A novembre i prezzi sono cresciuti del 2,3% dal 2% di ottobre. Per i mercati a dicembre i tassi verranno ridotti comunque, ma probabilmente di soli 25 pb. Decisive saranno le proiezioni economiche
Come previsto l’inflazione della Zona euro sta risalendo. A novembre, infatti, l’indice dei prezzi dell’Area è aumentato ancora, arrivando al 2,3% dal 2% di ottobre. Nonostante il dato sia leggermente inferiore alle attese, che lo stimavano al 2,4%, è comunque superiore all’obiettivo del 2% della Banca Centrale Europea e, soprattutto, rimane elevato nelle sue componenti più strettamente monitorate dai policymaker. Secondo gli investitori, Francoforte non cambierà la sua tabella di allentamento, ma per la riunione di dicembre si fa sempre più probabile l’ipotesi di una sforbiciata di soli 25 punti base, e non di 50 come sperato qualche settimana fa.
Secondo la stima flash di Eurostat, su base mensile il carovita ha messo a segno un decremento dello 0,3%, in frenata rispetto al +0,3% del mese prima. L’inflazione core, che esclude energia e cibo, si è invece attestata al 2,7%, stesso livello di ottobre, rispetto al 2,8% del consensus. I servizi hanno segnato l’impatto più alto (3,9% da 4%) seguiti da alimentari, alcol e tabacco (0,7% da 0,5%) ed energia (-1,9% da -4,6%). Tra i Venti Paesi dell’euro, i valori più alti si sono registrati in Belgio (5%) e Croazia. I più bassi, in Irlanda (0,5%), Lituania e Lussemburgo (1,1%), seguiti da Italia e Slovenia (1,6%).
Rebus BCE: 25 o 50?
Luis de Guindos, vicepresidente della Banca Centrale Europea
“L’accelerazione del tasso d’inflazione nell’Area euro era attesa e c’è da essere fiduciosi che il ritmo dei prezzi continuerà la tendenza a rallentare nei prossimi mesi. Resta tuttavia incertezza per l’inflazione nel settore dei servizi”, ha commentato il vice presidente della BCE, Luis de Guindos. In effetti secondo gli investitori il dato di novembre non modifica di molto il quadro generale secondo cui il carovita sta lentamente tornando verso l’obiettivo della banca centrale, per cui ulteriori tagli restano giustificati. La domanda chiave al momento è se una mossa di 25 punti base il 12 dicembre sia sufficiente o se la banca dovrebbe optare per una sforbiciata più consistente, di 50 punti base.
Al momento i mercati vedono meno del 10% di possibilità che Lagarde e colleghi optino per un maxi taglio, ipotesi che solo una settimana fa era data quasi al 50%. È probabile però che la battaglia tra falchi e colombe non si risolverà finché i policymaker non riceveranno le nuove proiezioni economiche dell’Eurotower alla vigilia del meeting. In ogni caso gli investitori stanno scommettendo su un flusso costante di riduzioni, con un intervento ad ogni riunione almeno fino al prossimo giugno. Il tasso di deposito è quindi visto scendere all’1,75% entro la fine del 2025, un livello abbastanza basso da stimolare la crescita.
Verso una svolta accomodante
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
“Il fatto che l’inflazione dei servizi non sia aumentata ulteriormente potrebbe essere una notizia molto gradita alla BCE. Sulla base dei dati destagionalizzati e giornalieri dell’istituto centrale, l’inflazione mensile misurata sullo IAPC dei servizi è scesa a -0,07%, il dato più debole mai registrato a novembre”, fa notare Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price. Per l’esperto, presi insieme ad altri dati, questi numeri consentiranno all’Eurotower di orientarsi verso una politica più accomodante nella riunione di dicembre. “Tutti i sondaggi più recenti indicano una debolezza economica più persistente del previsto. La BCE probabilmente potrebbe cambiare il suo linguaggio durante la conferenza stampa”, osserva.
In ogni caso, secondo Wieladek, come minimo Francoforte eliminerà i riferimenti alla necessità di una politica restrittiva, anche se continuerà a dipendere dai dati nel decidere l’entità del taglio. “Tuttavia, dato il forte aumento dell’incertezza sulla politica economica, è probabile che i dati continueranno a indebolirsi più del previsto. Dopotutto, la tendenza delle famiglie e dei consumatori a rimandare la spesa e gli investimenti resterà molto forte fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza nel panorama politico nazionale e nelle nuove relazioni commerciali con gli Stati Uniti”, avverte. Per l’esperto di T. Rowe Price, questa debolezza dei dati economici significa che Lagarde probabilmente taglierà preventivamente di 50 punti base a gennaio o marzo. “Sarà un taglio ‘assicurativo’ e la BCE dichiarerà che è necessario per evitare un ritorno al limite inferiore dello zero”, conclude.
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