I mercati non si aspettano tagli dei tassi prima della fine dell’estate. Ma prende piede l’ipotesi che il Fomc possa poi procedere con due riduzioni consecutive
Anche questa volta i mercati non hanno dubbi: mercoledì la Federal Reserve manterrà i tassi di interesse invariati, tra il 4,25% e il 4,50%, nel tentativo di prevedere meglio gli effetti della caotica politica commerciale dell’amministrazione Trump, che potrebbe portare a un aumento dell’inflazione nella seconda metà dell’anno. Secondo i dati del Cme FedWatch Tool, le probabilità di un’ulteriore pausa sono del 99,9%, e lo stesso vale per luglio (85%): la maggior parte degli investitori (60%) è infatti convita che il Fomc potrebbe tagliare solo a settembre, quando avrà il quadro più chiaro, magari procedendo con due sforbiciate consecutive.
Per questo gli occhi sono tutti puntati sul dot plot, il grafico che sintetizza le previsioni dei banchieri centrali sulla traiettoria del costo del denaro, nella speranza che per quest’anno venga confermata la view di due riduzioni da 25 punti base. Le deboli rilevazioni dei prezzi al consumo e alla produzione di maggio, che non hanno ancora mostrato gli effetti dei dazi, hanno infatti alimentato le aspettative che Powell possa riprendere a breve il ciclo di allentamento.
François Rimeu, senior strategist di La Française Am
Oltre al dot plot, come spiega François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management, l’attenzione dei mercati sarà rivolta anche alle proiezioni economiche. “Le revisioni attese, legate all’evoluzione del contesto macroeconomico, dovrebbero riflettere un rallentamento della crescita, un’inflazione più persistente del previsto nonostante le sorprese positive degli ultimi mesi, e un indebolimento del mercato del lavoro”, afferma. Precisando che, in un contesto caratterizzato da rischi di stagflazione ed elevata incertezza, è probabile che l’istituto centrale confermi un approccio prudente, rimandando eventuali interventi finché i dati economici oggettivi non giustificheranno in modo chiaro un allentamento. “È improbabile che la Fed prenda in considerazione un taglio finché non avrà maggiore chiarezza sugli effetti combinati delle misure economiche e normative introdotte dall’amministrazione Trump. Tuttavia, in caso di un peggioramento forte e inatteso del mercato del lavoro, potrebbe intervenire”, chiarisce.
Anche secondo Martin Van Vliet, global macro strategist di Robeco, Powell sta aspettano maggiore chiarezza. Tuttavia, dato il rischio di un aumento della disoccupazione a seguito del calo delle aspettative di assunzioni da parte delle imprese e la probabile volontà della Fed di evitarlo, la sua ipotesi principale prevede una ripresa del ciclo di allentamento monetario entro settembre, con una riduzione dei tassi di 100 punti base complessivi entro la primavera del 2026. “Assegniamo una probabilità del 30% a uno scenario di recessione, in cui potrebbero concretizzarsi tagli più consistenti. Al contrario, riteniamo che vi sia una probabilità del 25% che la Fed mantenga invariato il costo del denaro fino al prossimo anno, potenzialmente in risposta a un nuovo aumento delle aspettative di inflazione”, analizza. Facendo notare che i mercati stanno attualmente scontando un incremento dei prezzi al consumo al 3,6% entro settembre, in aumento rispetto al 2,4% del mese scorso.
Verso un irripidimento della curva
Sulla stessa lunghezza d’onda Michael Krautzberger, cio public markets di AllianzGI, che evidenzia come al momento i prezzi di mercato scontino due sforbiciate entro fine anno, ipotizzando un rallentamento della dinamica ciclica statunitense a causa dell’impatto delle nuove tariffe sulla domanda interna. “Se le guerre commerciali globali dovessero intensificarsi a luglio, una volta terminata la pausa di 90 giorni, o se i rischi inflazionistici si attenuassero, riteniamo che le aspettative di tagli possano tornare ad anticiparsi”, afferma. Aggiungendo che l’attuale contesto macroeconomico e di politica monetaria favorisce un irripidimento della curva dei rendimenti statunitense. “Nei mercati valutari, pensiamo che il dollaro Usa stia affrontando venti contrari di natura strutturale, cosa che favorisce la nostra posizione corta sul dollaro nei portafogli”, conclude.
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