Per i gestori è scontata una riduzione di 25 punti base. Ma il Fomc è più spaccato che mai. Occhi puntati su dot plot e Powell: i possibili scenari
Ci siamo. Dopo gli ultimi dati su inflazione e mercato del lavoro, non ci sono praticamente dubbi che mercoledì la Federal Reserve annuncerà un taglio dei tassi. I future di mercato danno per scontata una riduzione soft di 25 punti base e, secondo le elaborazioni di Cme FedWatch, assegnano solo una minima probabilità, intorno al 4%, ad una maxi sforbiciata di mezzo punto. Gli occhi sono tutti puntati sulle stime dell’istituto relative a crescita e prezzi e soprattutto sul dot plot, il grafico a punti che sintetizza le previsioni dei banchieri centrali sulla traiettoria del costo del denaro. Al momento le attese non sono unanimi e si dividono tra chi scommette su tre interventi da qui a fine anno, per un totale di 75 pb, e chi invece ne vede solo due. Per questo le parole del presidente, Jerome Powell, verranno attentamente monitorate.
Quello che è certo, per ora, è che questo meeting sarà uno dei più interessanti degli ultimi anni e che, con tutta probabilità, segnerà spaccature ancora più profonde all’interno del Fomc. Poche ore prima dell’avvio della riunione, infatti, il Senato USA ha approvato la nomina da parte del presidente Donald Trump di uno dei suoi consiglieri economici, Stephen Miran, che quindi parteciperà e voterà. Non solo. Tra i partecipanti ci sarà anche Lisa Cook (a meno di un intervento dell’ultimo minuto della Corte Suprema) dopo che una corte d’appello statunitense ne ha bloccato il licenziamento chiesto dal numero uno della Casa Bianca.
Fomc mai così diviso
Blerina Uruçi, Chief U.S. Economist, Fixed Income di T. Rowe Price
“Mi aspetto che il Fomc taglierà i tassi di interesse di 25 punti base e che il riassunto aggiornato delle proiezioni economiche mostrerà un andamento leggermente inferiore per il tasso di disoccupazione e superiore per la crescita alla fine di quest’anno”, spiega Blerina Uruci, chief US economist di T. Rowe Price. A suo parere, questa sarà una delle riunioni più divisive degli ultimi tempi, con dissensi in entrambe le direzioni: “Alcuni membri del comitato voteranno per una riduzione più consistente, di 50 punti base, mentre altri voteranno per mantenere invariati i tassi”, osserva.
Dello stesso parere gli esperti di State Street, secondo cui i ‘dots’ probabilmente indicheranno altri due tagli sia nel 2026 che nel 2027. “Pensiamo che emergerà un ampio ventaglio di opinioni tra i membri, con contrasti da parte di chi ritiene appropriato un taglio di 50 punti base, mentre altri potrebbero pensare che non siano necessarie ulteriori riduzioni”, fanno notare. Precisando che un simile scenario “aprirà la strada a un grado di dissenso senza precedenti sotto la guida di Powell, che potrebbe arrivare a coinvolgere fino a quattro membri”.
Mercato del lavoro al centro: normalizzazione più rapida
François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Am
Per François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Am, il mercato del lavoro rimarrà al centro delle preoccupazioni della Fed, mentre il rimbalzo del carovita, legato alla politica commerciale e considerato temporaneo, dovrebbe aprire la strada a una normalizzazione più rapida verso un livello di neutralità. “La sintesi delle proiezioni economiche verrà leggermente rivista, soprattutto per il 2025 e il 2026: la crescita sarà leggermente più lenta, la disoccupazione superiore al 4,5% l’anno prossimo e l’inflazione invariata”, stima l’esperto. Che aggiunge: “Per il 2025 ci sarà un’altra riduzione al 3,9%, due tagli nel 2026 per arrivare al 3,4%, un taglio nel 2027 per portarsi al 3,1%, vicino al tasso a lungo termine del 3%, e nel 2028 prevediamo un tasso stabile”.
Buone notizie per gli investitori in bond statunitensi
Harvey Bradley, portfolio manager del BNY Investments Absolute Return Bond, fa notare come un contesto di taglio dei tassi sia potenzialmente una buona notizia per chi ha investito in bond statunitensi attraverso portafogli obbligazionari diversificati a livello globale. “Sebbene l’inflazione possa complicare il risultato, riteniamo che le banche centrali saranno pronte a guardare oltre un livello d’inflazione superiore al target pur di proteggere il mercato del lavoro”, afferma.Secondo l’esperto la Fed teme probabilmente che l’aumento dell’occupazione possa trasformarsi in una perdita di posti, il che potrebbe innescare un ciclo di ulteriori licenziamenti e mettere a rischio la spesa dei consumatori. “Sostenere il mercato del lavoro attraverso i tagli dei tassi significa mantenere l’economia stabile e preservare il pieno occupazionale previsto dal suo mandato”, evidenzia.
Per Michael Krautzberger, cio public markets di Allianz Global Investors, guardando avanti l’unico fattore che potrebbe mettere in discussione le attese di ulteriori tagli sarebbe una serie di sorprese al rialzo persistenti nei prossimi dati sull’inflazione. “La view che ci convince maggiormente resta quella di un irripidimento della curva dei rendimenti, alla luce della combinazione di forze cicliche e strutturali che interessano l’economia americana. Durante i mesi estivi, tuttavia, abbiamo colto l’occasione per realizzare parzialmente i profitti su questa posizione”, spiega. Nei mercati valutari, aggiunge, “riteniamo che il dollaro Usa continuerà a dover affrontare venti contrari di natura ciclica e strutturale, rafforzando la nostra convinzione di mantenerci corti sul biglietto verde rispetto a un paniere di altre valute”.
Powell e tassi: ecco cosa può succedere sui mercati
Filippo Diodovich, senior market strategist di ING Italia
Secondo Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, anche la conferenza stampa di Jerome Powell andrà attentamente monitorata. “Ogni sfumatura del linguaggio, più ‘dovish’ o più ‘hawkish’, può spostare le attese sulle prossime mosse. Sarà quindi cruciale capire se il presidente enfatizzerà il rischio inflazione o il rallentamento dell’economia come principale motivo di preoccupazione”, mette in guardia. A questo proposito l’esperto fa il punto dei possibili impatti che le parole di Powell potrebbero avere sui mercati. Con un taglio di 25 bp e un tono accomodante, ritenuto da Diodovich uno scenario molto probabile, si assisterebbe a una leggera debolezza del dollaro, a un rally dei titoli growth e tech e degli asset rischiosi e a una spinta per oro e materie prime. Se invece la sforbiciata fosse accompagnata da un tono più prudente, a suo parere si avrebbero un biglietto verde stabile o più forte, più pressione sui titoli growth, rendimenti a breve alti e finanziamenti più costosi per imprese e famiglie. Nel caso poco probabile di un maxi taglio di mezzo punto o di un’apertura a ribassi più rapidi, invece, la moneta USA accuserebbe un forte calo anche contro le valute emergenti, ci sarebbe una rotazione marcata verso le azioni e flussi su oro, commodities e mercati emergenti. Se, infine, il costo del denaro non venisse toccato (scenario quasi da escludere), per l’esperto avremmo uno shock sui mercati con un forte rafforzamento del dollaro e una caduta dei listini azionari.
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