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Nell’Outlook sul 2024, la casa prospetta il calo dell’inflazione e un taglio ai tassi da giugno. Ma la crescita globale sarà lenta e la volatilità resterà. Dalle infrastrutture all’immobiliare, tante occasioni per i clienti d’alta fascia che non si accontentano di obbligazioni a breve e medio termine
Non solo asset class tradizionali. In un 2024 che promette di regalare ai mercati la fine dell’inflazione e un primo accenno di ribasso dei tassi, le opportunità di ritorno si nascondono sempre più al di fuori dei segmenti comunemente presidiati. Soprattutto per quei clienti che hanno la dotazione finanziaria adatta a esplorarli. È quanto emerge dall’Outlook 2024 di DWS, che ha evidenziato come le principali occasioni del prossimo anno si celino tanto nell’obbligazionario europeo a breve-medio termine quanto nel vasto mondo degli alternativi. Un universo che vedrà in ascesa immobiliare e infrastrutture, con l’Europa pronta a giocare il ruolo di leader.
Prezzi e tassi: il peggio è finito. Ma attenzione alla crescita
A delineare lo scenario di fondo in cui si muoveranno gli operatori è stato Johannes Müller, head of Macro Research della casa tedesca. Dal suo punto di vista, il picco della politica monetaria è stato raggiunto e questo induce a scartare l’ipotesi di ulteriori rialzi nei tassi di interesse su ambo le sponde dell’Atlantico. Una prospettiva che, tuttavia, non esclude la conservazione di toni da falco ancora per diversi mesi. “Poiché la Federal Reserve non vuole alimentare aspettative premature nei mercati e continua a mostrarsi data driven, ci attendiamo che il tasso sui Fed funds rimarrà al 5,25%-5,5% fino alla metà del 2024 e solo da allora inizieranno i primi tagli al costo del denaro”, ha chiarito. Poi ha aggiunto: “Stessa dinamica per la Bce, che dovrebbe apprestarsi ad allentare la pressione a giugno per poi far calare il terminal rate dal 4% al 3,25% entro dicembre.
Figura 1 – Il sentiero delle banche centrali

Quanto all’andamento economia, Müller vede il 2024 come un anno caratterizzato da una crescita debole. Anche se con opportuni distinguo a seconda dell’area geografica di riferimento. Per gli Stati Uniti, l’esperto ipotizza che il mercato del lavoro si indebolisca più di quanto dimostrato sinora e che l’inasprimento della Fed finisca di trasferirsi sul sistema produttivo: due fattori che, anche a fronte di una previsione di sviluppo dello 0,8%, rischiano di trasformare la prospettiva di un “no landing” in quella di un “hard landing ritardato”. In Europa, invece, il sostegno fornito ai consumi privati da salari in aumento e prezzi in calo dovrebbe favorire un’espansione del Pil pari allo 0,7%. Pur senza impedire che i singoli Paesi sperimentino parentesi più o meno ampie di recessione. Stazionaria la Cina, la cui economia si sta stabilizzando al di fuori del settore immobiliare e che è data in crescita dell’1% nel prossimo anno.
Figura 2 – La crescita arranca

Quante opportunità negli alternativi
Per Dws, un simile contesto non potrà che spingere a ricercare opportunità di ritorno anche nell’universo degli alternativi. Soprattutto nell’ottica di chi intende promuovere o sottoscrivere un fondo multi-asset. A spiegare la visione della casa sulla questione è Jessica Hardman, head of European Real Estate Portfolio Management, che intravede una ripresa dei rendimenti del real estate in scia a tre fattori: la crescita degli affitti, il repricing degli immobili e il picco dei tassi di interesse. “Le valutazioni sono vicine al punto di minimo e il mercato manda segnali di stabilizzazione”, spiega l’esperta. Che evidenzia come l’Europa sia destinata a imporsi quale regione top performer nei prossimi cinque anni, seguita dagli Stati Uniti e da un gruppo selezionato di Paesi dell’Asia-Pacifico. “Da tenere nei radar sarà soprattutto il debito immobiliare, dove margini di prestito più elevati e minor disponibilità di credito genereranno occasioni interessanti”, aggiunge Hardman. Ma anche le infrastrutture promettono di regalare soddisfazioni, sia sul fronte dell’equity sia nell’universo del credito. Nel primo caso, in particolare, le performance delle mid cap Ue restano valide anche al netto di valutazioni sotto pressione.
Figura 3 – Il debito è cruciale per gli obiettivi di sostenibilità

Fixed income in ascesa. Ma serve selezione
La prospettiva di un taglio dei tassi da parte delle principali banche centrali darà supporto anche alla componente obbligazionaria. Lo conferma anche Oliver Eichmann, head of Rates and Fixed Income EMEA di Dws. “Vediamo una graduale normalizzazione e un irripidimento della curva dei rendimenti dalla parte anteriore”, spiega, sottolineando come le attese della società in termini di total return dei titoli governativi restino positive: 2,5% e 2,7% per i Bund a due anni e dieci anni, 3,95% 4,2% per i Treasury di pari scadenza. In un’ottica di rischio-rendimento, l’esperta sottolinea dunque come la predilezione vada alla “parte breve-media della curva”. Quanto al mercato corporate, e in particolare a quello europeo, tre sono i segmenti segnalati agli investitori: i covered bond, perché offrono buona qualità e un pick-up di rendimento sui titoli di Stato dello 0,8% oltre a godere una maggiore liquidità; investment grade, che presentano valutazioni interessanti e saranno favoriti dal contesto; high-yield, in quanto hanno prezzi considerando l’elevata qualità media del rating e i tassi di default moderati.
FIGURA 4 – Aspettative di ritorno nel reddito fisso

Azioni, dalla crescita degli utili la “luce in fondo al tunnel”
Buone sono anche le prospettive di Dws per il mercato azionario. Tanto che Marcus Poppe, co-head della divisione European Equities, parla di “luce in fondo al tunnel”. E a proiettarla saranno soprattutto i buoni risultati aziendali, che pure l’asset manager intravede a livelli del 3% più bassi rispetto alla media. “Dopo 3 anni di crescita piatta degli utili globali, prevediamo un rafforzamento dei profitti pari all’8% nei Paesi sviluppati e dell’11% in quelli in via di sviluppo”, spiega. Dinamica che, insieme alla contestuale salita dei dividendi, porta la società a stimare un rendimento totale del 6% per l’asset class sull’intero 2024. “Per chi vuole investire negli States”, puntualizza il manager, “il consiglio è di rimanere con i ‘vincitori’ fino a quando non ci sarà maggiore chiarezza sull’evoluzione dello scenario goldilocks in cui Washington si trova”. Un suggerimento che fa riferimento ai cosiddetti ‘magnifici sette’, considerati in grado di garantire una crescita degli utili par al 20% di qui a 12 mesi. L’equity dell’Europa, in particolare il segmento small e mid cap, offrirà invece un forte supporto di valutazione e un basso posizionamento. Attenzione, infine, anche alle opportunità offerte dal Giappone: si tratta infatti di un’allocazione utile per esporsi in maniera indiretta alla Cina.
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