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Secondo il report 2026 di UBS, la filantropia dei grandi patrimoni si integra sempre più con investimenti, imprese e partnership pubblico-private
La filantropia dei grandi patrimoni sta uscendo dalla dimensione ‛artigianale’ per diventare sempre più una leva strutturata di allocazione del capitale. È quanto emerge dal report ‘Trends in Philanthropy 2026’ di UBS, che analizza l’evoluzione dei family office verso modelli integrati di gestione dell’impatto lungo l’intero bilancio familiare. Dalla diffusione di strumenti finanziari dedicati all’impact investing fino all’uso del ‛poly-capital’ e al crescente ricorso a partnership pubblico-private, le strutture più evolute si stanno infatti posizionando come piattaforme di coordinamento tra filantropia, investimenti e governance. Un trend che, in un contesto segnato dal grande trasferimento generazionale di ricchezza, fa di queste realtà attori chiave nel mettere risorse economiche al servizio di obiettivi di lungo periodo.
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Da filantropia “artigianale” a gestione professionale
Il primo cambiamento individuato da UBS riguarda la trasformazione della filantropia in una disciplina sempre più strutturata. L’utilizzo di strumenti come la blended finance, l’outcome-based financing e sistemi avanzati di misurazione dell’impatto richiede infatti competenze specialistiche e governance più robuste. I family office ampliano sono così portati ad ampliare il proprio perimetro d’azione: non più solo erogazione di donazioni ma coordinamento strategico tra fondazioni, portafogli di investimento e attività operative. L’impatto, da funzione separata, tende quindi a essere incorporato lungo l’intero bilancio familiare secondo una logica di “silo to spectrum”. Sebbene la filantropia rappresenti ancora il principale canale d’impatto, è così nel 41% dei casi, cresce l’integrazione anche nelle aziende di famiglia (30%) e nei portafogli d’investimento (26%), grazie al passaggio da iniziative isolate a un approccio olistico e coerente con valori e obiettivi di lungo periodo.
L’ascesa del “Poly-capital”
Secondo UBS, i family office più evoluti stanno superando il ruolo di gestori patrimoniali per posizionarsi come nodi influenti dell’ecosistema dell’impact investing. Oltre al capitale finanziario, queste realtà mobilitano il cosiddetto ‛poly-capital’: un insieme di competenze, reti relazionali, reputazione e capacità di convening. Si tratta di un bagaglio, sottolinea la ricerca, che consente loro di agire da catalizzatori ma anche fare de-risking di progetti innovativi e attrarre più facilmente o in maggiore quantità capitali istituzionali. L’approccio si sposta di conseguenza dall’intervento su singole cause alla lettura dei sistemi: politiche pubbliche, strutture di finanziamento e leve regolatorie diventano parte integrante della strategia di impatto.
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Partnership pubblico-private: i governi cercano il capitale familiare
Un secondo driver di cambiamento è rappresentato dall’attivismo dei governi nel cercare di creare cornici favorevoli all’attrazione di finanziatori alternativi. Le partnership pubblico-private offrono infatti canali strutturati e a basso rischio per convogliare capitali verso i settori più disparati: dalla sanità, alla sostenibilità fino alle infrastrutture e alla tecnologia. Uno schema nel quale i family office si ergono a partner strategici dello Stato, contribuendo a scalare soluzioni che il solo finanziamento pubblico fatica a sostenere grazie con orizzonti pazienti e flessibili ma anche multigenerazionali. Non è un caso se sempre più strutture si stiano espandendo in giurisdizioni con regimi favorevoli, dove ecosistemi integrati di incentivi fiscali si uniscono a programmi di residenza e piattaforme di co-investimento per supportare gli obiettivi nazionali. La Monetary Authority e l’Economic Development Board di Singapore, ad esempio, hanno istituito il Family Office Development Team mentre Hong Kong ha introdotto esenzioni fiscali sui profitti per consolidare il proprio ruolo di hub regionale. E modelli simili emergono anche negli Emirati Arabi Uniti o in Svizzera e Stati Uniti.
Verso modelli di governance più integrati e collaborativi
Il report evidenzia infine come la complessità crescente stia spingendo i family office a rafforzare governance, mandati chiari e capacità di esecuzione. L’impatto non è quindi più confinato alla fondazione ma attraversa imprese operative, real asset e veicoli di investimento. La collaborazione, sia con i pari o con gli investitori o gli attori pubblici, diventa una competenza strategica paragonabile in tutto e per tutto all’asset allocation. In prospettiva, tecnologie digitali e strumenti di analisi dati sono destinati a supportare trasparenza e comparabilità delle performance di impatto.
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