’equity italiano ha dato risultati positivi: negli ultimi dieci anni la Borsa ha performato meglio di altri mercati europei. Non a caso sono soprattutto gli investitori esteri a investire nel nostro Paese. È un disequilibrio evidente, che…

Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.