Per gli analisti, gli ultimi dati sull’inflazione permettono a Warsh di pazientare. Ma l’orientamento resterà hawkish e a settembre è molto probabile un aumento
Kevin Warsh è pronto a deludere ancora Donald Trump. Nonostante le pressioni della Casa Bianca, infatti, per i gestori la Federal Reserve si prepara a lasciare i tassi invariati nell’ultima riunione prima dell’estate. A rafforzare l’ipotesi di una pausa sono stati i dati relativi all’inflazione e all’occupazione del mese di giugno, entrambi in moderato aumento, che concedono all’istituto centrale un po’ di tempo per capire meglio gli effetti della nuova corsa del petrolio dovuta alla ripresa delle ostilità in Medio Oriente. L’attesa è comunque di un orientamento ancora restrittivo e di possibili ulteriori aumenti nel corso dell’anno, con molti analisti che non escludono una stretta già mercoledì. Per tutti, però, quello che è certo è che la discussione interna al board sarà accesa e che il nuovo presidente fornirà solo qualche breve accenno, senza dare alcuna indicazione sul probabile percorso futuro della politica monetaria.
François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel Asset Management
François Rimeu, senior strategist di Crédit Mutuel AM, è tra coloro che si aspettano una pausa proprio alla luce degli ultimi dati sul carovita e nonostante gli indici restino ben oltre l’obiettivo. “In ogni caso, prevediamo che il Fomc ribadisca il proprio impegno a mantenere la stabilità dei prezzi”, afferma. Inoltre, a suo parere, Warsh non dovrebbe dare indicazioni sul percorso futuro dei tassi, restando in linea con il suo approccio di comunicazione.
Sulla stessa lunghezza d’onda Jenny Zeng, cio Fixed Income di Allianz Global Investors, secondo cui la Fed lascerà i tassi invariati, mantenendo al contempo un orientamento da falco sull’inflazione. Nonostante un certo allentamento, osserva, “i policymaker restano preoccupati per le persistenti pressioni sui prezzi e per i rischi al rialzo”. Per questo, Zeng continua ad attendersi un inasprimento di 50 punti base entro fine anno
Incognita inflazione
Alessia Berardi, head of Global Macroeconomics & Emerginf Markets Strategy di Amundi Investment Institute
Il costo del denaro resterà fermo anche per Alessia Berardi, head of Global Macroeconomics & Emerging Markets Strategy presso l’Amundi Investment Institute. “In attesa che le task force presentino i propri risultati, e in assenza di indicazioni prospettiche, non ci resta che analizzare i dati per ipotizzare quale sarà la prossima mossa”, sostiene l’esterta. Ammettendo che la sua previsione circa la mancanza di interventi sui tassi nel prossimo futuro potrebbe essere messa in discussione dalla persistenza delle pressioni sui costi.
Parla di modalità “osservazione dell’inflazione”, come la definisce lo stesso Warsh, anche Christian Scherrmann, chief U.S. economist di DWS. Per l’esperto, nel frattempo si potrebbe assistere all’emergere di posizioni dissenzienti, “segnale di uno spostamento del sentiment all’interno del Fomc dalla discussione alla richiesta di tassi più elevati”. Tuttavia, precisa, “la nuova Fed guidata da Kevin Warsh resta difficile da prevedere sulla base delle informazioni ricevute finora, il che rende la nostra previsione di una pausa un po’ rischiosa”.
Probabilità quasi del 50/50
Più pessimista Robert Sockin, chief U.S. economist di PGIM, che fa notare come i governatori,non solo i più falchi, abbiano mantenuto un tono decisamente restrittivo nonostante un rapporto Cpi insolitamente debole e un dato Ppi moderato. “L’orientamento hawkish all’interno della Fed sta raggiungendo una massa critica: è proprio questo contesto a rendere la riunione di luglio così incerta”, avverte. Per questo, alla luce del forte aumento dei prezzi dell’energia, dei nuovi annunci sui dazi e delle previsioni al rialzo sugli investimenti in AI, l’esperto ritiene che mercoledì “la probabilità di un rialzo dei tassi sia quasi del 50/50”, pur continuando a mantenere il suo scenario di base secondo cui il primo ritocco avverrà a settembre e a questo ne seguiranno altri due.
Anche Kish Pathak e Erik Weisman, rispettivamente Fixed Income research analyst e chief economist & portfolio manager di MFS IM, non escludono una stretta. “Le rinnovate tensioni in Medio Oriente e la decisione di Warsh di tenere una conferenza stampa hanno reso la situazione più incerta di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare un paio di settimane fa”, fanno notare. Proprio il briefing post riunione, secondo i due esperti, assume un significato particolare e forse suggerisce un incontro di grande rilevanza, magari per lanciare un messaggio restrittivo viste le ultime notizie sulla guerra.
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
Alla luce di tanta incertezza e di un chiaro orientamento hawikish, secondo Kevin Thozet, membro del comitato investimenti di Carmignac, la parte iniziale della curva dei rendimenti statunitense continua a offrire scarsa visibilità e ciò rende difficile assumere posizioni con convinzione. Investire su quella parte della curva, è il suo ragionamento, significa formulare contemporaneamente due previsioni: l’evoluzione del conflitto e dei prezzi dell’energia da un lato e, dall’altro, stabilire se il nuovo orientamento restrittivo della Fed sia soprattutto una strategia di comunicazione oppure preluda a un effettivo cambiamento di politica monetaria. “Su entrambi i fronti l’incertezza resta elevata e il mercato sconta già una probabilità di circa il 30% di un rialzo a luglio e di un aumento pienamente incorporato entro settembre”, evidenzia. Per questo, secondo l’esperto, l’opportunità più interessante si colloca invece sulle scadenze più lunghe della curva, dove i rendimenti dovrebbero continuare a salire. “Le aspettative d’inflazione per il 2027 e il 2028 restano infatti ancorate intorno al 2,5%, segnalando che il mercato attribuisce ancora una probabilità relativamente bassa a uno scenario di inflazione persistentemente elevata”, analizza. Concludendo che i premi a termine “sono aumentati”, ma “rimangono ancora troppo contenuti”.
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